Vivere nel contesto di un incessante dinamismo delle forme della differenziazione sociale non significa solo agire in una pluralità di sistemi relazionali, ma anche che questi sistemi, mentre ci si muove entro il loro confine, si rivelano privi di una loro stabile morfologia strutturale. In tale quadro, gli stessi profili della qualificazione professionale evolvono senza sosta in direzioni fino a un certo punto prevedibili, soprattutto sconcertanti. La classicità sociologica, dopo l’epoca delle illusioni comtiane, con Simmel e Theodor Geiger ha insistito sulla necessità individuale di far sopravvivere la propria soggettività, così frantumata e incerta, mettendola al riparo della minaccia della sua dispersione tra le evanescenti forme oggettivate di una quotidianità sempre più inafferrabile. La tematizzazione neoclassica di questo inarrestabile stato di cose ha così ritenuto di sottolineare l’emergere di una componente riflessiva del simbolismo culturale, che spingerebbe gli individui a difendere la loro autonomia, interloquendo estesamente con il proprio vissuto e la propria intenzionalità, altresì cercando di superare le mortificazioni della routine. Secondo Giddens, com’è noto, su queste basi è impossibile liberarsi di una modalità relazionale svincolata dal principio delle «identità multiple», in cui l’istanza paretiana dell’integrità dell’io cerca di tradursi nell’idea di un baricentro (egotico) della ‘vita liquida’ e della personalizzazione religiosa, per usare le espressioni di Bauman e Beck. Resta il fatto che, d’altra parte, a fronte del carattere sempre più astratto dei rapporti sociali che si svolgono nel cyberspazio e nell’ambito della comunicazione mediatica, non vengono mai meno certi bisogni di concretezza e di radicamento («re-embedding»). Più che la celebre condizione di «insocievole socievolezza», di kantiana memoria, la frantumazione delle identità sembra dar ragione alla tesi paradossale di David Hume, che negava la possibilità di coltivare sentimenti di identità basati sull’autoriferimento anziché sulla spontaneità non-riflessiva delle nostre sensazioni corporee. Nell’impostazione di Hume, la ricerca di identità è perversamente condannata al proprio fallimento, capovolgendo il cerchio che Hegel denominerà della “negazione affermativa”: più rifiuti l’oggetto, meno te ne separerai; più lo dimentichi, meno avrai bisogno di esso, ma a misura che tu ti proponga di dimenticarlo, esso resterà nella tua mente. È chiaro che, analogamente, l’universo delle «fluidità», delle quali si anima nel mondo contemporaneo il dibattito sul genere e sulla sessualità, al di là delle esitazioni di condivisione normativa contiene qualcosa di tragico: il peso di una inquietudine del nostro sguardo al futuro. La sensazione di una perdita di valore ontologico: l’esigenza di guardarsi allo specchio, non riesce, come in un selfie disperato, a trovare la propria immagine.

La modernità riflessiva: i (dis)legami sociali e il paradosso profetico di Hume / Sonzogni, Barbara; D'Ambrosio, Gabriella. - (2026), pp. 405-422.

La modernità riflessiva: i (dis)legami sociali e il paradosso profetico di Hume

Sonzogni, Barbara;D'Ambrosio, Gabriella
2026

Abstract

Vivere nel contesto di un incessante dinamismo delle forme della differenziazione sociale non significa solo agire in una pluralità di sistemi relazionali, ma anche che questi sistemi, mentre ci si muove entro il loro confine, si rivelano privi di una loro stabile morfologia strutturale. In tale quadro, gli stessi profili della qualificazione professionale evolvono senza sosta in direzioni fino a un certo punto prevedibili, soprattutto sconcertanti. La classicità sociologica, dopo l’epoca delle illusioni comtiane, con Simmel e Theodor Geiger ha insistito sulla necessità individuale di far sopravvivere la propria soggettività, così frantumata e incerta, mettendola al riparo della minaccia della sua dispersione tra le evanescenti forme oggettivate di una quotidianità sempre più inafferrabile. La tematizzazione neoclassica di questo inarrestabile stato di cose ha così ritenuto di sottolineare l’emergere di una componente riflessiva del simbolismo culturale, che spingerebbe gli individui a difendere la loro autonomia, interloquendo estesamente con il proprio vissuto e la propria intenzionalità, altresì cercando di superare le mortificazioni della routine. Secondo Giddens, com’è noto, su queste basi è impossibile liberarsi di una modalità relazionale svincolata dal principio delle «identità multiple», in cui l’istanza paretiana dell’integrità dell’io cerca di tradursi nell’idea di un baricentro (egotico) della ‘vita liquida’ e della personalizzazione religiosa, per usare le espressioni di Bauman e Beck. Resta il fatto che, d’altra parte, a fronte del carattere sempre più astratto dei rapporti sociali che si svolgono nel cyberspazio e nell’ambito della comunicazione mediatica, non vengono mai meno certi bisogni di concretezza e di radicamento («re-embedding»). Più che la celebre condizione di «insocievole socievolezza», di kantiana memoria, la frantumazione delle identità sembra dar ragione alla tesi paradossale di David Hume, che negava la possibilità di coltivare sentimenti di identità basati sull’autoriferimento anziché sulla spontaneità non-riflessiva delle nostre sensazioni corporee. Nell’impostazione di Hume, la ricerca di identità è perversamente condannata al proprio fallimento, capovolgendo il cerchio che Hegel denominerà della “negazione affermativa”: più rifiuti l’oggetto, meno te ne separerai; più lo dimentichi, meno avrai bisogno di esso, ma a misura che tu ti proponga di dimenticarlo, esso resterà nella tua mente. È chiaro che, analogamente, l’universo delle «fluidità», delle quali si anima nel mondo contemporaneo il dibattito sul genere e sulla sessualità, al di là delle esitazioni di condivisione normativa contiene qualcosa di tragico: il peso di una inquietudine del nostro sguardo al futuro. La sensazione di una perdita di valore ontologico: l’esigenza di guardarsi allo specchio, non riesce, come in un selfie disperato, a trovare la propria immagine.
2026
Legami sociali. Prospettive per una società post neo-liberista
9788893927291
Reflexive modernity; Identity; Re-embedding; Ontological insecurity; Hume's paradox.
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
La modernità riflessiva: i (dis)legami sociali e il paradosso profetico di Hume / Sonzogni, Barbara; D'Ambrosio, Gabriella. - (2026), pp. 405-422.
File allegati a questo prodotto
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1771752
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact