Throughout his life, Francesco Petrarca maintained a very close relationship with the Curia. A member of the family of Cardinal Giovanni Colonna since his twenties, having gained the favor of important French cardinals, he became a trusted man of Pope Clement VI and, through significant diplomatic activity, earned the respect of the lords of northern Italy. The accumulation of ecclesiastical benefices, made possible by this impressive network of patrons, guaranteed him, even in the absence of administrative positions (he repeatedly refused the post of Apostolic Secretary), a comfortable life and the means necessary to study and write. After the death of Clement VI and his transfer to Italy under the Visconti family, Petrarca, who continued to hold a clerical position, maintained his Avignon contacts and, at the same time, repeatedly intervened in favor of the return of the papal seat to Rome, offering himself as a champion of the Italians. This volume studies, for the first time systematically, this story and, at the same time, Petrarch's "curial" production. The writings in question, addressed not only to high-ranking prelates but to the pontiffs themselves, include texts of great historical and literary interest: political letters structured as passionate sermons, ferocious invectives tinged with anti-French hatred, eclogues and carmina dedicated to the condition of the Church, treatises on the proper use of wealth by the high clergy, lively autobiographical passages, and dreamy evocations of the grandeur of Rome. While this production is primarily known for its polemical side, a close study of the texts highlights the presence of notable openness towards a concrete political project (immediately doomed to failure) that linked together the return of the Curia to the City, full control of the Patrimony of St. Peter, and renewed papal patronage. In this way, Petrarch, despite the common belief that he was sympathetic towards pauperism, came to predict the Roma triumphans of the Renaissance.

Francesco Petrarca, sin dagli anni giovanili trascorsi ad Avignone in qualità di cappellano di Giovanni Colonna, intrattenne con la Curia, al tempo in “esilio” in Provenza, rapporti molto stretti. Entrato nelle grazie di importanti cardinali francesi, divenne un uomo di fiducia del pontefice Clemente VI e, nell’ambito di una rilevante attività diplomatica, si fece apprezzare dai signori dell’Italia settentrionale. Il cumulo di benefici ecclesiastici, reso possibile da questa imponente rete di protettori, gli garantì, anche in assenza di incarichi amministrativi (rifiutò più volte quello di Segretario Apostolico), una vita agiata e i mezzi necessari per studiare gli antichi e scrivere le sue opere. Dopo la morte di Clemente VI e il trasferimento in Italia presso i Visconti, Petrarca, che continuava a ricoprire lo stato clericale, mantenne i suoi contatti avignonesi e, allo stesso tempo, intervenne più volte in favore del ritorno della sede papale a Roma, offrendosi come campione del partito italiano in Curia. Il presente volume studia, per la prima volta in termini sistematici, tale vicenda biografica e, al contempo, la produzione “curiale” di Petrarca. Gli scritti in questione, rivolti non solo agli alti prelati ma ai pontefici stessi, comprendono testi di grande interesse storico-letterario: lettere politiche strutturate come appassionanti sermoni, feroci invettive venate di odio antifrancese, egloghe e carmina dedicati alla condizione della Chiesa, trattati sul buon uso delle ricchezze da parte dell’alto clero, vivaci passi autobiografici, sognanti rievocazioni della grandezza di Roma. Per quanto tale produzione sia nota principalmente per il suo versante polemico, uno studio ravvicinato dei testi evidenzia la presenza di notevoli aperture nei confronti di un concreto progetto politico (destinato nell’immediato al fallimento) che teneva insieme il ritorno della Curia nell’Urbe, il pieno controllo del Patrimonio di S. Pietro e un rinnovato mecenatismo pontificio. In tale modo Petrarca, a dispetto di una vulgata che lo vuole simpatizzante nei confronti del pauperismo, arrivò a preconizzare la Roma triumphans rinascimentale.

La Sposa adorna di ricchezze. Petrarca e i papi / Geri, L.. - (2026).

