Every project that aspires to engage with the idea of the city carries within it a radical question: is it still possible to imagine a place that does not exist and yet asserts itself as necessary? Neridia answers in the affirmative, positioning itself within the most restless and generative tradition of architectural utopia. Not as an escape or a placid consolation for a lost sensibility, but as a critical device, a powerful engine for envisioning possible future scenarios. The author states this clearly when writing: “The work presented here will initially take shape as a utopia.” In this statement there is no naivety, but rather awareness. Utopia is not an improbable elsewhere, but a laboratory — a space in which architecture can allow itself to anticipate, intensify, and distort.

Ogni progetto che ambisce a misurarsi con l’idea di città porta con sé una domanda radicale: è ancora possibile immaginare un luogo che non esiste e che tuttavia si impone come necessario? Neridia risponde affermativamente e lo fa collocandosi nella tradizione più inquieta e generativa dell’utopia architettonica. Non come evasione o placida consolazione di un sentire perduto, ma come dispositivo critico, motore prorompente per sognare possibili scenari venturi. L’autore lo dichiara con limpidezza quando scrive: «Il lavoro qui presentato si configurerà inizialmente come un’utopia». In questa affermazione non c’è ingenuità ma consapevolezza. L’utopia non è un altrove improbabile ma un laboratorio, ovvero uno spazio in cui l’architettura può permettersi di anticipare, esasperare, deformare.

Un nomogramma per sognare la città / Arcopinto, Luigi. - (2026), pp. 114-119. - ARCHITETTURA E UTOPIA.

Un nomogramma per sognare la città

Arcopinto, Luigi
2026

Abstract

Every project that aspires to engage with the idea of the city carries within it a radical question: is it still possible to imagine a place that does not exist and yet asserts itself as necessary? Neridia answers in the affirmative, positioning itself within the most restless and generative tradition of architectural utopia. Not as an escape or a placid consolation for a lost sensibility, but as a critical device, a powerful engine for envisioning possible future scenarios. The author states this clearly when writing: “The work presented here will initially take shape as a utopia.” In this statement there is no naivety, but rather awareness. Utopia is not an improbable elsewhere, but a laboratory — a space in which architecture can allow itself to anticipate, intensify, and distort.
2026
Neridia. Un progetto per la città che verrà
979-12-7656-041-1
Ogni progetto che ambisce a misurarsi con l’idea di città porta con sé una domanda radicale: è ancora possibile immaginare un luogo che non esiste e che tuttavia si impone come necessario? Neridia risponde affermativamente e lo fa collocandosi nella tradizione più inquieta e generativa dell’utopia architettonica. Non come evasione o placida consolazione di un sentire perduto, ma come dispositivo critico, motore prorompente per sognare possibili scenari venturi. L’autore lo dichiara con limpidezza quando scrive: «Il lavoro qui presentato si configurerà inizialmente come un’utopia». In questa affermazione non c’è ingenuità ma consapevolezza. L’utopia non è un altrove improbabile ma un laboratorio, ovvero uno spazio in cui l’architettura può permettersi di anticipare, esasperare, deformare.
nomogramma; disegno; geometria; utopia
02 Pubblicazione su volume::02c Prefazione/Postfazione
Un nomogramma per sognare la città / Arcopinto, Luigi. - (2026), pp. 114-119. - ARCHITETTURA E UTOPIA.
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