The paper critically reconstructs the “prescriptive function” of consent, starting from the dialogue between Roman law scholars, legal historians, and private law scholars. Its central claim is that consent cannot be understood either as a purely psychological fact or as the self-sufficient foundation of contractual binding force. Rather, consent emerges as a historical, institutional, and remedial category: its normative force depends on the way in which the legal order constructs procedures, criteria of attribution, rules of cognisability, remedies, and forms of control capable of making a given arrangement of interests legally binding. Through an engagement with the papers devoted to Roman law, the civil law tradition, the binding force of contract, the proceduralisation of agreement, contracting through software agents, long-term contracts, consumer withdrawal rights, and access to another’s land, the contribution highlights the progressive weakening of the voluntaristic paradigm. Consent does not disappear, but is repositioned: no longer merely the genetic moment of obligation, it becomes the synthesis of a more complex system of normative, procedural, and remedial techniques. The conclusion stresses that, in contemporary markets and digital environments, the appeal to consent risks legitimising relationships marked by information asymmetries, the para-sovereign powers of platforms, and merely formal forms of participation. If consent is to preserve a genuine prescriptive function, it must be supported by intelligible procedures, coherent remedies, and effective controls capable of ensuring contractual equilibrium, transparency, and the sustainability of private binding force.

Lo scritto ricostruisce criticamente la “funzione precettiva” del consenso, muovendo dal dialogo tra romanisti, storici del diritto e civilisti. L’idea centrale è che il consenso non possa essere inteso come puro dato psicologico, né come fondamento autosufficiente della vincolatività contrattuale. Esso appare piuttosto come una categoria storica, istituzionale e rimediale: la sua forza normativa dipende dal modo in cui l’ordinamento costruisce procedure, criteri di imputazione, regole di conoscibilità, rimedi e controlli idonei a rendere giuridicamente vincolante un assetto di interessi. Attraverso il confronto con le relazioni dedicate al diritto romano, alla tradizione civilistica, alla forza di legge del contratto, alla procedimentalizzazione dell’accordo, alla contrattazione mediante agenti software, ai contratti di durata, al recesso consumeristico e all’accesso al fondo altrui, il contributo mostra il progressivo indebolimento del paradigma volontaristico. Il consenso non scompare, ma viene riposizionato: da momento genetico dell’obbligazione a sintesi di un più complesso sistema di tecniche normative, procedurali e rimediali. La conclusione sottolinea che, nei mercati contemporanei e negli ambienti digitali, il richiamo al consenso rischia di legittimare rapporti segnati da asimmetrie informative, poteri para-sovrani delle piattaforme e partecipazioni solo formali. Perché il consenso possa conservare una reale funzione precettiva, occorrono procedure comprensibili, rimedi congruenti e controlli effettivi, capaci di garantire equilibrio contrattuale, trasparenza e sostenibilità della vincolatività privata.

Considerazioni conclusive / Addis, Fabio. - (2026), pp. 135-145. - COLLANA DEL DIPARTIMENTO DI GIURISPRUDENZA DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BRESCIA.

Considerazioni conclusive

fabio addis
2026

Abstract

The paper critically reconstructs the “prescriptive function” of consent, starting from the dialogue between Roman law scholars, legal historians, and private law scholars. Its central claim is that consent cannot be understood either as a purely psychological fact or as the self-sufficient foundation of contractual binding force. Rather, consent emerges as a historical, institutional, and remedial category: its normative force depends on the way in which the legal order constructs procedures, criteria of attribution, rules of cognisability, remedies, and forms of control capable of making a given arrangement of interests legally binding. Through an engagement with the papers devoted to Roman law, the civil law tradition, the binding force of contract, the proceduralisation of agreement, contracting through software agents, long-term contracts, consumer withdrawal rights, and access to another’s land, the contribution highlights the progressive weakening of the voluntaristic paradigm. Consent does not disappear, but is repositioned: no longer merely the genetic moment of obligation, it becomes the synthesis of a more complex system of normative, procedural, and remedial techniques. The conclusion stresses that, in contemporary markets and digital environments, the appeal to consent risks legitimising relationships marked by information asymmetries, the para-sovereign powers of platforms, and merely formal forms of participation. If consent is to preserve a genuine prescriptive function, it must be supported by intelligible procedures, coherent remedies, and effective controls capable of ensuring contractual equilibrium, transparency, and the sustainability of private binding force.
2026
La funzione precettiva del consenso. Dialoghi di Storia e Diritto. Atti del Convegno (Brescia, 13-14 marzo 2025)
979-12-211-2029-5
Lo scritto ricostruisce criticamente la “funzione precettiva” del consenso, muovendo dal dialogo tra romanisti, storici del diritto e civilisti. L’idea centrale è che il consenso non possa essere inteso come puro dato psicologico, né come fondamento autosufficiente della vincolatività contrattuale. Esso appare piuttosto come una categoria storica, istituzionale e rimediale: la sua forza normativa dipende dal modo in cui l’ordinamento costruisce procedure, criteri di imputazione, regole di conoscibilità, rimedi e controlli idonei a rendere giuridicamente vincolante un assetto di interessi. Attraverso il confronto con le relazioni dedicate al diritto romano, alla tradizione civilistica, alla forza di legge del contratto, alla procedimentalizzazione dell’accordo, alla contrattazione mediante agenti software, ai contratti di durata, al recesso consumeristico e all’accesso al fondo altrui, il contributo mostra il progressivo indebolimento del paradigma volontaristico. Il consenso non scompare, ma viene riposizionato: da momento genetico dell’obbligazione a sintesi di un più complesso sistema di tecniche normative, procedurali e rimediali. La conclusione sottolinea che, nei mercati contemporanei e negli ambienti digitali, il richiamo al consenso rischia di legittimare rapporti segnati da asimmetrie informative, poteri para-sovrani delle piattaforme e partecipazioni solo formali. Perché il consenso possa conservare una reale funzione precettiva, occorrono procedure comprensibili, rimedi congruenti e controlli effettivi, capaci di garantire equilibrio contrattuale, trasparenza e sostenibilità della vincolatività privata.
consenso; contratto; vincolatività; autonomia privata; procedimentalizzazione; rimedi; diritto romano; diritto europeo dei contratti
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Considerazioni conclusive / Addis, Fabio. - (2026), pp. 135-145. - COLLANA DEL DIPARTIMENTO DI GIURISPRUDENZA DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BRESCIA.
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