This essay constitutes the conclusion of a research project aimed at identifying possible alternative responses to those currently implemented in post-disaster emergency housing, critically addressing its often dystopian condition and proposing a more human-centered approach grounded in identity, space, and community. The research investigates the concept of “dwelling in suspended time,” understood as the prolonged and often indefinite phase between the destruction of historic settlements and their reconstruction. Rather than considering emergency housing as a purely temporary and technical solution, the study places affected citizens back at the center, recognizing them as complex social subjects with cultural, emotional, and spatial needs. Through an analytical-deductive approach, the municipality of Accumoli—devastated by the 2016 earthquake—was selected as a case study. Nearly a decade later, residents are still living in prefabricated units, highlighting the inadequacy of current emergency strategies. The research emphasizes how such interventions frequently neglect the fundamental relationship between private dwellings and public spaces, as well as the symbolic and functional presence of institutions—key elements that have historically defined Italian urban settlements. The findings show that quantitative responses alone are insufficient. The lack of coherent planning, meaningful public spaces, and community-oriented design has contributed to social fragmentation and the loss of identity. In the case of Accumoli, the physical separation between housing, services, and institutions has weakened the social fabric, while inadequately designed shared spaces fail to foster interaction and a sense of belonging. The study argues that emergency housing should be conceived as an opportunity for regeneration rather than a mere temporary solution. Architectural design should incorporate minimum quality standards, paying attention to spatial relationships, collective spaces, and the everyday practices of residents. Even small-scale design decisions can significantly impact social cohesion and well-being. Ultimately, the research proposes a holistic vision of emergency architecture, capable of integrating social, cultural, and spatial dimensions. By reclaiming the importance of “minimal details” and community-oriented design, post-disaster interventions can be transformed from alienating environments into meaningful places that support dignity, identity, and the potential for collective rebirth.

Il saggio costituisce la conclusione di una ricerca che ha avuto come obiettivo l’individuazione di possibili risposte alternative a quelle attualmente messe in campo per l’edilizia abitativa d’emergenza post-disastro, criticandone la condizione spesso distopica e proponendo un approccio più centrato sull’essere umano, fondandolo su identità, spazio e comunità. La ricerca ha indagato il concetto di “abitare nel tempo sospeso”, ovvero la fase prolungata e spesso indefinita tra la distruzione degli insediamenti storici e la loro ricostruzione. Piuttosto che considerare l’abitazione d’emergenza come una risposta puramente temporanea e tecnica, lo studio riporta al centro i cittadini colpiti, riconoscendoli come soggetti sociali complessi, portatori di bisogni culturali, emotivi e spaziali. Attraverso un approccio analitico-deduttivo, il comune di Accumoli—devastato dal terremoto del 2016—è stato assunto come caso studio. A quasi un decennio di distanza, gli abitanti vivono ancora in moduli prefabbricati, evidenziando l’inadeguatezza delle strategie emergenziali attuali. La ricerca sottolinea come tali interventi trascurino frequentemente la relazione fondamentale tra abitazioni private e spazi pubblici, nonché la presenza simbolica e funzionale delle istituzioni, elementi chiave che storicamente definiscono gli insediamenti urbani italiani. I risultati mostrano che le risposte quantitative non sono sufficienti. L’assenza di una pianificazione coerente, di spazi pubblici significativi e di una progettazione orientata alla comunità ha contribuito alla frammentazione sociale e alla perdita di identità. Nel caso di Accumoli, la separazione fisica tra residenze, servizi e istituzioni ha indebolito il tessuto sociale, mentre gli spazi condivisi, progettati in modo inadeguato, non riescono a favorire interazione e senso di appartenenza. Lo studio sostiene che l’edilizia d’emergenza debba essere concepita come un’opportunità di rigenerazione, e non come una semplice soluzione temporanea. La progettazione architettonica dovrebbe includere standard minimi di qualità, ponendo attenzione alle relazioni spaziali, agli spazi collettivi e alle pratiche quotidiane degli abitanti. Anche decisioni progettuali su piccola scala possono incidere significativamente sulla coesione sociale e sul benessere.

Against the dystopia of living. Rethinking post-disaster housing emergency through identity, space, and community / Grimaldi, Andrea. - (2025), pp. 128-137.

