Gli snodi, l’ordito, la matrice, le dinamiche, in una parola la trama transferalecontrotransferale può ottundere l’attenzione dell’analista e attivare bastioni insormontabili nel lavoro analitico, ma costituisce allo stesso tempo la condizione indispensabile perché la cura abbia un inizio, uno svolgimento e una fine, qualsiasi sia la forma che tale trama assumerà, poiché non si dà il caso che essa non si costituisca: non si svilupperà un transfert di relazioni oggettuali intere, ma un transfert di oggetti parziali, o avrà una qualità caotica, psicotica e non umana, ma se la dotazione cerebrale del nostro paziente è integra, allora saranno presenti anche i transfert, a meno che non si confonda inopportunamente il concetto di transfert con quello di relazione interpersonale tra persone adulte. “[…] il processo – scrive Riolo (2004) – non attiene alla relazione reale tra gli oggetti e le persone. […] il soggetto e l’oggetto reali sono sì presenti e attivi, ma sono considerati dal dispositivo analitico come il luogo di operazioni simboliche e proiettive: ‘funzioni di transfert’. In questa prospettiva il processo analitico è piuttosto ciò che non appartiene alla relazione, che eccede la relazione”.2 L’“importanza suprema del transfert” (Bion, [1971] 1992, p. 349) rischia di essere travisata e smarrita proprio in un rischioso empirismo del “qui e ora” che azzera la complessità dinamica, paradossale e multidimensionale dell’esperienza analitica, e che induce nell’analista la cieca presunzione di conoscere in anticipo l’ineluttabilità interpersonale delle comunicazioni del paziente. Analogamente, tale rischio viene sottolineato da P. King quando scrive che “è necessario cogliere ciò che sta agendo nel presente, ma nel far questo dovremmo tenere in mente che il presente astorico contiene il passato, che è ancora psichicamente attivo nel presente. Il qui e ora non è propriamente il presente attuale” (1976-2004, p; 223).

"'There is a madness here which is permissible...'. Paradossi e trasformazioni del transfert"

FABOZZI, Paolo
2008

Abstract

Gli snodi, l’ordito, la matrice, le dinamiche, in una parola la trama transferalecontrotransferale può ottundere l’attenzione dell’analista e attivare bastioni insormontabili nel lavoro analitico, ma costituisce allo stesso tempo la condizione indispensabile perché la cura abbia un inizio, uno svolgimento e una fine, qualsiasi sia la forma che tale trama assumerà, poiché non si dà il caso che essa non si costituisca: non si svilupperà un transfert di relazioni oggettuali intere, ma un transfert di oggetti parziali, o avrà una qualità caotica, psicotica e non umana, ma se la dotazione cerebrale del nostro paziente è integra, allora saranno presenti anche i transfert, a meno che non si confonda inopportunamente il concetto di transfert con quello di relazione interpersonale tra persone adulte. “[…] il processo – scrive Riolo (2004) – non attiene alla relazione reale tra gli oggetti e le persone. […] il soggetto e l’oggetto reali sono sì presenti e attivi, ma sono considerati dal dispositivo analitico come il luogo di operazioni simboliche e proiettive: ‘funzioni di transfert’. In questa prospettiva il processo analitico è piuttosto ciò che non appartiene alla relazione, che eccede la relazione”.2 L’“importanza suprema del transfert” (Bion, [1971] 1992, p. 349) rischia di essere travisata e smarrita proprio in un rischioso empirismo del “qui e ora” che azzera la complessità dinamica, paradossale e multidimensionale dell’esperienza analitica, e che induce nell’analista la cieca presunzione di conoscere in anticipo l’ineluttabilità interpersonale delle comunicazioni del paziente. Analogamente, tale rischio viene sottolineato da P. King quando scrive che “è necessario cogliere ciò che sta agendo nel presente, ma nel far questo dovremmo tenere in mente che il presente astorico contiene il passato, che è ancora psichicamente attivo nel presente. Il qui e ora non è propriamente il presente attuale” (1976-2004, p; 223).
9788826316819
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