Nel cuore profondo del Foro Romano e della Storia di Roma, ai piedi dell’Arco di Settimio Severo, e con i piedi “dentro” la Storia, di “corpi archeologici” ci sentiamo di dover parlare. Strappati dall’accogliente, letterario, popolare e protetto mondo della leggenda il 10 gennaio del 1899 e il successivo maggio da Giacomo Boni, i ritrovamenti del Lapis Niger prima e del Tempio, poi, dei Rostra del Comitium, hanno determinato una rivoluzione culturale e storiografica che, dentro alle polemiche e alla genialità della ricerca e delle interpretazioni, ha trasformato questi elementi in “corpi”, che respirano; misteriosamente e incompiutamente ci parlano, ricordano, devono essere protetti e mostrati. Sono corpi portatori di una genealogia profonda, sentimentale e storica. Anche costruttiva. L’atto di nascondere e celare ha lo scopo di mostrare questi corpi archeologici che respirano sotto a un velo, attraverso l’evocazione della forma, delle tensioni della storia e della leggenda. Così le stratificazioni archeologiche coperte da un velo, da un panneggio di UHPC si rivelano. Il mistero di un materiale totalmente innovativo, dentro al percorso genealogico del cemento romano.
LAPIS NIGER. Foro Romano. Roma. Progetto di copertura, accessibilità e collegamento fra Via Sacra e Arco di Settimio Severo / Peluffo, G., Faraco, D., De Lucia, P., Filippi, G., Lagorio, A., Ricciotti, R., Podestà, A.. - (2024).
LAPIS NIGER. Foro Romano. Roma. Progetto di copertura, accessibilità e collegamento fra Via Sacra e Arco di Settimio Severo
Peluffo, Gianluca;
2024
Abstract
Nel cuore profondo del Foro Romano e della Storia di Roma, ai piedi dell’Arco di Settimio Severo, e con i piedi “dentro” la Storia, di “corpi archeologici” ci sentiamo di dover parlare. Strappati dall’accogliente, letterario, popolare e protetto mondo della leggenda il 10 gennaio del 1899 e il successivo maggio da Giacomo Boni, i ritrovamenti del Lapis Niger prima e del Tempio, poi, dei Rostra del Comitium, hanno determinato una rivoluzione culturale e storiografica che, dentro alle polemiche e alla genialità della ricerca e delle interpretazioni, ha trasformato questi elementi in “corpi”, che respirano; misteriosamente e incompiutamente ci parlano, ricordano, devono essere protetti e mostrati. Sono corpi portatori di una genealogia profonda, sentimentale e storica. Anche costruttiva. L’atto di nascondere e celare ha lo scopo di mostrare questi corpi archeologici che respirano sotto a un velo, attraverso l’evocazione della forma, delle tensioni della storia e della leggenda. Così le stratificazioni archeologiche coperte da un velo, da un panneggio di UHPC si rivelano. Il mistero di un materiale totalmente innovativo, dentro al percorso genealogico del cemento romano.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


