Il saggio analizza il ruolo del dettaglio in architettura come elemento capace di esprimere l’intero progetto, superando la sua tradizionale interpretazione tecnica o decorativa. Il dettaglio viene inteso come dispositivo teorico in cui si intrecciano struttura, funzione e forma, rivelando la coerenza profonda del costruire. All’interno di un approccio definito “ascetismo formale”, ogni parte è ricondotta all’unità dell’insieme, fino a rendere il dettaglio stesso portatore del significato complessivo dell’opera. Attraverso riferimenti teorici e progettuali (tra cui Aldo Rossi, Mario Ridolfi e Franco Purini), il testo evidenzia come il dettaglio sia espressione delle scelte compositive e costruttive e non un elemento accessorio. Tale prospettiva trova una sintesi esemplare nell’opera di Simon Ungers, in cui rigore, controllo e riduzione formale conducono a un’architettura essenziale e astratta. Nei progetti di Ungers, il dettaglio perde ogni carattere ornamentale per dissolversi nell’unità dell’opera: diventa misura, proporzione e controllo assoluto, fino a risultare invisibile ma determinante. Questo processo di riduzione conduce a un’architettura “del silenzio”, in cui materia e forma tendono a una dimensione insieme concreta e spirituale. Il dettaglio, dunque, non è più un frammento ma il luogo in cui si manifesta, in forma pura, il pensiero progettuale e la dimensione etica del costruire.
L’ASCETISMO FORMALE E IL DETTAGLIO COME DISPOSITIVO TEORICO / Nencini, Dina. - (2026), pp. 165-174.
L’ASCETISMO FORMALE E IL DETTAGLIO COME DISPOSITIVO TEORICO
dina nencini
2026
Abstract
Il saggio analizza il ruolo del dettaglio in architettura come elemento capace di esprimere l’intero progetto, superando la sua tradizionale interpretazione tecnica o decorativa. Il dettaglio viene inteso come dispositivo teorico in cui si intrecciano struttura, funzione e forma, rivelando la coerenza profonda del costruire. All’interno di un approccio definito “ascetismo formale”, ogni parte è ricondotta all’unità dell’insieme, fino a rendere il dettaglio stesso portatore del significato complessivo dell’opera. Attraverso riferimenti teorici e progettuali (tra cui Aldo Rossi, Mario Ridolfi e Franco Purini), il testo evidenzia come il dettaglio sia espressione delle scelte compositive e costruttive e non un elemento accessorio. Tale prospettiva trova una sintesi esemplare nell’opera di Simon Ungers, in cui rigore, controllo e riduzione formale conducono a un’architettura essenziale e astratta. Nei progetti di Ungers, il dettaglio perde ogni carattere ornamentale per dissolversi nell’unità dell’opera: diventa misura, proporzione e controllo assoluto, fino a risultare invisibile ma determinante. Questo processo di riduzione conduce a un’architettura “del silenzio”, in cui materia e forma tendono a una dimensione insieme concreta e spirituale. Il dettaglio, dunque, non è più un frammento ma il luogo in cui si manifesta, in forma pura, il pensiero progettuale e la dimensione etica del costruire.| File | Dimensione | Formato | |
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