Pur essendo parte della Buffer Zone UNESCO che tutela l’intero Parco Archeologico, Il bordo meridionale dell’antica Pompeii – tema progettuale del Workshop su Architettura e Archeologia promosso dalle Università di Napoli e di Istanbul, Özyeğin – presenta una serie di criticità spaziali e morfologiche che lo rendono un luogo “irrisolto” della città. Situato a margine del tracciato delle antiche mura difensive, questo luogo si costituisce, nella sua condizione odierna, come un “vuoto” – o meglio, un fossato – interamente attraversato dalla natura che, a una quota sottoposta rispetto all’impianto viario, disvela la presenza della Necropoli romana di Porta Nocera. Una grande “fascia” alberata che, dal punto di vista urbano, assume il ruolo di elemento divisorio tra due differenti “parti di città” : da un lato quella antica – con la sua tipica forma compatta, determinata dall’inflessibile griglia ippodamea di cardines e decumani, e dalle sue omogenee insulae residenziali – e, dall’altro, quella contemporanea – certamente meno densa e “rigorosa” di quella archeologica, ma non meno regolare. In questa imprecisata “terra di mezzo” tra differenti idee di Forma Urbis, si configura l’attuale ingresso al Parco Archeologico di Porta Anfiteatro: uno spazio – morfologicamente parlando – “timido”, e certamente poco definito dal punto di vista dei caratteri formali e architettonici. La sola presenza, sporadica, dei due padiglioni vetrati semicircolari e dei piccoli volumi destinati a uffici e servizi per i visitatori, infatti, non risulta sufficiente a definire, con chiarezza, una soglia d’accesso alla città antica; con quest’ultima che quasi viene “celata” alla Urbs contemporanea della folta presenza della vegetazione. Tali caratteristiche si traducono, dal punto di vista percettivo-spaziale e in accordo con le teorie urbane di Uwe Schröder , in una condizione topologica di “esternità”. La soluzione progettuale avanzata dal gruppo di lavoro coordinato da Federica Visconti mira a ri-definire questo luogo “irrisolto” della città partendo dalla rimodellazione delle forme preesistenti, sia esse naturali – e quindi il suolo – che antropiche; in questo modo, i pochi manufatti esistenti vengono sostituiti da nuove figure urbane che, attraverso le proprie forme – determinatesi dall’individuazione di appositi referenti necessari ad applicare la tecnica compositiva dell’analogia – mettono in scena una nuova e compiuta “parte di città” che incrementi il grado di “internità” dell’intera area studio. L’ipotesi progettuale si è determinata a partire da una serie di studi e di riflessioni sulla forma dell’antica Pompeii e, in particolar modo, su uno dei suoi luoghi pubblici più importanti: il Foro civile, noto anche come “Foro rettangolare”. Tra i siti frequentati e maggiormente “illustrati” da Le Corbusier nei suoi celebri Carnet del Voyage d’Orient, esso rappresenta la testimonianza delle dinamiche di vita pubblica della città romana; nonché, per le sue caratteristiche tipologiche, morfologiche e spaziali, costituisce il fondamento di una riflessione compositiva che vede, nel Foro, il “riferimento” necessario a cui guardare per la proposta a scala urbana. Come Antonio Monestiroli ci ricorda , questo tipo urbano (così come l’Agorà nel mondo greco) si distingue per la presenza di uno spazio geometricamente regolare limitato da edifici pubblici che, come un recinto, definiscono i limiti spaziali del luogo; caratteristica comune e riscontrata anche in altre città di età romana, attraverso una comparazione con il Foro della non distante città di Paestum, successivamente ridisegnato e “calato” nella realtà fisica dell’area di progetto, in quanto “esercizio di misura” necessario alla comprensione e alla verifica della perfetta corrispondenza tra la scala urbana del referente e quella dell’area d’intervento. Per la sua collocazione, l’area di intervento offre l’occasione di stabilire in quel punto un rapporto di maggiore tensione tra la città e l’area archeologica, di svolgere il tema dell’accesso all’area archeologica non soltanto come un varco ma come uno spazio “soglia”, dotato di una sua riconoscibilità, tra la due parti. Parti che, appartenendo a due differenti ordini urbani, sono governate dalle rispettive giaciture e misure