I festival cinematografici operano storicamente come mercati culturali all’interno dei quali vengono promosse nuove estetiche, correnti, identità cinematografiche. In anni recenti, la loro influenza si è estesa sempre più anche alla serialità, con festival di rilievo che riservano spazi a prodotti televisivi ad alto valore autoriale e produttivo (de Valck, 2007). La serialità contemporanea, spesso sostenuta da piattaforme streaming e canali internazionali, trova nei festival una vetrina cruciale per la legittimazione critica, specie per quelle opere che veicolano narrazioni politiche e/o temi socialmente controversi. Questo paper si propone di analizzare come il sistema festivaliero e la critica contemporanei contribuiscano alla circolazione e legittimazione di narrazioni politiche, e in alcuni casi populiste, prendendo in esame tre serie televisive italiane recenti: L'arte della gioia di Valeria Golino, Dostoevskij dei fratelli D'Innocenzo, e M – Il figlio del secolo di Joe Wright. Le tre serie sono accomunate da uno stile autoriale, un alto entertainment e production value, un commissioning da parte di Sky Studios e un lancio promozionale che ha preso avvio all’interno di importanti circuiti festivalieri: M – Il figlio del secolo è stato presentato all’81ª Mostra del Cinema di Venezia, Dostoevskij nella sezione Berlinare Special della 74ª edizione del Festival di Berlino, mentre L’arte della gioia ha debuttato alla 77ª edizione del Festival di Cannes. Ciascuna di queste serie si caratterizza per racconti audaci, volti a esplorare temi caldi nel dibattito contemporaneo – tra cui questioni identitarie, sociali, di genere e di memoria storica – in modi che risuonano in maniera profonda e ambigua con le dinamiche politiche attuali. La strategia di promozione, imperniata su questi prestigiosi lanci festivali, ha trovato eco in un posizionamento critico mirato, che ha enfatizzato l’impatto politico e sociale delle opere (Elsaesser, 2005; Iordanova, 2013). A livello metodologico, l'analisi impiega una prospettiva interdisciplinare che incrocia i festival, i reception con i media industry studies (Gray, 2010; Caldwell, 2008), in modo da esplorare le interazioni tra la ricezione critica, politiche festivaliere e strategie di posizionamento industriale. Questo approccio permette di evidenziare come i festival e la critica non solo valorizzino le serie come opere d'intrattenimento di qualità, ma contribuiscano a creare una cornice interpretativa che ne esalta le narrazioni politiche, favorendone l’inserimento nei circuiti del dibattito culturale.
Narrazioni politiche e strategie di posizionamento. Sky Studios tra festival, critica e mercato / Fedele, Luana. - (2026), pp. 189-206.
Narrazioni politiche e strategie di posizionamento. Sky Studios tra festival, critica e mercato
Luana Fedele
2026
Abstract
I festival cinematografici operano storicamente come mercati culturali all’interno dei quali vengono promosse nuove estetiche, correnti, identità cinematografiche. In anni recenti, la loro influenza si è estesa sempre più anche alla serialità, con festival di rilievo che riservano spazi a prodotti televisivi ad alto valore autoriale e produttivo (de Valck, 2007). La serialità contemporanea, spesso sostenuta da piattaforme streaming e canali internazionali, trova nei festival una vetrina cruciale per la legittimazione critica, specie per quelle opere che veicolano narrazioni politiche e/o temi socialmente controversi. Questo paper si propone di analizzare come il sistema festivaliero e la critica contemporanei contribuiscano alla circolazione e legittimazione di narrazioni politiche, e in alcuni casi populiste, prendendo in esame tre serie televisive italiane recenti: L'arte della gioia di Valeria Golino, Dostoevskij dei fratelli D'Innocenzo, e M – Il figlio del secolo di Joe Wright. Le tre serie sono accomunate da uno stile autoriale, un alto entertainment e production value, un commissioning da parte di Sky Studios e un lancio promozionale che ha preso avvio all’interno di importanti circuiti festivalieri: M – Il figlio del secolo è stato presentato all’81ª Mostra del Cinema di Venezia, Dostoevskij nella sezione Berlinare Special della 74ª edizione del Festival di Berlino, mentre L’arte della gioia ha debuttato alla 77ª edizione del Festival di Cannes. Ciascuna di queste serie si caratterizza per racconti audaci, volti a esplorare temi caldi nel dibattito contemporaneo – tra cui questioni identitarie, sociali, di genere e di memoria storica – in modi che risuonano in maniera profonda e ambigua con le dinamiche politiche attuali. La strategia di promozione, imperniata su questi prestigiosi lanci festivali, ha trovato eco in un posizionamento critico mirato, che ha enfatizzato l’impatto politico e sociale delle opere (Elsaesser, 2005; Iordanova, 2013). A livello metodologico, l'analisi impiega una prospettiva interdisciplinare che incrocia i festival, i reception con i media industry studies (Gray, 2010; Caldwell, 2008), in modo da esplorare le interazioni tra la ricezione critica, politiche festivaliere e strategie di posizionamento industriale. Questo approccio permette di evidenziare come i festival e la critica non solo valorizzino le serie come opere d'intrattenimento di qualità, ma contribuiscano a creare una cornice interpretativa che ne esalta le narrazioni politiche, favorendone l’inserimento nei circuiti del dibattito culturale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


