In Italia, il tema della riapertura delle sepolture tra tarda antichità e alto medioevo, nelle sue molteplici possibili risultanze materiali e valenze simboliche, non ha ancora ricevuto la dovuta attenzione, in particolare sotto il profilo archeologico, se si escludono fenomeni di ambito ecclesiastico come la traslazione di corpi santi e la diffusione delle reliquie o – in termini comunque ancora non sistematici – l’uso reiterato nel tempo delle tombe con struttura e la riesumazione di inumati in chiesa. In altri tipi di contesto, al più si registrano osservazioni sporadiche e occasionali, con pochi contributi che affrontano la questione in maniera più esaustiva. In merito ai sepolcreti di cultura longobarda con articolati corredi funerari, si ha sentore che il fenomeno fosse più ricorrente e mirato di quanto rilevato finora, sebbene anche l’incidenza di interventi moderni possa essere alta. In ogni caso, la riapertura viene considerata un ‘disturbo’, una manomissione, e come tale una limitazione alla conoscenza del contesto primario. La lettura, pressoché univoca e diretta, è quella della ‘violazione’ del sepolcro finalizzata a ‘depredarne’ il contenuto. Anche quando non recente, per lo più ci si limita a indicare che è avvenuta ‘in antico’ e solo eccezionalmente e in presenza di sequenze stratigrafiche soprastanti si accenna al possibile periodo dell’intervento secondario.
Prime considerazioni sulla riapertura delle sepolture di cultura longobarda in Italia. La necropoli di Povegliano Veronese / Giostra, Caterina; Micarelli, Ileana; Vergine, Caterina. - (2024), pp. 137-158. - ARCHEOLOGIA BARBARICA.
Prime considerazioni sulla riapertura delle sepolture di cultura longobarda in Italia. La necropoli di Povegliano Veronese
Giostra Caterina;Micarelli Ileana;
2024
Abstract
In Italia, il tema della riapertura delle sepolture tra tarda antichità e alto medioevo, nelle sue molteplici possibili risultanze materiali e valenze simboliche, non ha ancora ricevuto la dovuta attenzione, in particolare sotto il profilo archeologico, se si escludono fenomeni di ambito ecclesiastico come la traslazione di corpi santi e la diffusione delle reliquie o – in termini comunque ancora non sistematici – l’uso reiterato nel tempo delle tombe con struttura e la riesumazione di inumati in chiesa. In altri tipi di contesto, al più si registrano osservazioni sporadiche e occasionali, con pochi contributi che affrontano la questione in maniera più esaustiva. In merito ai sepolcreti di cultura longobarda con articolati corredi funerari, si ha sentore che il fenomeno fosse più ricorrente e mirato di quanto rilevato finora, sebbene anche l’incidenza di interventi moderni possa essere alta. In ogni caso, la riapertura viene considerata un ‘disturbo’, una manomissione, e come tale una limitazione alla conoscenza del contesto primario. La lettura, pressoché univoca e diretta, è quella della ‘violazione’ del sepolcro finalizzata a ‘depredarne’ il contenuto. Anche quando non recente, per lo più ci si limita a indicare che è avvenuta ‘in antico’ e solo eccezionalmente e in presenza di sequenze stratigrafiche soprastanti si accenna al possibile periodo dell’intervento secondario.| File | Dimensione | Formato | |
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