Il contributo analizza il percorso professionale di Maria Barosso, evidenziandone il ruolo nella documentazione archeologica e artistica della Roma della prima metà del Novecento. L’articolo ricostruisce l’ingresso di Maria Barosso nell’ambiente archeologico romano nel 1905, grazie alla collaborazione con Giacomo Boni, direttore degli scavi del Foro Romano. Viene sottolineata la rapidità con cui Barosso acquisì competenze tecniche nel rilievo archeologico, nella restituzione grafica e nella lettura stratigrafica dei contesti antichi. Il contributo evidenzia come l’attività di Barosso non si limitasse alla semplice illustrazione, ma comprendesse un’autonoma capacità interpretativa dei monumenti e delle strutture archeologiche. Particolare attenzione è dedicata ai lavori svolti nel Foro Romano e sul Palatino, dove l’artista-archeologa realizzò planimetrie, sezioni, assonometrie e ricostruzioni relative a numerosi contesti, tra cui i Mercati di Traiano, la Basilica di Massenzio, gli Horrea Piperataria e la Domus Flavia. L’articolo si sofferma inoltre sulle indagini condotte tra il 1913 e il 1915 sotto la Basilica di Massenzio, considerate emblematiche della maturazione scientifica di Barosso. Le relazioni e i disegni prodotti in quell’occasione dimostrano infatti una metodologia attenta alla lettura delle quote, delle strutture murarie e delle fasi edilizie, secondo un approccio innovativo per l’epoca. Una parte significativa del saggio riguarda anche l’attività svolta dopo la morte di Boni nel 1925. In questa fase Barosso si dedicò soprattutto alla copia di pitture antiche e alla rappresentazione della Roma in trasformazione durante il periodo fascista, documentando attraverso acquerelli e disegni demolizioni, restauri e nuovi scavi archeologici. Nelle conclusioni, si evidenzia come la figura di Maria Barosso sia stata a lungo ricordata principalmente come pittrice, mentre il suo contributo all’archeologia e alla documentazione scientifica sia rimasto in secondo piano. Il saggio propone quindi una rivalutazione del suo ruolo come protagonista della cultura archeologica romana del Novecento, capace di coniugare ricerca scientifica, competenza tecnica e sensibilità artistica
Maria Barosso, diventare archeologa a Roma / Grazian, Andrea. - (2025).
Maria Barosso, diventare archeologa a Roma
Andrea Grazian
2025
Abstract
Il contributo analizza il percorso professionale di Maria Barosso, evidenziandone il ruolo nella documentazione archeologica e artistica della Roma della prima metà del Novecento. L’articolo ricostruisce l’ingresso di Maria Barosso nell’ambiente archeologico romano nel 1905, grazie alla collaborazione con Giacomo Boni, direttore degli scavi del Foro Romano. Viene sottolineata la rapidità con cui Barosso acquisì competenze tecniche nel rilievo archeologico, nella restituzione grafica e nella lettura stratigrafica dei contesti antichi. Il contributo evidenzia come l’attività di Barosso non si limitasse alla semplice illustrazione, ma comprendesse un’autonoma capacità interpretativa dei monumenti e delle strutture archeologiche. Particolare attenzione è dedicata ai lavori svolti nel Foro Romano e sul Palatino, dove l’artista-archeologa realizzò planimetrie, sezioni, assonometrie e ricostruzioni relative a numerosi contesti, tra cui i Mercati di Traiano, la Basilica di Massenzio, gli Horrea Piperataria e la Domus Flavia. L’articolo si sofferma inoltre sulle indagini condotte tra il 1913 e il 1915 sotto la Basilica di Massenzio, considerate emblematiche della maturazione scientifica di Barosso. Le relazioni e i disegni prodotti in quell’occasione dimostrano infatti una metodologia attenta alla lettura delle quote, delle strutture murarie e delle fasi edilizie, secondo un approccio innovativo per l’epoca. Una parte significativa del saggio riguarda anche l’attività svolta dopo la morte di Boni nel 1925. In questa fase Barosso si dedicò soprattutto alla copia di pitture antiche e alla rappresentazione della Roma in trasformazione durante il periodo fascista, documentando attraverso acquerelli e disegni demolizioni, restauri e nuovi scavi archeologici. Nelle conclusioni, si evidenzia come la figura di Maria Barosso sia stata a lungo ricordata principalmente come pittrice, mentre il suo contributo all’archeologia e alla documentazione scientifica sia rimasto in secondo piano. Il saggio propone quindi una rivalutazione del suo ruolo come protagonista della cultura archeologica romana del Novecento, capace di coniugare ricerca scientifica, competenza tecnica e sensibilità artisticaI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


