Attorno all’anno della peste del 1656, Roma era uno dei centri creativi più vivaci d’Europa e la società artistica continuava a essere fortemente cosmopolita, in continuità con i decenni precedenti: oltre a coloro che provenivano dalla penisola, la città vantava la presenza di francesi, fiamminghi, tedeschi, spagnoli, inglesi, che vi si recavano o già vi dimoravano, attratti dall’opportunità di studio dei modelli antichi, dalla presenza delle grandi corti ecclesiastiche e nobiliari, dal prestigio di formarsi nella città dei papi e, non ultima, dalla possibilità di un mercato in forte espansione. Dello sfarzo romano di quegli anni è certamente testimonianza storica il dipinto celebrativo di Gagliardi e Lauri raffigurante il Carosello in onore di Cristina di Svezia, quest’ultima giunta nello Stato Pontificio l’anno precedente e gloriosamente celebrata sino al sopraggiungere dell’epidemia. Il 1656 costituisce, dunque, per la storia artistica di Roma, un momento di particolare densità sociale e insieme di evidente tensione, quando la città fu investita dalla crisi sanitaria della peste che condizionò fortemente la vita civile, la mobilità, la sociabilità aristocratica e la continuità dei lavori intrapresi.
Roma 1656: cantieri pittorici, scultura e collezionismo nel primo tempo del pontificato di Alessandro VII / Morselli, Raffaella. - (2026), pp. 95-109.
Roma 1656: cantieri pittorici, scultura e collezionismo nel primo tempo del pontificato di Alessandro VII
Raffaella Morselli
2026
Abstract
Attorno all’anno della peste del 1656, Roma era uno dei centri creativi più vivaci d’Europa e la società artistica continuava a essere fortemente cosmopolita, in continuità con i decenni precedenti: oltre a coloro che provenivano dalla penisola, la città vantava la presenza di francesi, fiamminghi, tedeschi, spagnoli, inglesi, che vi si recavano o già vi dimoravano, attratti dall’opportunità di studio dei modelli antichi, dalla presenza delle grandi corti ecclesiastiche e nobiliari, dal prestigio di formarsi nella città dei papi e, non ultima, dalla possibilità di un mercato in forte espansione. Dello sfarzo romano di quegli anni è certamente testimonianza storica il dipinto celebrativo di Gagliardi e Lauri raffigurante il Carosello in onore di Cristina di Svezia, quest’ultima giunta nello Stato Pontificio l’anno precedente e gloriosamente celebrata sino al sopraggiungere dell’epidemia. Il 1656 costituisce, dunque, per la storia artistica di Roma, un momento di particolare densità sociale e insieme di evidente tensione, quando la città fu investita dalla crisi sanitaria della peste che condizionò fortemente la vita civile, la mobilità, la sociabilità aristocratica e la continuità dei lavori intrapresi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


