L’articolo analizza la figura del rinnegato nel Mediterraneo moderno, mettendo in dialogo realtà storica e rappresentazioni letterarie tra XVI e XIX secolo. Dopo aver richiamato la complessità della cattività cristiana nelle Reggenze barbaresche, il contributo mostra come la conversione all’islam non possa essere ridotta a tradimento religioso o opportunismo: per molti captivi essa rappresentò una strategia di sopravvivenza, integrazione sociale o ascesa professionale, pur esponendo a rischi, sospetti e violenze. Particolare attenzione è dedicata alle competenze tecniche – soprattutto nautiche, militari e artigianali – che rendevano alcuni schiavi appetibili per le società nordafricane, nonché al ruolo dei rinnegati come intermediari economici, militari e sociali. I casi liguri di Usthad Murad e Sidi Mustafa Genovese mostrano la persistenza di legami familiari, commerciali e affettivi con le comunità d’origine, complicando l’immagine del rinnegato come figura definitivamente separata dal mondo cristiano. La seconda parte esamina la costruzione letteraria del rinnegato nella tradizione spagnola e francese, evidenziando l’oscillazione tra demonizzazione, fascinazione esotica e possibilità di redenzione. Ne emerge una figura liminale, posta tra paura, attrazione e rispettabilità, capace di rivelare le ambiguità delle frontiere religiose, sociali e culturali del Mediterraneo moderno.
«Perdre ma tête, ou la couvrir d’un turban». Lo sguardo europeo sui rinnegati tra realtà e letteratura (secoli XVI-XIX) / Zappia, Andrea. - (2026), pp. 215-234.
«Perdre ma tête, ou la couvrir d’un turban». Lo sguardo europeo sui rinnegati tra realtà e letteratura (secoli XVI-XIX)
Andrea Zappia
2026
Abstract
L’articolo analizza la figura del rinnegato nel Mediterraneo moderno, mettendo in dialogo realtà storica e rappresentazioni letterarie tra XVI e XIX secolo. Dopo aver richiamato la complessità della cattività cristiana nelle Reggenze barbaresche, il contributo mostra come la conversione all’islam non possa essere ridotta a tradimento religioso o opportunismo: per molti captivi essa rappresentò una strategia di sopravvivenza, integrazione sociale o ascesa professionale, pur esponendo a rischi, sospetti e violenze. Particolare attenzione è dedicata alle competenze tecniche – soprattutto nautiche, militari e artigianali – che rendevano alcuni schiavi appetibili per le società nordafricane, nonché al ruolo dei rinnegati come intermediari economici, militari e sociali. I casi liguri di Usthad Murad e Sidi Mustafa Genovese mostrano la persistenza di legami familiari, commerciali e affettivi con le comunità d’origine, complicando l’immagine del rinnegato come figura definitivamente separata dal mondo cristiano. La seconda parte esamina la costruzione letteraria del rinnegato nella tradizione spagnola e francese, evidenziando l’oscillazione tra demonizzazione, fascinazione esotica e possibilità di redenzione. Ne emerge una figura liminale, posta tra paura, attrazione e rispettabilità, capace di rivelare le ambiguità delle frontiere religiose, sociali e culturali del Mediterraneo moderno.| File | Dimensione | Formato | |
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