Il contributo affronta la "modificazione dell'esistente" non come tecnica operativa contingente, ma come posizione culturale che concepisce il progetto architettonico come atto di iscrizione consapevole nel tempo, entro una città intesa come palinsesto storico stratificato. Richiamando la nozione gregottiana di "modificazione", il testo ricostruisce una genealogia teorica che intreccia il pensiero italiano — Aldo Rossi e la città come deposito di memoria collettiva, il processo tipologico di Saverio Muratori, la lettura dialettica di Carlo Aymonino — con l'esperienza spagnola post-dittatura di Guillermo Vázquez Consuegra ed Elías Torres Tur, per i quali intervenire sull'esistente significa "depositare il proprio tempo nell'edificio", riconoscendo l'architettura come processo aperto piuttosto che come opera conclusa. Il saggio individua in questa idea un principio etico e ontologico: l'edificio come entità in divenire, la cui identità nasce dalla coesistenza di stratificazioni temporali eterogenee. Attraverso casi paradigmatici — dal Pantheon alla Basilica di San Pietro, dalla Moschea-Cattedrale di Cordova a Borromini e Scarpa — e riferimenti teorici quali Braudel, Heidegger, Ricoeur e Brandi, il contributo delinea la modificazione come categoria costitutiva, e non eccezionale, della forma urbana europea.
Depositare il tempo. La seduzione del palinsesto urbano / Carpenzano, Orazio. - (2026), pp. 24-29.
Depositare il tempo. La seduzione del palinsesto urbano
Orazio Carpenzano
2026
Abstract
Il contributo affronta la "modificazione dell'esistente" non come tecnica operativa contingente, ma come posizione culturale che concepisce il progetto architettonico come atto di iscrizione consapevole nel tempo, entro una città intesa come palinsesto storico stratificato. Richiamando la nozione gregottiana di "modificazione", il testo ricostruisce una genealogia teorica che intreccia il pensiero italiano — Aldo Rossi e la città come deposito di memoria collettiva, il processo tipologico di Saverio Muratori, la lettura dialettica di Carlo Aymonino — con l'esperienza spagnola post-dittatura di Guillermo Vázquez Consuegra ed Elías Torres Tur, per i quali intervenire sull'esistente significa "depositare il proprio tempo nell'edificio", riconoscendo l'architettura come processo aperto piuttosto che come opera conclusa. Il saggio individua in questa idea un principio etico e ontologico: l'edificio come entità in divenire, la cui identità nasce dalla coesistenza di stratificazioni temporali eterogenee. Attraverso casi paradigmatici — dal Pantheon alla Basilica di San Pietro, dalla Moschea-Cattedrale di Cordova a Borromini e Scarpa — e riferimenti teorici quali Braudel, Heidegger, Ricoeur e Brandi, il contributo delinea la modificazione come categoria costitutiva, e non eccezionale, della forma urbana europea.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


