«Perché ci vado? Perché è lì», replica George Mallory nel 1924, alla vigilia del suo terzo e fatale tentativo all’Everest, a chi gli domanda cosa lo muove verso l’impresa. In questa risposta apparentemente tautologica, eppure potentissima, si condensa il senso di un’intera pratica — quella alpinistica — che fa del gesto spontaneamente inutile, della spinta interiore e della relazione fisica con il mondo naturale un’esperienza radicale di conoscenza e di trasformazione del modo di vivere e percepire il paesaggio. L’alpinismo non nasce per produrre risultati, né per generare spettacolo, anche se entrambi gli effetti possono seguire questa attività. L’alpinismo è innanzitutto una forma incarnata di esperienza, che ha nel corpo, nello spazio e nel rischio i suoi strumenti cognitivi. Salire in montagna significa mettere in discussione l’idea che la conoscenza si eserciti solo nei luoghi abitabili, razionali e pianeggianti: al contrario, è nel confronto con il disabitabile — il freddo, il vuoto, la verticalità, il silenzio — che si può accedere a una forma di sapere altra, concreta, inattesa e imprevista che a qualcuno appare perfino necessaria.
«Perché è lì». L’alpinismo tra conoscenza, libertà e narrazione / Reale, Luca. - (2026), pp. 73-91. - STORIA E TERRITORIO. [10.53136/97912218233018].
«Perché è lì». L’alpinismo tra conoscenza, libertà e narrazione
Luca Reale
2026
Abstract
«Perché ci vado? Perché è lì», replica George Mallory nel 1924, alla vigilia del suo terzo e fatale tentativo all’Everest, a chi gli domanda cosa lo muove verso l’impresa. In questa risposta apparentemente tautologica, eppure potentissima, si condensa il senso di un’intera pratica — quella alpinistica — che fa del gesto spontaneamente inutile, della spinta interiore e della relazione fisica con il mondo naturale un’esperienza radicale di conoscenza e di trasformazione del modo di vivere e percepire il paesaggio. L’alpinismo non nasce per produrre risultati, né per generare spettacolo, anche se entrambi gli effetti possono seguire questa attività. L’alpinismo è innanzitutto una forma incarnata di esperienza, che ha nel corpo, nello spazio e nel rischio i suoi strumenti cognitivi. Salire in montagna significa mettere in discussione l’idea che la conoscenza si eserciti solo nei luoghi abitabili, razionali e pianeggianti: al contrario, è nel confronto con il disabitabile — il freddo, il vuoto, la verticalità, il silenzio — che si può accedere a una forma di sapere altra, concreta, inattesa e imprevista che a qualcuno appare perfino necessaria.| File | Dimensione | Formato | |
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