Il contributo analizza la pena capitale nel diritto internazionale contemporaneo attraverso una prospettiva di genere, evidenziando come la sua applicazione nei confronti delle donne presenti tratti specifici di arbitrarietà e discriminazione strutturale. Pur in un contesto di progressiva evoluzione abolizionista, la pena di morte continua a essere formalmente ammessa dal diritto internazionale entro limiti rigorosi, che tuttavia risultano frequentemente disattesi nella prassi, soprattutto nei procedimenti che coinvolgono imputate donne. L’analisi mette in luce come stereotipi di genere, norme penali discriminatorie e contesti socio-culturali patriarcali incidano sull’intero iter processuale, determinando violazioni multiple del diritto alla vita, delle garanzie procedurali e del principio di non discriminazione. Particolare attenzione è dedicata all’interazione tra l’art. 6 del Patto sui diritti civili e politici e gli strumenti internazionali di tutela dei diritti delle donne, in primis la CEDAW, evidenziando la necessità di un’interpretazione integrata e sensibile al genere. Il capitolo sostiene che l’inclusione sistematica di una prospettiva di genere rappresenti non solo un’esigenza di giustizia sostanziale, ma anche un passaggio fondamentale nel percorso che affianca la progressiva abolizione universale della pena capitale, configurando un rafforzamento degli obblighi positivi degli Stati nella tutela del diritto alla vita e nel contrasto alle discriminazioni strutturali.

La dimensione di genere negli studi e nella prassi giuridica in materia di pena capitale / Barletta, Mariangela. - (2026), pp. 151-176.

La dimensione di genere negli studi e nella prassi giuridica in materia di pena capitale

Mariangela Barletta
2026

Abstract

Il contributo analizza la pena capitale nel diritto internazionale contemporaneo attraverso una prospettiva di genere, evidenziando come la sua applicazione nei confronti delle donne presenti tratti specifici di arbitrarietà e discriminazione strutturale. Pur in un contesto di progressiva evoluzione abolizionista, la pena di morte continua a essere formalmente ammessa dal diritto internazionale entro limiti rigorosi, che tuttavia risultano frequentemente disattesi nella prassi, soprattutto nei procedimenti che coinvolgono imputate donne. L’analisi mette in luce come stereotipi di genere, norme penali discriminatorie e contesti socio-culturali patriarcali incidano sull’intero iter processuale, determinando violazioni multiple del diritto alla vita, delle garanzie procedurali e del principio di non discriminazione. Particolare attenzione è dedicata all’interazione tra l’art. 6 del Patto sui diritti civili e politici e gli strumenti internazionali di tutela dei diritti delle donne, in primis la CEDAW, evidenziando la necessità di un’interpretazione integrata e sensibile al genere. Il capitolo sostiene che l’inclusione sistematica di una prospettiva di genere rappresenti non solo un’esigenza di giustizia sostanziale, ma anche un passaggio fondamentale nel percorso che affianca la progressiva abolizione universale della pena capitale, configurando un rafforzamento degli obblighi positivi degli Stati nella tutela del diritto alla vita e nel contrasto alle discriminazioni strutturali.
2026
La pena di morte “perfetta”. Studio sull’evoluzione necessariamente abolizionista dell’istituto della pena capitale nell’ordinamento internazionale
979-12-211-1971-8
pena di morte; donne; discriminazioni di genere; abolizione pena di morte; diritto alla vita
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
La dimensione di genere negli studi e nella prassi giuridica in materia di pena capitale / Barletta, Mariangela. - (2026), pp. 151-176.
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