La natura non teme catastrofe. Avanza, indietreggia, evolve, decade. Rinnova ciclicamente le sue forme. A Berlino, città segnata da una storia sanguinosa, la natura ha assediato e prosperato indisturbata nelle terre devastate dagli orrori della guerra. Ha preteso spazio ricoprendo e sfumando i confini di intere aree urbane in attesa di un nuovo sviluppo. Una lenta colonizzazione che ha invaso l’ex stazione di smistamento di Tempelhof, a ovest della città. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, lo scalo merci subì un ridimensionamento cospicuo che lo condusse alla dismissione. Qui la vegetazione ha creato una nebulosa presenza e ha nascosto le ordinate vie dell’infrastruttura sotto un bioma autoctono e spontaneo, simile ad una giungla. Diciotto ettari di bosco auto-dinamico in cui specie native convivono con varietà alloctone, sorte dei lacerti trasportati dal transito ferroviario. A partire dal 1986 la gestione dell’area è passata al Grün Berlin, segnando l’avvio di un grande cantiere di sperimentazione che ha innescato un dialogo sociale tra cittadini, associazioni ambientaliste ed amministrazioni per promuovere la conversione del sito ad area protetta. Oggi Natur-Park Südgelände è una selva addomesticata, un insieme di paesaggi distinti fatti di stanze, radure e boschi selvaggi che si alternano alle reliquie della ferrovia. Un luogo in cui la tensione creativa tra natura e architettura celebra la necessità di una compresenza delle parti. Un bosco, solo apparentemente inaccessibile, cela attraversamenti e invita i visitatori ad addentrarsi nella natura aspra per scoprirne le peculiarità. Il parco, affidato al progetto di ÖkoCon & Planland e degli artisti ODIOUS Gruppe, è un esempio emblematico di naturalizzazione di uno spazio antropico, al quale si coniuga un controllo sullo sviluppo dinamico della vegetazione tramite un approccio non-designed, che agisce sulla cura del luogo per orientarne nuovi usi culturali e sociali.
Curare la selva o orientarne l'uso / Visconti, Cecilia. - (2026), pp. 534-541.
Curare la selva o orientarne l'uso
Cecilia Visconti
Primo
Writing – Original Draft Preparation
2026
Abstract
La natura non teme catastrofe. Avanza, indietreggia, evolve, decade. Rinnova ciclicamente le sue forme. A Berlino, città segnata da una storia sanguinosa, la natura ha assediato e prosperato indisturbata nelle terre devastate dagli orrori della guerra. Ha preteso spazio ricoprendo e sfumando i confini di intere aree urbane in attesa di un nuovo sviluppo. Una lenta colonizzazione che ha invaso l’ex stazione di smistamento di Tempelhof, a ovest della città. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, lo scalo merci subì un ridimensionamento cospicuo che lo condusse alla dismissione. Qui la vegetazione ha creato una nebulosa presenza e ha nascosto le ordinate vie dell’infrastruttura sotto un bioma autoctono e spontaneo, simile ad una giungla. Diciotto ettari di bosco auto-dinamico in cui specie native convivono con varietà alloctone, sorte dei lacerti trasportati dal transito ferroviario. A partire dal 1986 la gestione dell’area è passata al Grün Berlin, segnando l’avvio di un grande cantiere di sperimentazione che ha innescato un dialogo sociale tra cittadini, associazioni ambientaliste ed amministrazioni per promuovere la conversione del sito ad area protetta. Oggi Natur-Park Südgelände è una selva addomesticata, un insieme di paesaggi distinti fatti di stanze, radure e boschi selvaggi che si alternano alle reliquie della ferrovia. Un luogo in cui la tensione creativa tra natura e architettura celebra la necessità di una compresenza delle parti. Un bosco, solo apparentemente inaccessibile, cela attraversamenti e invita i visitatori ad addentrarsi nella natura aspra per scoprirne le peculiarità. Il parco, affidato al progetto di ÖkoCon & Planland e degli artisti ODIOUS Gruppe, è un esempio emblematico di naturalizzazione di uno spazio antropico, al quale si coniuga un controllo sullo sviluppo dinamico della vegetazione tramite un approccio non-designed, che agisce sulla cura del luogo per orientarne nuovi usi culturali e sociali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