La Sposa adorna di ricchezze. Petrarca e i papi

Lorenzo Geri
2026

Abstract

Throughout his life, Francesco Petrarca maintained a very close relationship with the Curia. A member of the family of Cardinal Giovanni Colonna since his twenties, having gained the favor of important French cardinals, he became a trusted man of Pope Clement VI and, through significant diplomatic activity, earned the respect of the lords of northern Italy. The accumulation of ecclesiastical benefices, made possible by this impressive network of patrons, guaranteed him, even in the absence of administrative positions (he repeatedly refused the post of Apostolic Secretary), a comfortable life and the means necessary to study and write. After the death of Clement VI and his transfer to Italy under the Visconti family, Petrarca, who continued to hold a clerical position, maintained his Avignon contacts and, at the same time, repeatedly intervened in favor of the return of the papal seat to Rome, offering himself as a champion of the Italians. This volume studies, for the first time systematically, this story and, at the same time, Petrarch's "curial" production. The writings in question, addressed not only to high-ranking prelates but to the pontiffs themselves, include texts of great historical and literary interest: political letters structured as passionate sermons, ferocious invectives tinged with anti-French hatred, eclogues and carmina dedicated to the condition of the Church, treatises on the proper use of wealth by the high clergy, lively autobiographical passages, and dreamy evocations of the grandeur of Rome. While this production is primarily known for its polemical side, a close study of the texts highlights the presence of notable openness towards a concrete political project (immediately doomed to failure) that linked together the return of the Curia to the City, full control of the Patrimony of St. Peter, and renewed papal patronage. In this way, Petrarch, despite the common belief that he was sympathetic towards pauperism, came to predict the Roma triumphans of the Renaissance.
2026
978-88-15-39589-4
Francesco Petrarca, sin dagli anni giovanili trascorsi ad Avignone in qualità di cappellano di Giovanni Colonna, intrattenne con la Curia, al tempo in “esilio” in Provenza, rapporti molto stretti. Entrato nelle grazie di importanti cardinali francesi, divenne un uomo di fiducia del pontefice Clemente VI e, nell’ambito di una rilevante attività diplomatica, si fece apprezzare dai signori dell’Italia settentrionale. Il cumulo di benefici ecclesiastici, reso possibile da questa imponente rete di protettori, gli garantì, anche in assenza di incarichi amministrativi (rifiutò più volte quello di Segretario Apostolico), una vita agiata e i mezzi necessari per studiare gli antichi e scrivere le sue opere. Dopo la morte di Clemente VI e il trasferimento in Italia presso i Visconti, Petrarca, che continuava a ricoprire lo stato clericale, mantenne i suoi contatti avignonesi e, allo stesso tempo, intervenne più volte in favore del ritorno della sede papale a Roma, offrendosi come campione del partito italiano in Curia. Il presente volume studia, per la prima volta in termini sistematici, tale vicenda biografica e, al contempo, la produzione “curiale” di Petrarca. Gli scritti in questione, rivolti non solo agli alti prelati ma ai pontefici stessi, comprendono testi di grande interesse storico-letterario: lettere politiche strutturate come appassionanti sermoni, feroci invettive venate di odio antifrancese, egloghe e carmina dedicati alla condizione della Chiesa, trattati sul buon uso delle ricchezze da parte dell’alto clero, vivaci passi autobiografici, sognanti rievocazioni della grandezza di Roma. Per quanto tale produzione sia nota principalmente per il suo versante polemico, uno studio ravvicinato dei testi evidenzia la presenza di notevoli aperture nei confronti di un concreto progetto politico (destinato nell’immediato al fallimento) che teneva insieme il ritorno della Curia nell’Urbe, il pieno controllo del Patrimonio di S. Pietro e un rinnovato mecenatismo pontificio. In tale modo Petrarca, a dispetto di una vulgata che lo vuole simpatizzante nei confronti del pauperismo, arrivò a preconizzare la Roma triumphans rinascimentale.
Francesco Petrarca; Chiesa; Avignone; politica; biografia
03 Monografia::03a Saggio, Trattato Scientifico
La Sposa adorna di ricchezze. Petrarca e i papi / Geri, L.. - (2026).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1769127
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