La concentrazione in capo agli uffici inquirenti dislocati presso il capoluogo del distretto delle attività investigative in materia di criminalità organizzata, voluta dalla L. 20.1.1992 n° 8 ed estesa dalla L. 17.4.2015 n. 47 ai delitti aggravati dalla finalità di terrorismo, rende meno probabile l’eventualità che anch’essi possano restare coinvolti in contrati positivi e negativi con riferimento alle fattispecie criminose indicate dai commi 3-bis e 3-quater dell’art. 51 c.p.p. La relativa problematica potrà manifestarsi, invece, a livello infra o eso-distrettuale: nel primo caso fra la D.D.A. e una delle procure dislocate presso i Tribunali periferici e, in tal caso, la questione verrà a porsi sulla riconducibilità dei fatti su cui pendono le indagini alla nozione di crimine "organizzato" o di terrorismo e, nel secondo, nella maggior parte dei casi, fra i procuratori distrettuali con riferimento alle relative attribuzioni territoriali. La definizione del contrasto è affidata ai PG presso le Corti d’appello e di Cassazione: il primo, deputato a dirimere i contrasti interni al distretto, è tenuto solo a informare il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo dei provvedimenti eventualmente adottati; nella seconda ipotesi la DNA assume una funzione consultiva poiché il PG presso la Cassazione provvede «sentito» il suo parere che, però, non ha carattere vincolante.
art. 54-ter. Contrasti tra pubblici ministeri in materia di criminalità organizzata e terrorismo / Bruno, Pierfrancesco. - (2023), pp. 1086-1088.
art. 54-ter. Contrasti tra pubblici ministeri in materia di criminalità organizzata e terrorismo
Pierfrancesco Bruno
2023
Abstract
La concentrazione in capo agli uffici inquirenti dislocati presso il capoluogo del distretto delle attività investigative in materia di criminalità organizzata, voluta dalla L. 20.1.1992 n° 8 ed estesa dalla L. 17.4.2015 n. 47 ai delitti aggravati dalla finalità di terrorismo, rende meno probabile l’eventualità che anch’essi possano restare coinvolti in contrati positivi e negativi con riferimento alle fattispecie criminose indicate dai commi 3-bis e 3-quater dell’art. 51 c.p.p. La relativa problematica potrà manifestarsi, invece, a livello infra o eso-distrettuale: nel primo caso fra la D.D.A. e una delle procure dislocate presso i Tribunali periferici e, in tal caso, la questione verrà a porsi sulla riconducibilità dei fatti su cui pendono le indagini alla nozione di crimine "organizzato" o di terrorismo e, nel secondo, nella maggior parte dei casi, fra i procuratori distrettuali con riferimento alle relative attribuzioni territoriali. La definizione del contrasto è affidata ai PG presso le Corti d’appello e di Cassazione: il primo, deputato a dirimere i contrasti interni al distretto, è tenuto solo a informare il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo dei provvedimenti eventualmente adottati; nella seconda ipotesi la DNA assume una funzione consultiva poiché il PG presso la Cassazione provvede «sentito» il suo parere che, però, non ha carattere vincolante.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


