Il saggio affronta il tema del rapporto tra dicibile e indicibile, assumendolo come binomio strutturalmente necessario. Dopo avere richiamato il ruolo fondativo della lingua per la comunità umana, da Aristotele al “Verbo” giovanneo, e il dibattito contemporaneo (De Mauro) sulla centralità della parola, l’autore sviluppa il discorso lungo tre direttrici. La prima, teorica, riguarda la natura della lingua, la sua “onnipotenza semantica” e i suoi limiti, il rapporto con il pensiero, la formula kierkegaardiana della “lotta con(tro) l’inesprimibile” e il confine del dicibile così come delineato da Wittgenstein. La seconda esplora il nesso tra indicibile, silenzio ed emozioni, attraverso la letteratura e la psicoanalisi, come tentativi di dare forma a ciò che resiste alla parola. La terza direttrice considera le dimensioni sociali, politiche e culturali dell’indicibile: dal religioso al controllo del linguaggio nei regimi e nelle democrazie, dal politically correct all’hate speech, fino all’indicibile come prodotto dalla mancanza di strumenti linguistici e dalla diseguaglianza educativa, con riferimento a Don Milani, De Mauro e ai dati più recenti su analfabetismo funzionale e partecipazione democratica. Per l'autore, infine, l’intrinseca imperfezione della lingua è connaturata alla sistematica “lotta con(tro) l’inesprimibile”; e la traduzione, in ogni sua forma, è una rappresentazione esemplare di questa inesauribile tensione.
Dicibile/indicibile: un binomio necessario / De Renzo, Francesco. - (2025), pp. 17-46.
Dicibile/indicibile: un binomio necessario
Francesco De Renzo
2025
Abstract
Il saggio affronta il tema del rapporto tra dicibile e indicibile, assumendolo come binomio strutturalmente necessario. Dopo avere richiamato il ruolo fondativo della lingua per la comunità umana, da Aristotele al “Verbo” giovanneo, e il dibattito contemporaneo (De Mauro) sulla centralità della parola, l’autore sviluppa il discorso lungo tre direttrici. La prima, teorica, riguarda la natura della lingua, la sua “onnipotenza semantica” e i suoi limiti, il rapporto con il pensiero, la formula kierkegaardiana della “lotta con(tro) l’inesprimibile” e il confine del dicibile così come delineato da Wittgenstein. La seconda esplora il nesso tra indicibile, silenzio ed emozioni, attraverso la letteratura e la psicoanalisi, come tentativi di dare forma a ciò che resiste alla parola. La terza direttrice considera le dimensioni sociali, politiche e culturali dell’indicibile: dal religioso al controllo del linguaggio nei regimi e nelle democrazie, dal politically correct all’hate speech, fino all’indicibile come prodotto dalla mancanza di strumenti linguistici e dalla diseguaglianza educativa, con riferimento a Don Milani, De Mauro e ai dati più recenti su analfabetismo funzionale e partecipazione democratica. Per l'autore, infine, l’intrinseca imperfezione della lingua è connaturata alla sistematica “lotta con(tro) l’inesprimibile”; e la traduzione, in ogni sua forma, è una rappresentazione esemplare di questa inesauribile tensione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