delle maglie urbane. La maglia urbana della Pompeii antica è ortogonale a Via dell’Abbondanza; la Palestra Grande e l’Anfiteatro, con le loro misure eccezionali, si incastonano in essa. La maglia urbana della città moderna è invece ortogonale al tracciato di via Colle San Bartolomeo, lungo il quale si attesta l’edificio dell’ex Pontificio Ospizio Femminile del Sacro Cuore, che con la sua facciata concava definisce il fondale della Piazza Immacolata, posta in corrispondenza dell’accesso al Parco. Le due maglie, ruotate tra loro di circa 20 gradi, non si intersecano ma restano separate dal cuneo di vuoto interno al recinto del Parco, compreso tra Via Plinio e gli edifici monumentali della Palestra e dell’Anfiteatro, nel quale, ad una quota inferiore, è collocata la necropoli di Porta Nocera. Questo iato ha la vocazione di risolvere il rapporto tra le due città, nonché l’ingresso al Parco. Il progetto si fonda su due scelte: riferirsi analogicamente al tipo architettonico del Foro per la definizione dello spazio “soglia” e assumere la giacitura/misura della città moderna, segnata in quel punto dall’esedra dell’ex Pontificio Ospizio Femminile. Riguardo la prima scelta, il riferimento al Foro di Paestum sembra essere calzante: la sua misura e la sua articolazione morfologica si prestano alla sua reinterpretazione come spazio soglia tra due parti di città, come luogo di dialogo tra esse. Orientato secondo l’asse dell’ex Ospizio, sembra risolvere il rapporto tra questo e i due monumenti antichi (la Grande Palestra e l’Anfiteatro), ricomponendoli secondo una inedita unità. La proposta progettuale per il nuovo ingresso al Parco si costituisce dunque, lungo i margini laterali dello spazio-soglia, mediante due lunghi portici posti a definire i limiti dell’intervento. Pur configurandosi come dispositivi compositivamente speculari, essi manifestano una sostanziale differenza di carattere, esplicitando – ciascuno attraverso le proprie forme – i due principali sistemi della costruzione; da un lato quello “trilitico-tettonico”, fondato sull’articolazione di elementi discontinui (travi e pilastri), dall’altro quello “stereotomico”, basato su elementi continui, massicci, murari. Il margine sinistro è determinato da una struttura a telaio che si conclude con un ponte pedonale di connessione al Parco Archeologico, analogicamente ispirato al progetto Ponte dei Fori di Valeria Pezza e Uwe Schröder, con Renato Capozzi, Federica Visconti, Gaetano Fusco e Camillo Orfeo, elaborato in occasione del Piranesi Prix de Rome per i Fori Imperiali. Un percorso modulare e lineare capace, al tempo stesso, di connettere assorbendo il dislivello e di condurre, mediante un sistema di rampe, alla quota inferiore della necropoli di Porta Nocera. Sul margine opposto, è invece il muro ad assumere un ruolo dominante. Fatta eccezione per la regolare sequenza di stiloi sulla facciata interna, il portico configura un sistema prevalentemente stereotomico, nel quale una successione di stanze accoglie uffici e attività commerciali a servizio del Parco e dei visitatori, restituendo al limite costruito il carattere di spessore abitato e attrezzato. Due elementi, dalle forme più compatte, sono posti a delimitare l’area nel senso trasversale rispetto ai due portici. Essi assumono come riferimento il progetto di Antonio Monestiroli, Tomaso Monestiroli, Massimo Ferrari e Maria Laura Polignano per la Biblioteca di Pescara e si configurano come grandi coperture sorrette da più “giri” di pilastri. In tal modo, essi assolvono la funzione di mediazione tra la città e il Parco, accogliendo le attività deputate alla regolazione e al controllo dei flussi dei visitatori. Al centro della composizione emerge una torre, analogicamente ispirata a quella proposta da Ignazio Gardella nel concorso per la progettazione di una torre belvedere in Piazza del Duomo di Milano, la cui presenza introduce un nuovo punto di vista sulla città archeologica e sul paesaggio circostante. Tutti gli elementi sono infine ricondotti a unità mediante un unico basamento, concepito come dispositivo di mediazione tra la quota inferiore della necropoli di Porta Nocera e quella della città contemporanea.

The Forum / Defilippis, Valeria; Lombardi, Salvatore Daniele. - (2026), pp. 64-81.

