Queste brevi note intendono fare i primi passi verso un’interpretazione dell’architettura italiana moderna come adesione corale e di lunga durata ai principi del Verismo; lo stesso Verismo che abbiamo imparato a riconoscere – sin dalla scuola superiore – nella letteratura, nelle arti figurative, nel teatro e nel melodramma italiani del secondo Ottocento, come primo esito culturale della raggiunta unità politica del nostro paese, ancorché ricca di istanze sociali ancora oggi inappagate. E forse proprio dal mancato raggiungimento dei suoi fini sociali deriva la straordinaria durata del Verismo nell’architettura italiana, pur se sperimentato in diverse forme e con diversi, ma spesso inattendibili, abiti ideologici. Con questo testo, dunque, intendo iniziare a sottoporre a un più ampio giudizio, almeno le linee di indirizzo di una ricerca che sarà di lunga durata e produrrà esiti certamente più articolati e documentati. Qui la documentazione si limita soltanto alla citazione di alcuni progetti di Lucio Barbera considerati testimonianza o, meglio, prova dell’attendibilità dell’assunto di ricerca. Tale citazione trova la sua ragione nel fatto che Barbera appartiene a una generazione che è stata formata, dal punto di vista culturale e progettuale, da maestri che vollero dare il nome di Neorealismo alla breve e intensa modulazione dello storico Verismo italiano, cui essi affidarono la loro rinascita morale dopo il fascismo. Lucio Barbera si distingue nel panorama architettonico italiano per una visione dell’architettura che integra profondamente la storia e la cultura dei luoghi con le esigenze contemporanee, elaborando un linguaggio radicato nella memoria e reinterpretato per diventare espressione del presente.
Il Verismo nell’architettura italiana moderna. La testimonianza di alcune opere di Lucio Barbera / Del Monaco, Anna. - (2026), pp. 99-123.
Il Verismo nell’architettura italiana moderna. La testimonianza di alcune opere di Lucio Barbera
Del Monaco Anna
2026
Abstract
Queste brevi note intendono fare i primi passi verso un’interpretazione dell’architettura italiana moderna come adesione corale e di lunga durata ai principi del Verismo; lo stesso Verismo che abbiamo imparato a riconoscere – sin dalla scuola superiore – nella letteratura, nelle arti figurative, nel teatro e nel melodramma italiani del secondo Ottocento, come primo esito culturale della raggiunta unità politica del nostro paese, ancorché ricca di istanze sociali ancora oggi inappagate. E forse proprio dal mancato raggiungimento dei suoi fini sociali deriva la straordinaria durata del Verismo nell’architettura italiana, pur se sperimentato in diverse forme e con diversi, ma spesso inattendibili, abiti ideologici. Con questo testo, dunque, intendo iniziare a sottoporre a un più ampio giudizio, almeno le linee di indirizzo di una ricerca che sarà di lunga durata e produrrà esiti certamente più articolati e documentati. Qui la documentazione si limita soltanto alla citazione di alcuni progetti di Lucio Barbera considerati testimonianza o, meglio, prova dell’attendibilità dell’assunto di ricerca. Tale citazione trova la sua ragione nel fatto che Barbera appartiene a una generazione che è stata formata, dal punto di vista culturale e progettuale, da maestri che vollero dare il nome di Neorealismo alla breve e intensa modulazione dello storico Verismo italiano, cui essi affidarono la loro rinascita morale dopo il fascismo. Lucio Barbera si distingue nel panorama architettonico italiano per una visione dell’architettura che integra profondamente la storia e la cultura dei luoghi con le esigenze contemporanee, elaborando un linguaggio radicato nella memoria e reinterpretato per diventare espressione del presente.| File | Dimensione | Formato | |
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