Questo volume scaturisce dalla ricerca condotta nel corso di un Dottorato di Ricerca in Storia discusso nel 2022 presso l’Università di Pavia, e si pone in continuità con un percorso di studi avviato sin dai primissimi anni della mia formazione presso l’Università di Bologna. L’interesse verso l’archeologia dell’isola di Corfù è infatti maturato nel corso della partecipazione alle missioni archeologiche di questo ateneo e poi ad altri progetti di ricerca presso alcuni dei principali siti dell’antico Epiro, la regione continentale posta immediatamente di fronte all’isola e interessata, nella sua fascia costiera, dalla presenza corcirese per tutta l’età arcaica e classica. Pur nei limiti di identificare in una sola parola i molteplici rapporti che si sono creati a seconda delle diverse realtà in cui è attestata questa situazione, con il termine perea si indica proprio la parte di territorio continentale interessata da un rapporto di dipendenza o controllo da parte di un’isola antistante, che nel caso della proiezione corcirese sulla terraferma è testimoniato dalle fonti storiche e dai dati archeologici dai siti della fascia costiera opposta all’isola di Corfù, che in questa fase parlano un linguaggio corinzio-corcirese. Lavorando in Epiro, l’interesse rivolto negli anni che hanno immediatamente preceduto l’avvio di questa ricerca alle fasi arcaiche e classiche di un sito così vicino e strettamente connesso all’isola di Corfù come Butrinto, non poteva dunque prescindere da quello verso la colonia corinzia di Corcira. Le ricerche in Epiro si sono però sempre misurate con la difficoltà nel poter usufruire di un confronto approfondito con i dati archeologici di una realtà così vicina e importante come la città di Corcira. La ricca documentazione storico-letteraria a disposizione per la storia antica di Corcira e gli importanti studi che l’hanno seguita si sono infatti ampiamente occupati delle fasi precedenti alla colonia corinzia, della sua fondazione alla fine dell’VIII secolo a.C. e poi del suo rapporto con la madrepatria, con la sua perea e con le sue subcolonie sulla terraferma, ma contrastano con una documentazione archeologica invece ancora limitata. Con l’esclusione di alcuni contesti, fra cui alcuni celebri santuari oggetto di studi più sistematici, ma quasi esclusivamente per quello che riguarda il loro aspetto architettonico (Artemision, tempio di Kardaki, santuario di Era), il resto della città arcaica e soprattutto i suoi sviluppi successivi, sono infatti ancora archeologicamente poco conosciuti. Quello che è noto deriva soprattutto da indagini limitate o scavi di emergenza, che conosciamo attraverso brevi notizie di scavo o pubblicazioni di ristretta circolazione, con l’eccezione di pochissimi contesti editi più approfonditamente. In questo quadro, l’interesse verso l’archeologia di Corcira si è concentrato verso lo specifico ambito dell’archeologia del culto per due ragioni principali. Innanzitutto, i contesti sacri offrono interessanti spunti di riflessione sul rapporto fra concretezza del dato archeologico e sovrastrutture ideologico-religiose, sulla duplicità del valore degli oggetti in quanto tali, degli spazi sacri nelle loro articolazioni architettonico-monumentali, e del loro significato anche simbolico e non solo materiale. In secondo luogo, allo stato delle conoscenze all’avvio di questa ricerca, i dati da Butrinto, il principale sito della proiezione corcirese sulla terraferma epirota, provenivano per l’età arcaico-classica soprattutto dai contesti sacri sull’acropoli, ed era quindi naturale il confronto con lo stesso tipo di contesti dall’isola di Corfù. Questo volume propone dunque una revisione dei dati archeologici relativi alle attestazioni di culto dalla colonia corinzia di Corcira e la sua perea nel periodo compreso fra VIII e IV secolo a.C., e quindi dalla fondazione della colonia corinzia all’affacciarsi dell’età ellenistica. Dopo una supposta frequentazione euboica, nota soltanto dalle fonti e archeologicamente non attestata, è infatti a partire dalla fondazione della colonia corinzia alla fine dell’VIII secolo a.C. che l’isola si impone come tappa fondamentale delle rotte greche verso l’Occidente e, soprattutto, che la presenza greca sull’isola comincia a essere chiaramente attestata dai dati archeologici. A partire almeno dalla fine del VII secolo e per tutta l’età arcaica e classica anche i siti noti per questa fase nell’Epiro costiero parlano un linguaggio greco e specificatamente corinzio-corcirese, a testimoniare che la prosperità della colonia corinzia doveva già in queste fasi essere legata allo sfruttamento non solo delle risorse dell’isola ma anche di quelle della sua perea, compresa fra la penisola di Lygia a nord dell’attuale Igoumenitsa e quella di Ksamil, in corrispondenza di Butrinto. Il termine basso della ricerca è invece fissato alla fine del IV secolo a.C., quando Corcira perde il controllo di questi territori sulla terraferma, che dunque, a partire dall’età ellenistica, non sono più così strettamente dipendenti dalle