The Forum

Defilippis, Valeria;Lombardi, Salvatore Daniele
2026

Abstract

Pur essendo parte della Buffer Zone UNESCO che tutela l’intero Parco Archeologico, Il bordo meridionale dell’antica Pompeii – tema progettuale del Workshop su Architettura e Archeologia promosso dalle Università di Napoli e di Istanbul, Özyeğin – presenta una serie di criticità spaziali e morfologiche che lo rendono un luogo “irrisolto” della città. Situato a margine del tracciato delle antiche mura difensive, questo luogo si costituisce, nella sua condizione odierna, come un “vuoto” – o meglio, un fossato – interamente attraversato dalla natura che, a una quota sottoposta rispetto all’impianto viario, disvela la presenza della Necropoli romana di Porta Nocera. Una grande “fascia” alberata che, dal punto di vista urbano, assume il ruolo di elemento divisorio tra due differenti “parti di città” : da un lato quella antica – con la sua tipica forma compatta, determinata dall’inflessibile griglia ippodamea di cardines e decumani, e dalle sue omogenee insulae residenziali – e, dall’altro, quella contemporanea – certamente meno densa e “rigorosa” di quella archeologica, ma non meno regolare. In questa imprecisata “terra di mezzo” tra differenti idee di Forma Urbis, si configura l’attuale ingresso al Parco Archeologico di Porta Anfiteatro: uno spazio – morfologicamente parlando – “timido”, e certamente poco definito dal punto di vista dei caratteri formali e architettonici. La sola presenza, sporadica, dei due padiglioni vetrati semicircolari e dei piccoli volumi destinati a uffici e servizi per i visitatori, infatti, non risulta sufficiente a definire, con chiarezza, una soglia d’accesso alla città antica; con quest’ultima che quasi viene “celata” alla Urbs contemporanea della folta presenza della vegetazione. Tali caratteristiche si traducono, dal punto di vista percettivo-spaziale e in accordo con le teorie urbane di Uwe Schröder , in una condizione topologica di “esternità”. La soluzione progettuale avanzata dal gruppo di lavoro coordinato da Federica Visconti mira a ri-definire questo luogo “irrisolto” della città partendo dalla rimodellazione delle forme preesistenti, sia esse naturali – e quindi il suolo – che antropiche; in questo modo, i pochi manufatti esistenti vengono sostituiti da nuove figure urbane che, attraverso le proprie forme – determinatesi dall’individuazione di appositi referenti necessari ad applicare la tecnica compositiva dell’analogia – mettono in scena una nuova e compiuta “parte di città” che incrementi il grado di “internità” dell’intera area studio. L’ipotesi progettuale si è determinata a partire da una serie di studi e di riflessioni sulla forma dell’antica Pompeii e, in particolar modo, su uno dei suoi luoghi pubblici più importanti: il Foro civile, noto anche come “Foro rettangolare”. Tra i siti frequentati e maggiormente “illustrati” da Le Corbusier nei suoi celebri Carnet del Voyage d’Orient, esso rappresenta la testimonianza delle dinamiche di vita pubblica della città romana; nonché, per le sue caratteristiche tipologiche, morfologiche e spaziali, costituisce il fondamento di una riflessione compositiva che vede, nel Foro, il “riferimento” necessario a cui guardare per la proposta a scala urbana. Come Antonio Monestiroli ci ricorda , questo tipo urbano (così come l’Agorà nel mondo greco) si distingue per la presenza di uno spazio geometricamente regolare limitato da edifici pubblici che, come un recinto, definiscono i limiti spaziali del luogo; caratteristica comune e riscontrata anche in altre città di età romana, attraverso una comparazione con il Foro della non distante città di Paestum, successivamente ridisegnato e “calato” nella realtà fisica dell’area di progetto, in quanto “esercizio di misura” necessario alla comprensione e alla verifica della perfetta corrispondenza tra la scala urbana del referente e quella dell’area d’intervento. Per la sua collocazione, l’area di intervento offre l’occasione di stabilire in quel punto un rapporto di maggiore tensione tra la città e l’area archeologica, di svolgere il tema dell’accesso all’area archeologica non soltanto come un varco ma come uno spazio “soglia”, dotato di una sua riconoscibilità, tra la due parti. Parti che, appartenendo a due differenti ordini urbani, sono governate dalle rispettive giaciture e misure delle maglie urbane. La maglia urbana della Pompeii antica è ortogonale a Via dell’Abbondanza; la