Il contributo riflette sul progetto di modificazione dell’architettura storica, richiamando la necessità di ricomporre il dialogo tra composizione architettonica e restauro, ambiti disciplinari oggi spesso sviluppati secondo prospettive separate o contrapposte. Assumendo il restauro come atto critico, il saggio sostiene che la trasformazione dell’esistente debba fondarsi su un processo conoscitivo rigoroso, capace di riconoscere nella consistenza materiale dell’architettura il luogo in cui si formano e si trasmettono i suoi valori storici, estetici e culturali. Attraverso la dialettica filosofica tra chora e topos, il progetto viene interpretato come operazione di traduzione tra conoscenza storica, realtà materiale ed esigenze contemporanee. Il confronto critico tra alcuni interventi realizzati in Spagna e in Italia — dal Palazzo di San Telmo e dalle Atarazanas di Siviglia alla villa Pojana, fino ai progetti per il Castello di Ibiza, il Castello di Bellver e Sant Pere de Rodes — consente di discutere differenti modalità di relazione tra nuovo e preesistenza. Ne emerge una concezione del restauro non come limite alla trasformazione, ma come pratica capace di orientarla, evitando tanto il fondamentalismo conservazionista quanto l’autonomia autoreferenziale del nuovo. La qualità dell’intervento deriva così dall’equilibrio tra rigore conoscitivo e invenzione progettuale, permanenza e cambiamento, continuità materiale e innovazione.
Modificare l’esistente. Le ragioni del restauro / Acierno, Marta. - (2026), pp. 28-41. - TRACCE.
Modificare l’esistente. Le ragioni del restauro
Marta Acierno
2026
Abstract
Il contributo riflette sul progetto di modificazione dell’architettura storica, richiamando la necessità di ricomporre il dialogo tra composizione architettonica e restauro, ambiti disciplinari oggi spesso sviluppati secondo prospettive separate o contrapposte. Assumendo il restauro come atto critico, il saggio sostiene che la trasformazione dell’esistente debba fondarsi su un processo conoscitivo rigoroso, capace di riconoscere nella consistenza materiale dell’architettura il luogo in cui si formano e si trasmettono i suoi valori storici, estetici e culturali. Attraverso la dialettica filosofica tra chora e topos, il progetto viene interpretato come operazione di traduzione tra conoscenza storica, realtà materiale ed esigenze contemporanee. Il confronto critico tra alcuni interventi realizzati in Spagna e in Italia — dal Palazzo di San Telmo e dalle Atarazanas di Siviglia alla villa Pojana, fino ai progetti per il Castello di Ibiza, il Castello di Bellver e Sant Pere de Rodes — consente di discutere differenti modalità di relazione tra nuovo e preesistenza. Ne emerge una concezione del restauro non come limite alla trasformazione, ma come pratica capace di orientarla, evitando tanto il fondamentalismo conservazionista quanto l’autonomia autoreferenziale del nuovo. La qualità dell’intervento deriva così dall’equilibrio tra rigore conoscitivo e invenzione progettuale, permanenza e cambiamento, continuità materiale e innovazione.| File | Dimensione | Formato | |
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