influenze e dalle vicende storiche corciresi, ma coinvolti appieno nelle dinamiche epirote. Il cuore della ricerca è costituito dall’insieme dei dati archeologici presi in considerazione. Tutte le attestazioni di culto sono state raccolte in un catalogo ragionato composto da 58 schede, organizzate in cinque sezioni in ordine topografico e che presentano diversi livelli di approfondimento a seconda dei tipi di attestazione e, soprattutto, dei diversi dati a disposizione per una loro revisione critica. Su questa parte del lavoro, è opportuno specificare che sono state catalogate tutte le singole attestazioni edite per il periodo preso in considerazione, indipendentemente dal loro potenziale informativo su culti e ritualità a cui potevano essere legati, e che rimangono escluse da questa ricerca le attestazioni di culto di ambito funerario. All’interno di queste schede, articolate in varie voci meglio dettagliate nell’introduzione al catalogo, un focus particolare è stato rivolto ai reperti archeologici. Quando possibile, è stata infatti impostata non soltanto un’analisi aggiornata dei singoli oggetti rinvenuti in termini di studio della loro classe di appartenenza, della loro forma, della cronologia e della loro origine, ma si è cercato di passare da questo livello più materiale a quello del loro valore in quanto oggetti rituali, votivi o comunque relativi ad aree sacre, e quindi caricati di un significato simbolico in relazione al rito da cui dipendevano e al culto a cui facevano riferimento. Nei casi più fortunati, questa revisione dei dati archeologici, e soprattutto dei materiali dai contesti analizzati, ha consentito di suggerire nuove considerazioni su aspetti diversi, dalla cronologia dei singoli oggetti o delle fasi individuate, fino a nuove proposte sulla natura dei contesti catalogati, sul loro rapporto con il culto a cui potevano fare riferimento, con altre aree sacre, con la topografia della città o con le vicende storiche note per Corcira. Il proseguimento delle ricerche, soprattutto a Corcira, e l’auspicata pubblicazione di nuovi dati dallo studio di contesti e materiali inediti potranno poi implementare e perfezionare quelli su cui si basa questa ricerca, che vorrebbe essere soltanto un punto di partenza per la conoscenza archeologica più approfondita di una realtà così importante per l’area ionico-adriatica nell’antichità.
Corcira e la sua perea. Archeologia del culto in età arcaica e classica (Fine VIII-IV secolo a.C.) / Aleotti, N.. - (2025).
Corcira e la sua perea. Archeologia del culto in età arcaica e classica (Fine VIII-IV secolo a.C.)
Nadia Aleotti
2025
Abstract
Questo volume scaturisce dalla ricerca condotta nel corso di un Dottorato di Ricerca in Storia discusso nel 2022 presso l’Università di Pavia, e si pone in continuità con un percorso di studi avviato sin dai primissimi anni della mia formazione presso l’Università di Bologna. L’interesse verso l’archeologia dell’isola di Corfù è infatti maturato nel corso della partecipazione alle missioni archeologiche di questo ateneo e poi ad altri progetti di ricerca presso alcuni dei principali siti dell’antico Epiro, la regione continentale posta immediatamente di fronte all’isola e interessata, nella sua fascia costiera, dalla presenza corcirese per tutta l’età arcaica e classica. Pur nei limiti di identificare in una sola parola i molteplici rapporti che si sono creati a seconda delle diverse realtà in cui è attestata questa situazione, con il termine perea si indica proprio la parte di territorio continentale interessata da un rapporto di dipendenza o controllo da parte di un’isola antistante, che nel caso della proiezione corcirese sulla terraferma è testimoniato dalle fonti storiche e dai dati archeologici dai siti della fascia costiera opposta all’isola di Corfù, che in questa fase parlano un linguaggio corinzio-corcirese. Lavorando in Epiro, l’interesse rivolto negli anni che hanno immediatamente preceduto l’avvio di questa ricerca alle fasi arcaiche e classiche di un sito così vicino e strettamente connesso all’isola di Corfù come Butrinto, non poteva dunque prescindere da quello verso la colonia corinzia di Corcira. Le ricerche in Epiro si sono però sempre misurate con la difficoltà nel poter usufruire di un confronto approfondito con i dati archeologici di una realtà così vicina e importante come la città di Corcira. La ricca documentazione storico-letteraria a disposizione per la storia antica di Corcira e gli importanti studi che l’hanno seguita si sono infatti ampiamente occupati delle fasi precedenti alla colonia corinzia, della sua fondazione alla fine dell’VIII secolo a.C. e poi del suo rapporto con la madrepatria, con la sua perea e con le sue subcolonie sulla terraferma, ma contrastano con una documentazione archeologica invece ancora limitata. Con l’esclusione di alcuni contesti, fra cui alcuni celebri santuari oggetto di studi più sistematici, ma quasi esclusivamente per quello che riguarda il loro aspetto architettonico (Artemision, tempio di Kardaki, santuario di Era), il resto