Against the dystopia of living. Rethinking post-disaster housing emergency through identity, space, and community

Grimaldi, Andrea
2025

Abstract

This essay constitutes the conclusion of a research project aimed at identifying possible alternative responses to those currently implemented in post-disaster emergency housing, critically addressing its often dystopian condition and proposing a more human-centered approach grounded in identity, space, and community. The research investigates the concept of “dwelling in suspended time,” understood as the prolonged and often indefinite phase between the destruction of historic settlements and their reconstruction. Rather than considering emergency housing as a purely temporary and technical solution, the study places affected citizens back at the center, recognizing them as complex social subjects with cultural, emotional, and spatial needs. Through an analytical-deductive approach, the municipality of Accumoli—devastated by the 2016 earthquake—was selected as a case study. Nearly a decade later, residents are still living in prefabricated units, highlighting the inadequacy of current emergency strategies. The research emphasizes how such interventions frequently neglect the fundamental relationship between private dwellings and public spaces, as well as the symbolic and functional presence of institutions—key elements that have historically defined Italian urban settlements. The findings show that quantitative responses alone are insufficient. The lack of coherent planning, meaningful public spaces, and community-oriented design has contributed to social fragmentation and the loss of identity. In the case of Accumoli, the physical separation between housing, services, and institutions has weakened the social fabric, while inadequately designed shared spaces fail to foster interaction and a sense of belonging. The study argues that emergency housing should be conceived as an opportunity for regeneration rather than a mere temporary solution. Architectural design should incorporate minimum quality standards, paying attention to spatial relationships, collective spaces, and the everyday practices of residents. Even small-scale design decisions can significantly impact social cohesion and well-being. Ultimately, the research proposes a holistic vision of emergency architecture, capable of integrating social, cultural, and spatial dimensions. By reclaiming the importance of “minimal details” and community-oriented design, post-disaster interventions can be transformed from alienating environments into meaningful places that support dignity, identity, and the potential for collective rebirth.
2025
Emergency architecture and contexts. Living, working, learning in the transitional city of reconstruction
979-12-5644-154-9
Il saggio costituisce la conclusione di una ricerca che ha avuto come obiettivo l’individuazione di possibili risposte alternative a quelle attualmente messe in campo per l’edilizia abitativa d’emergenza post-disastro, criticandone la condizione spesso distopica e proponendo un approccio più centrato sull’essere umano, fondandolo su identità, spazio e comunità. La ricerca ha indagato il concetto di “abitare nel tempo sospeso”, ovvero la fase prolungata e spesso indefinita tra la distruzione degli insediamenti storici e la loro ricostruzione. Piuttosto che considerare l’abitazione d’emergenza come una risposta puramente temporanea e tecnica, lo studio riporta al centro i cittadini colpiti, riconoscendoli come soggetti sociali complessi, portatori di bisogni culturali, emotivi e spaziali. Attraverso un approccio analitico-deduttivo, il comune di Accumoli—devastato dal terremoto del 2016—è stato assunto come caso studio. A quasi un decennio di distanza, gli abitanti vivono ancora in moduli prefabbricati, evidenziando l’inadeguatezza delle strategie emergenziali attuali. La ricerca sottolinea come tali interventi trascurino frequentemente la relazione fondamentale tra abitazioni private e spazi pubblici, nonché la presenza simbolica e funzionale delle istituzioni, elementi chiave che storicamente definiscono gli insediamenti urbani italiani. I risultati mostrano che le risposte quantitative non sono sufficienti. L’assenza di una pianificazione coerente, di spazi pubblici significativi e di una progettazione orientata alla comunità ha contribuito alla frammentazione sociale e alla perdita di identità. Nel caso di Accumoli, la separazione fisica tra residenze, servizi e istituzioni ha indebolito il tessuto sociale, mentre gli spazi condivisi, progettati in modo inadeguato, non riescono a favorire interazione e senso di appartenenza. Lo studio sostiene che l’edilizia d’emergenza debba essere concepita come un’opportunità di rigenerazione, e non come una semplice soluzione temporanea. La progettazione architettonica dovrebbe includere standard minimi di qualità, ponendo attenzione alle relazioni spaziali, agli spazi collettivi e alle pratiche quotidiane degli abitanti. Anche decisioni progettuali su piccola scala possono incidere significativamente sulla coesione sociale e sul benessere.
emergency housing; community identity; post-disaster recovery; public space; social cohesion
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Against the dystopia of living. Rethinking post-disaster housing emergency through identity, space, and community / Grimaldi, Andrea. - (2025), pp. 128-137.
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