Catturare l'aria vuota. Architetture, allestimenti e ricerche di Filippo Lambertucci e Pisana Posocco. Il dialogo raccolto in questo volume restituisce l’esito del confronto tra Filippo Lambertucci e Pisana Posocco, sviluppato in occasione della mostra da cui il libro prende il titolo. Attraverso una conversazione che intreccia ricerca, didattica e pratica progettuale, il testo individua alcune costanti del loro pensiero: il “fare spazio” come azione, il vuoto come materia progettuale, la costruzione di un’architettura capace di misurare e attivare l’esperienza dell’abitare. Dalle riflessioni sull’origine dello spazio e sul suo carattere fenomenologico, il dialogo attraversa progetti differenti per scala e destinazione – dall’architettura sacra agli allestimenti, dalle infrastrutture ai luoghi della reclusione – mostrando la continuità di un metodo che trasferisce idee, strumenti e sensibilità da un ambito all’altro. Ne emerge una concezione del progetto che rifiuta la forma come immagine per concentrarsi sull’aria che essa racchiude, sulla tensione che anima lo spazio e sul valore etico di un’architettura capace di offrire sempre qualcosa in più rispetto alla sola risposta funzionale.
Catturare l'aria vuota / Lambertucci, F., Moschetti, V., Mucciolo, L., Posocco, P.. - (2026), pp. 1-87.
Catturare l'aria vuota
Filippo Lambertucci;Vincenzo Moschetti;Laura Mucciolo;Pisana Posocco
2026
Abstract
Catturare l'aria vuota. Architetture, allestimenti e ricerche di Filippo Lambertucci e Pisana Posocco. Il dialogo raccolto in questo volume restituisce l’esito del confronto tra Filippo Lambertucci e Pisana Posocco, sviluppato in occasione della mostra da cui il libro prende il titolo. Attraverso una conversazione che intreccia ricerca, didattica e pratica progettuale, il testo individua alcune costanti del loro pensiero: il “fare spazio” come azione, il vuoto come materia progettuale, la costruzione di un’architettura capace di misurare e attivare l’esperienza dell’abitare. Dalle riflessioni sull’origine dello spazio e sul suo carattere fenomenologico, il dialogo attraversa progetti differenti per scala e destinazione – dall’architettura sacra agli allestimenti, dalle infrastrutture ai luoghi della reclusione – mostrando la continuità di un metodo che trasferisce idee, strumenti e sensibilità da un ambito all’altro. Ne emerge una concezione del progetto che rifiuta la forma come immagine per concentrarsi sull’aria che essa racchiude, sulla tensione che anima lo spazio e sul valore etico di un’architettura capace di offrire sempre qualcosa in più rispetto alla sola risposta funzionale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


