Il capitolo analizza l'evoluzione della rendicontazione sociale nell'Unione Europea, passando da un approccio volontaristico a una regolamentazione obbligatoria, evidenziando l'influenza del capitalismo finanziario su tale processo. La rendicontazione sociale è definita come uno strumento per informare gli stakeholder su aspetti non finanziari, come quelli sociali e ambientali, e si è evoluta da un approccio volontaristico (2001-2013) a uno obbligatorio (2014-presente). Inizialmente, l'UE promuoveva la responsabilità sociale d'impresa (CSR) come scelta etica, incoraggiando le aziende a integrare preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni. La strategia "Europa 2020" ha enfatizzato la CSR come elemento chiave per la fiducia a lungo termine di lavoratori e consumatori, ma già si intravedevano influenze neoliberali, suggerendo che la CSR potesse portare vantaggi commerciali, come previsto dal modello statunitense degli "Harvester", teorizzato dalla Sloan Management School del Massachussets Institute of Technology. La Direttiva 2014/95/EU (NFRD) ha introdotto l'obbligo di rendicontazione non finanziaria per le aziende di interesse pubblico, consentendo loro di scegliere il framework di reporting. La NFRD ha richiesto la divulgazione di informazioni su cinque aree non finanziarie, ma ha mantenuto un regime di auto-certificazione, senza obbligo di revisione legale. La Direttiva 2022/2464 (CSRD) ha ampliato l'ambito di applicazione a tutte le grandi aziende e a quelle quotate, introducendo un framework di reporting obbligatorio (ESRS dell'EFRAG) e richiedendo una revisione legale delle informazioni fornite. La CSRD enfatizza il concetto di doppia materialità, trattando le questioni ESG (ambientali, sociali e di governance) come rilevanti sia per la salute finanziaria delle aziende che per gli stakeholder. La transizione verso la regolamentazione obbligatoria è guidata dagli interessi dei grandi investitori sui mercati finanziari, che richiedono accesso a informazioni non finanziarie standardizzate e digitalizzate per orientare in tempi rapidi le decisioni di allocazione di capitali di rischio e speculazione. Il capitalismo finanziario, rappresentato da grandi investitori, dalle banche di affari e dai fondi d'investimento, ha acquisito un ruolo predominante nell'economia, spostando l'attenzione dalle aziende reali ai mercati finanziari. La crescente finanziarizzazione ha portato a un aumento delle disuguaglianze e a una centralizzazione del controllo economico, con il capitale che si concentra nelle mani di pochi. La finanziarizzazione comporta altresì costi sociali significativi, poiché non supporta una vasta classe media e favorisce l'accumulo di ricchezze tra le élite finanziarie. Le aziende sono viste come oggetti di mercato, senza considerazione per le loro storia, identità e valori, e i dati sulla sostenibilità sono utilizzati per valutare la loro redditività in una ottica prevalentemente speculativa nel breve periodo. Le istituzioni finanziarie influenzano le decisioni politiche e le nomine nei vertici dell'UE, evidenziando il loro potere nel plasmare le normative in modo rispondente ai loro interessi. La transizione da un approccio volontaristico a uno obbligatorio solleva interrogativi sulla reale efficacia della rendicontazione non finanziaria come strumento interno della responsabilità sociale d'impresa. La regolamentazione attuale esclude dall'obbligo di rendicontazione le piccole e medie imprese non quotate, le uniche entità cui il capitalismo finanziario non risulta interessato. La crescente influenza del capitalismo finanziario sull'UE porta a considerare tale istituzione, come anche la maggioranza dei suoi attuali Stati Membri, come "oligarchie liberali", come evidenziato dal sociologo francese Immanuel Todd (2023) e in tali contesti l'idea stessa di una CSR intesa come filosofia gestionale sembra non avere più alcun reale significato.
Capitolo 18 - Social reporting from voluntaristic approach to EU mandatory regulation / Scarcella Prandstraller, Stefano. - (2025), pp. 365-376. [10.13133/9788893774109].
