L’articolo ricostruisce il ruolo di Giuseppe Raimondi nel campo letterario italiano degli anni Venti attraverso l’analisi dei suoi interventi pubblicati su «La Raccolta», «La Fiera Letteraria» e «L’Italia Letteraria», ponendoli in relazione con il più ampio dibattito critico e poetico del periodo. A partire dalla riflessione retrospettiva contenuta in Giornale ossia taccuino, l'analisi mostra come Raimondi partecipi alla definizione di una nuova idea di letteratura fondata sul nesso tra etica, verità umana e lavoro stilistico. Centrale è il confronto con Giovan Battista Angioletti, con il quale Raimondi condivide l’esigenza di superare una letteratura puramente estetizzante o descrittiva in favore di un’arte capace di rappresentare l’uomo nella sua dimensione morale, storica e universale. L’articolo individua inoltre alcuni nuclei costanti della poetica raimondiana: la ricerca di forme durevoli di stile, l’attenzione alla malinconica ironia come tratto della modernità, il rapporto tra rappresentazione del mondo, natura e parola, e l’idea della scrittura come calcolo, tessitura e costruzione musicale. Attraverso riferimenti a Galilei, Tolstoj, Poe, Baudelaire, Mallarmé e Valéry, l'articolo colloca Raimondi all’interno di una rete europea di discendenze letterarie e mostra come la sua posizione, pur vicina ad alcune tensioni classiciste e strapaesane, resti complessa e non riducibile a schieramenti rigidi. Ne emerge il profilo di un critico e scrittore appartato ma centrale, capace di contribuire in modo originale alla ridefinizione della funzione della letteratura tra le due guerre.
Giuseppe Raimondi nel campo letterario degli anni Venti. Un percorso attraverso gli articoli su «La Raccolta», «La Fiera Letteraria» e «L’Italia Letteraria» / Raffini, D.. - (2024), pp. 113-125.
Giuseppe Raimondi nel campo letterario degli anni Venti. Un percorso attraverso gli articoli su «La Raccolta», «La Fiera Letteraria» e «L’Italia Letteraria»
D. Raffini
Primo
2024
Abstract
L’articolo ricostruisce il ruolo di Giuseppe Raimondi nel campo letterario italiano degli anni Venti attraverso l’analisi dei suoi interventi pubblicati su «La Raccolta», «La Fiera Letteraria» e «L’Italia Letteraria», ponendoli in relazione con il più ampio dibattito critico e poetico del periodo. A partire dalla riflessione retrospettiva contenuta in Giornale ossia taccuino, l'analisi mostra come Raimondi partecipi alla definizione di una nuova idea di letteratura fondata sul nesso tra etica, verità umana e lavoro stilistico. Centrale è il confronto con Giovan Battista Angioletti, con il quale Raimondi condivide l’esigenza di superare una letteratura puramente estetizzante o descrittiva in favore di un’arte capace di rappresentare l’uomo nella sua dimensione morale, storica e universale. L’articolo individua inoltre alcuni nuclei costanti della poetica raimondiana: la ricerca di forme durevoli di stile, l’attenzione alla malinconica ironia come tratto della modernità, il rapporto tra rappresentazione del mondo, natura e parola, e l’idea della scrittura come calcolo, tessitura e costruzione musicale. Attraverso riferimenti a Galilei, Tolstoj, Poe, Baudelaire, Mallarmé e Valéry, l'articolo colloca Raimondi all’interno di una rete europea di discendenze letterarie e mostra come la sua posizione, pur vicina ad alcune tensioni classiciste e strapaesane, resti complessa e non riducibile a schieramenti rigidi. Ne emerge il profilo di un critico e scrittore appartato ma centrale, capace di contribuire in modo originale alla ridefinizione della funzione della letteratura tra le due guerre.| File | Dimensione | Formato | |
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