Il saggio indaga l’opera di Angelo Di Castro attraverso un dettaglio ricorrente: il bay-window, inteso come dispositivo capace di condensare la sua ricerca figurativa e il suo rapporto con la città. A partire dalla definizione di finestra a sporto come ibrido tra finestra e balcone, l’autore ne ricostruisce la genealogia europea e mediterranea, evidenziandone i valori spaziali, climatici, percettivi e urbani. In Di Castro questo elemento diventa strumento di tensione tra interno ed esterno, tra massa muraria e spazio pubblico, tra radicamento al contesto e negazione dei fili fissi della città. Attraverso otto opere romane, dalla Palazzina Carbone alla Scuola Vittorio Polacco, il saggio mostra come il bay-window assuma forme mutevoli: bow-window, erker, logge, pseudo-bovindi, aggetti plastici. La loro ricorrenza rivela una cifra autoriale autonoma, in cui suggestioni nord-europee e potenza tettonica romana si fondono in un linguaggio moderno, sperimentale e profondamente urbano.
Bay-window, erker, finestre a sporto: la conquista dello spazio urbano nelle architetture di Angelo Di Castro / Balducci, Fabio. - (2026), pp. 209-221.
Bay-window, erker, finestre a sporto: la conquista dello spazio urbano nelle architetture di Angelo Di Castro
Fabio Balducci
2026
Abstract
Il saggio indaga l’opera di Angelo Di Castro attraverso un dettaglio ricorrente: il bay-window, inteso come dispositivo capace di condensare la sua ricerca figurativa e il suo rapporto con la città. A partire dalla definizione di finestra a sporto come ibrido tra finestra e balcone, l’autore ne ricostruisce la genealogia europea e mediterranea, evidenziandone i valori spaziali, climatici, percettivi e urbani. In Di Castro questo elemento diventa strumento di tensione tra interno ed esterno, tra massa muraria e spazio pubblico, tra radicamento al contesto e negazione dei fili fissi della città. Attraverso otto opere romane, dalla Palazzina Carbone alla Scuola Vittorio Polacco, il saggio mostra come il bay-window assuma forme mutevoli: bow-window, erker, logge, pseudo-bovindi, aggetti plastici. La loro ricorrenza rivela una cifra autoriale autonoma, in cui suggestioni nord-europee e potenza tettonica romana si fondono in un linguaggio moderno, sperimentale e profondamente urbano.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


