L'articolo prende in esame la rappresentazione del mare nella letteratura norrena dei secoli XII-XII, in particolare nei testi mitografici dell'Edda in prosa e dell'Edda poetica, nei versi scaldici e nello 'speculum principis' norvegese noto come 'Konungs skuggsjá'. Tali fonti si rivelano utili per ricostruire il processo tramite cui, nel Nord, la rappresentazione del mare si è formata e trasformata nei secoli mediante la sovrapposizione, o la giustapposizione, di strati differenti. Tra le idee più antiche, risalenti quantomeno all'età vichinga (VIII-XI secolo), possiamo annoverare la concezione delle distese marine come superfici liquide, vie acquatiche da percorrere a bordo del «cavallo delle onde» (la nave) per spostarsi sia nel mondo dei vivi che in quello dei morti (quest'ultimo situato su un'isola in mezzo al mare, per chi muore sulla terraferma, o sotto di esso, per chi annega tra le sue onde). Dopo la conversione al cristianesimo, la nuova religione introdusse l'idea del «mare che abbraccia tutte le terre» determinando, di conseguenza, la rivisitazione e la (ri)scrittura sia della cosmografia che del corpus mitologico pagano. Rispetto a queste rappresentazioni di tipo simbolico-letterario, il Konungs skuggsjá rivela invece un approccio più razionale, che se da un lato si mostra comunque influenzato dalla cultura enciclopedica coeva, dall'altro lato testimonia come fosse già in atto, anche in Norvegia, quel processo di graduale allontanamento dalla rappresentazione simbolica dello spazio, non solo marittimo, che avrebbe finito per relegare l'immaginario sempre più ai margini - in questo caso ai margini settentrionali - del mondo conosciuto. Soprattutto, dal Konungs skuggsjá emerge netta la convinzione che la conoscenza pratica del mondo naturale dovesse essere parte integrante e necessaria del bagaglio culturale di una specifica categoria sociale e professionale, quella del mercante. Una competenza che, con la progressiva espansione dei traffici commerciali tra Due e Trecento, avrebbe contribuito a favorire la circolazione e la trasmissione di informazioni, oltre che di merci, da una parte all'altra d'Europa.

Dall'Edda poetica al Konungs skuggsjá: la rappresentazione del mare nella letteratura norrena / D'Angelo, F.. - (2026), pp. 237-251. - STUDI DEL DIPARTIMENTO DI STORIA, CULTURE, RELIGIONI-SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA.

Dall'Edda poetica al Konungs skuggsjá: la rappresentazione del mare nella letteratura norrena

D'Angelo F.
2026

Abstract

L'articolo prende in esame la rappresentazione del mare nella letteratura norrena dei secoli XII-XII, in particolare nei testi mitografici dell'Edda in prosa e dell'Edda poetica, nei versi scaldici e nello 'speculum principis' norvegese noto come 'Konungs skuggsjá'. Tali fonti si rivelano utili per ricostruire il processo tramite cui, nel Nord, la rappresentazione del mare si è formata e trasformata nei secoli mediante la sovrapposizione, o la giustapposizione, di strati differenti. Tra le idee più antiche, risalenti quantomeno all'età vichinga (VIII-XI secolo), possiamo annoverare la concezione delle distese marine come superfici liquide, vie acquatiche da percorrere a bordo del «cavallo delle onde» (la nave) per spostarsi sia nel mondo dei vivi che in quello dei morti (quest'ultimo situato su un'isola in mezzo al mare, per chi muore sulla terraferma, o sotto di esso, per chi annega tra le sue onde). Dopo la conversione al cristianesimo, la nuova religione introdusse l'idea del «mare che abbraccia tutte le terre» determinando, di conseguenza, la rivisitazione e la (ri)scrittura sia della cosmografia che del corpus mitologico pagano. Rispetto a queste rappresentazioni di tipo simbolico-letterario, il Konungs skuggsjá rivela invece un approccio più razionale, che se da un lato si mostra comunque influenzato dalla cultura enciclopedica coeva, dall'altro lato testimonia come fosse già in atto, anche in Norvegia, quel processo di graduale allontanamento dalla rappresentazione simbolica dello spazio, non solo marittimo, che avrebbe finito per relegare l'immaginario sempre più ai margini - in questo caso ai margini settentrionali - del mondo conosciuto. Soprattutto, dal Konungs skuggsjá emerge netta la convinzione che la conoscenza pratica del mondo naturale dovesse essere parte integrante e necessaria del bagaglio culturale di una specifica categoria sociale e professionale, quella del mercante. Una competenza che, con la progressiva espansione dei traffici commerciali tra Due e Trecento, avrebbe contribuito a favorire la circolazione e la trasmissione di informazioni, oltre che di merci, da una parte all'altra d'Europa.
2026
Il senso del mare nel Medioevo (IX-XV secc.). Contesti e rappresentazioni di un prisma culturale
979-12-5701-113-0
letteratura norrena; mare; Islanda; Norvegia
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Dall'Edda poetica al Konungs skuggsjá: la rappresentazione del mare nella letteratura norrena / D'Angelo, F.. - (2026), pp. 237-251. - STUDI DEL DIPARTIMENTO DI STORIA, CULTURE, RELIGIONI-SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA.
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