Il saggio analizza la profonda trasformazione di Roma tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C., interpretando il confronto tra Massenzio e Costantino come un momento decisivo di ridefinizione della sovranità e dello spazio urbano. Pur avendo ormai perso il ruolo di capitale amministrativa dell'Impero, Roma conserva un eccezionale valore simbolico, divenendo il principale luogo della rappresentazione del potere imperiale. Massenzio sviluppa un articolato programma monumentale che comprende la basilica sulla Via Sacra, il restauro del tempio di Venere e Roma, il cosiddetto Tempio di Romolo e il complesso della Via Appia, con l'obiettivo di riaffermare la continuità con la tradizione romana e di legittimare la propria dinastia attraverso la memoria della città. Dopo la vittoria di Ponte Milvio (312 d.C.), Costantino non cancella questo patrimonio monumentale, ma lo rielabora, appropriandosi dei simboli della romanità e reinterpretandoli in una nuova prospettiva politica e religiosa. Emblematico è l'Arco di Costantino, dove il riuso di rilievi di età traianea, adrianea e antonina si combina con un linguaggio figurativo innovativo, orientato a una rappresentazione gerarchica e sacrale del potere imperiale. Anche la cosiddetta "svolta costantiniana" viene letta come un processo graduale, nel quale il cristianesimo si integra progressivamente con il patrimonio simbolico della tradizione romana, senza sostituirlo bruscamente. Il IV secolo emerge così come un'epoca di continuità e trasformazione, nella quale Roma ridefinisce la propria identità: non più centro politico dell'Impero, ma capitale della memoria, capace di rielaborare il proprio passato per fondare nuove forme di universalità politica e religiosa.
Roma tra Massenzio e Costantino. Sovranità, memoria e trasformazione dello spazio urbano nel IV secolo / Ferrandes, Antonio Francesco. - (2026), pp. 165-179.
Roma tra Massenzio e Costantino. Sovranità, memoria e trasformazione dello spazio urbano nel IV secolo
Ferrandes
2026
Abstract
Il saggio analizza la profonda trasformazione di Roma tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C., interpretando il confronto tra Massenzio e Costantino come un momento decisivo di ridefinizione della sovranità e dello spazio urbano. Pur avendo ormai perso il ruolo di capitale amministrativa dell'Impero, Roma conserva un eccezionale valore simbolico, divenendo il principale luogo della rappresentazione del potere imperiale. Massenzio sviluppa un articolato programma monumentale che comprende la basilica sulla Via Sacra, il restauro del tempio di Venere e Roma, il cosiddetto Tempio di Romolo e il complesso della Via Appia, con l'obiettivo di riaffermare la continuità con la tradizione romana e di legittimare la propria dinastia attraverso la memoria della città. Dopo la vittoria di Ponte Milvio (312 d.C.), Costantino non cancella questo patrimonio monumentale, ma lo rielabora, appropriandosi dei simboli della romanità e reinterpretandoli in una nuova prospettiva politica e religiosa. Emblematico è l'Arco di Costantino, dove il riuso di rilievi di età traianea, adrianea e antonina si combina con un linguaggio figurativo innovativo, orientato a una rappresentazione gerarchica e sacrale del potere imperiale. Anche la cosiddetta "svolta costantiniana" viene letta come un processo graduale, nel quale il cristianesimo si integra progressivamente con il patrimonio simbolico della tradizione romana, senza sostituirlo bruscamente. Il IV secolo emerge così come un'epoca di continuità e trasformazione, nella quale Roma ridefinisce la propria identità: non più centro politico dell'Impero, ma capitale della memoria, capace di rielaborare il proprio passato per fondare nuove forme di universalità politica e religiosa.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