della città arcaica e soprattutto i suoi sviluppi successivi, sono infatti ancora archeologicamente poco conosciuti. Quello che è noto deriva soprattutto da indagini limitate o scavi di emergenza, che conosciamo attraverso brevi notizie di scavo o pubblicazioni di ristretta circolazione, con l’eccezione di pochissimi contesti editi più approfonditamente. In questo quadro, l’interesse verso l’archeologia di Corcira si è concentrato verso lo specifico ambito dell’archeologia del culto per due ragioni principali. Innanzitutto, i contesti sacri offrono interessanti spunti di riflessione sul rapporto fra concretezza del dato archeologico e sovrastrutture ideologico-religiose, sulla duplicità del valore degli oggetti in quanto tali, degli spazi sacri nelle loro articolazioni architettonico-monumentali, e del loro significato anche simbolico e non solo materiale. In secondo luogo, allo stato delle conoscenze all’avvio di questa ricerca, i dati da Butrinto, il principale sito della proiezione corcirese sulla terraferma epirota, provenivano per l’età arcaico-classica soprattutto dai contesti sacri sull’acropoli, ed era quindi naturale il confronto con lo stesso tipo di contesti dall’isola di Corfù. Questo volume propone dunque una revisione dei dati archeologici relativi alle attestazioni di culto dalla colonia corinzia di Corcira e la sua perea nel periodo compreso fra VIII e IV secolo a.C., e quindi dalla fondazione della colonia corinzia all’affacciarsi dell’età ellenistica. Dopo una supposta frequentazione euboica, nota soltanto dalle fonti e archeologicamente non attestata, è infatti a partire dalla fondazione della colonia corinzia alla fine dell’VIII secolo a.C. che l’isola si impone come tappa fondamentale delle rotte greche verso l’Occidente e, soprattutto, che la presenza greca sull’isola comincia a essere chiaramente attestata dai dati archeologici. A partire almeno dalla fine del VII secolo e per tutta l’età arcaica e classica anche i siti noti per questa fase nell’Epiro costiero parlano un linguaggio greco e specificatamente corinzio-corcirese, a testimoniare che la prosperità della colonia corinzia doveva già in queste fasi essere legata allo sfruttamento non solo delle risorse dell’isola ma anche di quelle della sua perea, compresa fra la penisola di Lygia a nord dell’attuale Igoumenitsa e quella di Ksamil, in corrispondenza di Butrinto. Il termine basso della ricerca è invece fissato alla fine del IV secolo a.C., quando Corcira perde il controllo di questi territori sulla terraferma, che dunque, a partire dall’età ellenistica, non sono più così strettamente dipendenti dalle influenze e dalle vicende storiche corciresi, ma coinvolti appieno nelle dinamiche epirote. Il cuore della ricerca è costituito dall’insieme dei dati archeologici presi in considerazione. Tutte le attestazioni di culto sono state raccolte in un catalogo ragionato composto da 58 schede, organizzate in cinque sezioni in ordine topografico e che presentano diversi livelli di approfondimento a seconda dei tipi di attestazione e, soprattutto, dei diversi dati a disposizione per una loro revisione critica. Su questa parte del lavoro, è opportuno specificare che sono state catalogate tutte le singole attestazioni edite per il periodo preso in considerazione, indipendentemente dal loro potenziale informativo su culti e ritualità a cui potevano essere legati, e che rimangono escluse da questa ricerca le attestazioni di culto di ambito funerario. All’interno di queste schede, articolate in varie voci meglio dettagliate nell’introduzione al catalogo, un focus particolare è stato rivolto ai reperti archeologici. Quando possibile, è stata infatti impostata non soltanto un’analisi aggiornata dei singoli oggetti rinvenuti in termini di studio della loro classe di appartenenza, della loro forma, della cronologia e della loro origine, ma si è cercato di passare da questo livello più materiale a quello del loro valore in quanto oggetti rituali, votivi o comunque relativi ad aree sacre, e quindi caricati di un significato simbolico in relazione al rito da cui dipendevano e al culto a cui facevano riferimento. Nei casi più fortunati, questa revisione dei dati archeologici, e soprattutto dei materiali dai contesti analizzati, ha consentito di suggerire nuove considerazioni su aspetti diversi, dalla cronologia dei singoli oggetti o delle fasi individuate, fino a nuove proposte sulla natura dei contesti catalogati, sul loro rapporto con il culto a cui potevano fare riferimento, con altre aree sacre, con la topografia della città o con le vicende storiche note per Corcira. Il proseguimento delle ricerche, soprattutto a Corcira, e l’auspicata pubblicazione di nuovi dati dallo studio di contesti e materiali inediti potranno poi implementare e perfezionare quelli su cui si basa questa ricerca, che vorrebbe essere soltanto un punto di partenza per la conoscenza archeologica più approfondita di una realtà così importante per l’area ionico-adriatica nell’antichità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