Palestra Grande e l’Anfiteatro, con le loro misure eccezionali, si incastonano in essa. La maglia urbana della città moderna è invece ortogonale al tracciato di via Colle San Bartolomeo, lungo il quale si attesta l’edificio dell’ex Pontificio Ospizio Femminile del Sacro Cuore, che con la sua facciata concava definisce il fondale della Piazza Immacolata, posta in corrispondenza dell’accesso al Parco. Le due maglie, ruotate tra loro di circa 20 gradi, non si intersecano ma restano separate dal cuneo di vuoto interno al recinto del Parco, compreso tra Via Plinio e gli edifici monumentali della Palestra e dell’Anfiteatro, nel quale, ad una quota inferiore, è collocata la necropoli di Porta Nocera. Questo iato ha la vocazione di risolvere il rapporto tra le due città, nonché l’ingresso al Parco. Il progetto si fonda su due scelte: riferirsi analogicamente al tipo architettonico del Foro per la definizione dello spazio “soglia” e assumere la giacitura/misura della città moderna, segnata in quel punto dall’esedra dell’ex Pontificio Ospizio Femminile. Riguardo la prima scelta, il riferimento al Foro di Paestum sembra essere calzante: la sua misura e la sua articolazione morfologica si prestano alla sua reinterpretazione come spazio soglia tra due parti di città, come luogo di dialogo tra esse. Orientato secondo l’asse dell’ex Ospizio, sembra risolvere il rapporto tra questo e i due monumenti antichi (la Grande Palestra e l’Anfiteatro), ricomponendoli secondo una inedita unità. La proposta progettuale per il nuovo ingresso al Parco si costituisce dunque, lungo i margini laterali dello spazio-soglia, mediante due lunghi portici posti a definire i limiti dell’intervento. Pur configurandosi come dispositivi compositivamente speculari, essi manifestano una sostanziale differenza di carattere, esplicitando – ciascuno attraverso le proprie forme – i due principali sistemi della costruzione; da un lato quello “trilitico-tettonico”, fondato sull’articolazione di elementi discontinui (travi e pilastri), dall’altro quello “stereotomico”, basato su elementi continui, massicci, murari. Il margine sinistro è determinato da una struttura a telaio che si conclude con un ponte pedonale di connessione al Parco Archeologico, analogicamente ispirato al progetto Ponte dei Fori di Valeria Pezza e Uwe Schröder, con Renato Capozzi, Federica Visconti, Gaetano Fusco e Camillo Orfeo, elaborato in occasione del Piranesi Prix de Rome per i Fori Imperiali. Un percorso modulare e lineare capace, al tempo stesso, di connettere assorbendo il dislivello e di condurre, mediante un sistema di rampe, alla quota inferiore della necropoli di Porta Nocera. Sul margine opposto, è invece il muro ad assumere un ruolo dominante. Fatta eccezione per la regolare sequenza di stiloi sulla facciata interna, il portico configura un sistema prevalentemente stereotomico, nel quale una successione di stanze accoglie uffici e attività commerciali a servizio del Parco e dei visitatori, restituendo al limite costruito il carattere di spessore abitato e attrezzato. Due elementi, dalle forme più compatte, sono posti a delimitare l’area nel senso trasversale rispetto ai due portici. Essi assumono come riferimento il progetto di Antonio Monestiroli, Tomaso Monestiroli, Massimo Ferrari e Maria Laura Polignano per la Biblioteca di Pescara e si configurano come grandi coperture sorrette da più “giri” di pilastri. In tal modo, essi assolvono la funzione di mediazione tra la città e il Parco, accogliendo le attività deputate alla regolazione e al controllo dei flussi dei visitatori. Al centro della composizione emerge una torre, analogicamente ispirata a quella proposta da Ignazio Gardella nel concorso per la progettazione di una torre belvedere in Piazza del Duomo di Milano, la cui presenza introduce un nuovo punto di vista sulla città archeologica e sul paesaggio circostante. Tutti gli elementi sono infine ricondotti a unità mediante un unico basamento, concepito come dispositivo di mediazione tra la quota inferiore della necropoli di Porta Nocera e quella della città contemporanea.
2026
In-between ancient and contemporary city. Projects for "Porta Anfiteatro" in Pompeii
9791256870226
città antica; città contemporanea; progetto urbano
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
The Forum / Defilippis, Valeria; Lombardi, Salvatore Daniele. - (2026), pp. 64-81.
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