This essay examines the history of collections of works produced by psychiatric patients and criminals between the nineteenth and early twentieth centuries, questioning their original purposes and their cultural and political significance. Taking as its starting point the gaps in the genealogy of Art Brut outlined by Émilie Champenois — which omits, among others, Cesare Lombroso's collection — the teleological approach that typically reads those early collections as mere precursors to a future aesthetic rediscovery is challenged. Instead, the essay resituates them within the nineteenth-century construction of social otherness, showing how the collection and display of artefacts, physiognomies, and bodies of the insane and criminal served a project of social engineering aimed at drawing the boundaries between normality and deviance. Revisiting Lombroso's figure and the controversies surrounding his theories on "mad art" and atavism, the essay then analyses the transition from private collections to public exhibitions, highlighting their paradoxical nature: conceived to engage the public and defend the asylum as an institution, they ended up exalting the very segregation they were meant to dispel, becoming instruments for the typification of social dangerousness.

Abstract (italiano) Il saggio propone una riflessione sulla storia delle collezioni di opere realizzate da pazienti psichiatrici e criminali tra Ottocento e primo Novecento, interrogandone le finalità originarie e il significato culturale e politico. Prendendo spunto dalle lacune presenti nella genealogia dell'Art Brut tracciata da Émilie Champenois — che omette, tra gli altri, la collezione di Cesare Lombroso — viene contestato l'approccio teleologico con cui quelle raccolte vengono abitualmente lette come semplici antefatti di una futura riscoperta estetica. Il saggio le ricolloca invece nel contesto della costruzione ottocentesca dell'alterità sociale, mostrando come la raccolta e l'esposizione di manufatti, fisionomie e corpi di alienati e delinquenti rispondessero a un progetto di ingegneria sociale volto a stabilire i confini tra normalità e devianza. Rivisitando la figura di Lombroso e le controversie che accompagnarono le sue teorie sull'arte «pazzesca» e sull'atavismo, il saggio analizza infine il passaggio dalle raccolte private alle esposizioni pubbliche, evidenziandone il carattere paradossale: concepite per avvicinare il pubblico e difendere l'istituzione manicomiale, esse finivano per esaltare la segregazione che avrebbero dovuto dissolvere, divenendo strumenti funzionali alla tipizzazione della pericolosità sociale.

Art brut prima dell'Art Brut. Musei della follia tra costruzione dell'alterità e difesa della scienza: prospettive di ricerca / Roscioni, Lisa. - (2026), pp. 359-366.

Art brut prima dell'Art Brut. Musei della follia tra costruzione dell'alterità e difesa della scienza: prospettive di ricerca

lisa roscioni
2026

Abstract

This essay examines the history of collections of works produced by psychiatric patients and criminals between the nineteenth and early twentieth centuries, questioning their original purposes and their cultural and political significance. Taking as its starting point the gaps in the genealogy of Art Brut outlined by Émilie Champenois — which omits, among others, Cesare Lombroso's collection — the teleological approach that typically reads those early collections as mere precursors to a future aesthetic rediscovery is challenged. Instead, the essay resituates them within the nineteenth-century construction of social otherness, showing how the collection and display of artefacts, physiognomies, and bodies of the insane and criminal served a project of social engineering aimed at drawing the boundaries between normality and deviance. Revisiting Lombroso's figure and the controversies surrounding his theories on "mad art" and atavism, the essay then analyses the transition from private collections to public exhibitions, highlighting their paradoxical nature: conceived to engage the public and defend the asylum as an institution, they ended up exalting the very segregation they were meant to dispel, becoming instruments for the typification of social dangerousness.
2026
LInguaggi e conflitti della Storia. Per Francesco Benigno
978-88-498-8823-2
Abstract (italiano) Il saggio propone una riflessione sulla storia delle collezioni di opere realizzate da pazienti psichiatrici e criminali tra Ottocento e primo Novecento, interrogandone le finalità originarie e il significato culturale e politico. Prendendo spunto dalle lacune presenti nella genealogia dell'Art Brut tracciata da Émilie Champenois — che omette, tra gli altri, la collezione di Cesare Lombroso — viene contestato l'approccio teleologico con cui quelle raccolte vengono abitualmente lette come semplici antefatti di una futura riscoperta estetica. Il saggio le ricolloca invece nel contesto della costruzione ottocentesca dell'alterità sociale, mostrando come la raccolta e l'esposizione di manufatti, fisionomie e corpi di alienati e delinquenti rispondessero a un progetto di ingegneria sociale volto a stabilire i confini tra normalità e devianza. Rivisitando la figura di Lombroso e le controversie che accompagnarono le sue teorie sull'arte «pazzesca» e sull'atavismo, il saggio analizza infine il passaggio dalle raccolte private alle esposizioni pubbliche, evidenziandone il carattere paradossale: concepite per avvicinare il pubblico e difendere l'istituzione manicomiale, esse finivano per esaltare la segregazione che avrebbero dovuto dissolvere, divenendo strumenti funzionali alla tipizzazione della pericolosità sociale.
follia manicomio alterità pericolosità collezioni esposizioni atavismo degenerazione Art Brut Lombroso madness asylum otherness dangerousness collections exhibitions atavism degeneration
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Art brut prima dell'Art Brut. Musei della follia tra costruzione dell'alterità e difesa della scienza: prospettive di ricerca / Roscioni, Lisa. - (2026), pp. 359-366.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1768549
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