Capitolo 18 - Social reporting from voluntaristic approach to EU mandatory regulation
Stefano Scarcella Prandstraller
2025
Abstract
Il capitolo analizza l'evoluzione della rendicontazione sociale nell'Unione Europea, passando da un approccio volontaristico a una regolamentazione obbligatoria, evidenziando l'influenza del capitalismo finanziario su tale processo. La rendicontazione sociale è definita come uno strumento per informare gli stakeholder su aspetti non finanziari, come quelli sociali e ambientali, e si è evoluta da un approccio volontaristico (2001-2013) a uno obbligatorio (2014-presente). Inizialmente, l'UE promuoveva la responsabilità sociale d'impresa (CSR) come scelta etica, incoraggiando le aziende a integrare preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni. La strategia "Europa 2020" ha enfatizzato la CSR come elemento chiave per la fiducia a lungo termine di lavoratori e consumatori, ma già si intravedevano influenze neoliberali, suggerendo che la CSR potesse portare vantaggi commerciali, come previsto dal modello statunitense degli "Harvester", teorizzato dalla Sloan Management School del Massachussets Institute of Technology. La Direttiva 2014/95/EU (NFRD) ha introdotto l'obbligo di rendicontazione non finanziaria per le aziende di interesse pubblico, consentendo loro di scegliere il framework di reporting. La NFRD ha richiesto la divulgazione di informazioni su cinque aree non finanziarie, ma ha mantenuto un regime di auto-certificazione, senza obbligo di revisione legale. La Direttiva 2022/2464 (CSRD) ha ampliato l'ambito di applicazione a tutte le grandi aziende e a quelle quotate, introducendo un framework di reporting obbligatorio (ESRS dell'EFRAG) e richiedendo una revisione legale delle informazioni fornite. La CSRD enfatizza il concetto di doppia materialità, trattando le questioni ESG (ambientali, sociali e di governance) come rilevanti sia per la salute finanziaria delle aziende che per gli stakeholder. La transizione verso la regolamentazione obbligatoria è guidata dagli interessi dei grandi investitori sui mercati finanziari, che richiedono accesso a informazioni non finanziarie standardizzate e digitalizzate per orientare in tempi rapidi le decisioni di allocazione di capitali di rischio e speculazione. Il capitalismo finanziario, rappresentato da grandi investitori, dalle banche di affari e dai fondi d'investimento, ha acquisito un ruolo predominante nell'economia, spostando l'attenzione dalle aziende reali ai mercati finanziari. La crescente finanziarizzazione ha portato a un aumento delle disuguaglianze e a una centralizzazione del controllo economico, con il capitale che si concentra nelle mani di pochi. La finanziarizzazione comporta altresì costi sociali significativi, poiché non supporta una vasta classe media e favorisce l'accumulo di ricchezze tra le élite finanziarie. Le aziende sono viste come oggetti di mercato, senza considerazione per le loro storia, identità e valori, e i dati sulla sostenibilità sono utilizzati per valutare la loro redditività in una ottica prevalentemente speculativa nel breve periodo. Le istituzioni finanziarie influenzano le decisioni politiche e le nomine nei vertici dell'UE, evidenziando il loro potere nel plasmare le normative in modo rispondente ai loro interessi. La transizione da un approccio volontaristico a uno obbligatorio solleva interrogativi sulla reale efficacia della rendicontazione non finanziaria come strumento interno della responsabilità sociale d'impresa. La regolamentazione attuale esclude dall'obbligo di rendicontazione le piccole e medie imprese non quotate, le uniche entità cui il capitalismo finanziario non risulta interessato. La crescente influenza del capitalismo finanziario sull'UE porta a considerare tale istituzione, come anche la maggioranza dei suoi attuali Stati Membri, come "oligarchie liberali", come evidenziato dal sociologo francese Immanuel Todd (2023) e in tali contesti l'idea stessa di una CSR intesa come filosofia gestionale sembra non avere più alcun reale significato.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


