L’articolo propone una riflessione di sintesi sul problema della decisione giuridica nell’età dell’intelligenza artificiale, sostenendo che la diffusione di sistemi algoritmici non autorizza ad attribuire alla macchina una volontà o una soggettività autonome, ma impone di ripensare con maggiore rigore il rapporto tra volontà, decisione, azione e imputazione. Muovendo da una critica dell’antropomorfismo tecnologico e della riduzione formalistica del ragionamento giuridico, il saggio mostra che l’intelligenza artificiale può assistere, orientare o automatizzare segmenti del processo decisionale, senza però sostituire il momento propriamente giuridico dell’assunzione responsabile dell’esito. In tale prospettiva, vengono messi in luce i limiti della razionalità algoritmica, la necessità di superare il mito della black box mediante criteri di controllabilità, prevedibilità e governance, nonché il ruolo decisivo dei principi, dei diritti fondamentali e della regolazione multilivello, specie nei contesti di decisione automatizzata fondata su dati personali. L’analisi degli smart contract, degli algorithmic contract, dei modelli di responsabilità civile e dell’impiego dell’IA nei mercati e nella finanza conferma che la questione centrale non è se la macchina “decida”, ma a chi debbano essere imputati gli effetti giuridici e i rischi derivanti dall’uso della tecnica. La tesi conclusiva è che la decisione resta umana anche quando è tecnicamente mediata: il diritto deve quindi riattivare criticamente le proprie categorie per governare l’innovazione senza smarrire persona, responsabilità e tutela.
Riflessioni di sintesi su decisione, volontà e imputazione nell’età dell’intelligenza artificiale / Addis, Fabio. - (2025), pp. 739-774. - COLLANA DELL’UNIVERSITÀ LUM G. DEGENNARO CASAMASSIMA (BARI)-SERIE GIURIDICA.
Riflessioni di sintesi su decisione, volontà e imputazione nell’età dell’intelligenza artificiale
Fabio Addis
2025
Abstract
L’articolo propone una riflessione di sintesi sul problema della decisione giuridica nell’età dell’intelligenza artificiale, sostenendo che la diffusione di sistemi algoritmici non autorizza ad attribuire alla macchina una volontà o una soggettività autonome, ma impone di ripensare con maggiore rigore il rapporto tra volontà, decisione, azione e imputazione. Muovendo da una critica dell’antropomorfismo tecnologico e della riduzione formalistica del ragionamento giuridico, il saggio mostra che l’intelligenza artificiale può assistere, orientare o automatizzare segmenti del processo decisionale, senza però sostituire il momento propriamente giuridico dell’assunzione responsabile dell’esito. In tale prospettiva, vengono messi in luce i limiti della razionalità algoritmica, la necessità di superare il mito della black box mediante criteri di controllabilità, prevedibilità e governance, nonché il ruolo decisivo dei principi, dei diritti fondamentali e della regolazione multilivello, specie nei contesti di decisione automatizzata fondata su dati personali. L’analisi degli smart contract, degli algorithmic contract, dei modelli di responsabilità civile e dell’impiego dell’IA nei mercati e nella finanza conferma che la questione centrale non è se la macchina “decida”, ma a chi debbano essere imputati gli effetti giuridici e i rischi derivanti dall’uso della tecnica. La tesi conclusiva è che la decisione resta umana anche quando è tecnicamente mediata: il diritto deve quindi riattivare criticamente le proprie categorie per governare l’innovazione senza smarrire persona, responsabilità e tutela.| File | Dimensione | Formato | |
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