La tecnologia odierna ha facilitato e automitizzato la sintesi tra suono e luce in tempo reale, una ricerca che affonda le sue radici nel diciottesimo secolo e che a partire dalla prima metà dell'Ottocento porta alla realizzazione di numerosi strumenti ottico-musicali nell'alveo di un terreno teorico-operativo definito storicamente Color-Music. L'intervento si concentra in particolare sull'Optofono teorizzato e brevettato dal dadaista Raoul Hausmann tra il 1921 e il 1934 che sembra distinguersi, per implicazioni teoriche, fisiche e poetiche dagli strumenti generati dalla stessa fucina di riflessioni come il Colour-Organ, il Chromola, il Clavilux, lo Spectrophone. Questi ultimi infatti erano stati pensati e realizzati come accompagnamento luminoso alla partitura musicale. Al contrario l'Optofono sognato da Hausmann era concepito per trasformare il segnale luminoso in suono attraverso l'uso delle tecniche di conversione elettrica che erano apparse nella stessa decade. A partire dalle riflessioni teoriche e dai brevetti ereditati dall'artista, il contributo intende interrogarsi sulla relazione tra il procedimento messo in campo dalla “macchina” e la materialità della luce, considerata per le sue qualità fisiche ed estetiche.
Continuità e rotture nella ricerca sulla sinestesia tra suono e luce / D'Amico, Flavia Dalila. - (2025), pp. 263-271.
Continuità e rotture nella ricerca sulla sinestesia tra suono e luce
Flavia Dalila D'Amico
2025
Abstract
La tecnologia odierna ha facilitato e automitizzato la sintesi tra suono e luce in tempo reale, una ricerca che affonda le sue radici nel diciottesimo secolo e che a partire dalla prima metà dell'Ottocento porta alla realizzazione di numerosi strumenti ottico-musicali nell'alveo di un terreno teorico-operativo definito storicamente Color-Music. L'intervento si concentra in particolare sull'Optofono teorizzato e brevettato dal dadaista Raoul Hausmann tra il 1921 e il 1934 che sembra distinguersi, per implicazioni teoriche, fisiche e poetiche dagli strumenti generati dalla stessa fucina di riflessioni come il Colour-Organ, il Chromola, il Clavilux, lo Spectrophone. Questi ultimi infatti erano stati pensati e realizzati come accompagnamento luminoso alla partitura musicale. Al contrario l'Optofono sognato da Hausmann era concepito per trasformare il segnale luminoso in suono attraverso l'uso delle tecniche di conversione elettrica che erano apparse nella stessa decade. A partire dalle riflessioni teoriche e dai brevetti ereditati dall'artista, il contributo intende interrogarsi sulla relazione tra il procedimento messo in campo dalla “macchina” e la materialità della luce, considerata per le sue qualità fisiche ed estetiche.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


