L’articolo indaga il rapporto tra estetica della letteratura e intelligenza artificiale, assumendo l’IA non come semplice strumento di automazione della scrittura o della critica, ma come dispositivo teorico capace di ridefinire alcune categorie fondamentali degli studi letterari. A partire da una concezione pluralista dell’estetica contemporanea, il contributo colloca l’IA entro la lunga storia del confronto tra letteratura, tecnologia e forme del reale, mostrando come i Large Language Models impongano una rinegoziazione dei concetti di creatività, autorialità, lettura e interpretazione. Dopo aver riconosciuto la natura profondamente umanistica dell’IA, nata anche come oggetto dell’immaginario letterario prima ancora che come tecnologia effettiva, l’articolo distingue tre principali modalità di relazione tra IA e letteratura: tematica, autoriale e critica. Il fulcro dell’analisi è posto sulla relazione autoriale, intesa come spazio in cui la creatività non può essere attribuita esclusivamente alla macchina, ma va compresa come effetto dell’interazione tra sistema generativo, autore umano e lettore. In questa prospettiva, la creatività emerge tanto nell’atto della ricezione quanto nel processo di mediazione, selezione e revisione esercitato dall’autore, che diventa anche primo lettore dell’opera. L’IA viene così interpretata come agente di trasformazione dell’esperienza letteraria: non sostituisce la creatività umana, ma ne modifica le condizioni operative e teoriche, aprendo la strada a forme di scrittura aumentata e a nuove modalità di interrogazione dello specifico letterario.
Estetica della letteratura e intelligenza artificiale / Raffini, D.. - (2026), pp. 31-66.
Estetica della letteratura e intelligenza artificiale
D. Raffini
2026
Abstract
L’articolo indaga il rapporto tra estetica della letteratura e intelligenza artificiale, assumendo l’IA non come semplice strumento di automazione della scrittura o della critica, ma come dispositivo teorico capace di ridefinire alcune categorie fondamentali degli studi letterari. A partire da una concezione pluralista dell’estetica contemporanea, il contributo colloca l’IA entro la lunga storia del confronto tra letteratura, tecnologia e forme del reale, mostrando come i Large Language Models impongano una rinegoziazione dei concetti di creatività, autorialità, lettura e interpretazione. Dopo aver riconosciuto la natura profondamente umanistica dell’IA, nata anche come oggetto dell’immaginario letterario prima ancora che come tecnologia effettiva, l’articolo distingue tre principali modalità di relazione tra IA e letteratura: tematica, autoriale e critica. Il fulcro dell’analisi è posto sulla relazione autoriale, intesa come spazio in cui la creatività non può essere attribuita esclusivamente alla macchina, ma va compresa come effetto dell’interazione tra sistema generativo, autore umano e lettore. In questa prospettiva, la creatività emerge tanto nell’atto della ricezione quanto nel processo di mediazione, selezione e revisione esercitato dall’autore, che diventa anche primo lettore dell’opera. L’IA viene così interpretata come agente di trasformazione dell’esperienza letteraria: non sostituisce la creatività umana, ma ne modifica le condizioni operative e teoriche, aprendo la strada a forme di scrittura aumentata e a nuove modalità di interrogazione dello specifico letterario.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


