In Italia, lo scoppio della crisi ha fatto si che le politiche di investimento delle imprese manifatturiere italiane abbiano sofferto molto di più rispetto agli altri paesi dell’UE. Ancora oggi, nonostante alcuni segnali di inversione di tendenza, le PMI italiane si caratterizzano per elevati rapporti di indebitamento, difficoltà a finanziare lo sviluppo con capitale proprio e tendenza a utilizzare quasi esclusivamente i canali bancari per la copertura dei fabbisogni. I dati dell’ISTAT fanno emergere che le passività delle società italiane sono costituite al 50% da capitale proprio, per il 30% da debito bancario e per la restante parte da molteplici fonti di finanziamento (compresi i debiti commerciali). In tale contesto va considerato il presente contributo, che si concentra sugli effetti dei mini-bond intesi quali nuovi strumenti per finanziare la crescita e l’innovazione, introdotti in Europa per contrastare le conseguenze negative della crisi finanziaria. L’introduzione dei mini-bond aveva infatti l’obiettivo di limitare la dipendenza delle PMI da intermediari e sistemi bancari, rendendo più accessibili i mercati finanziari per l’acquisizione di risorse di capitale; mercati che rappresentano, a tutt’oggi, un “canale” di finanziamento poco utilizzato a causa dell’onerosità, della difficoltà di accesso e della scarsa cultura finanziaria aziendale. I mini-bond aprono il capitale di debito agli investitori professionali o istituzionali, determinando un cambiamento sia nelle politiche di investimento e finanziamento sia nella struttura e nel funzionamento del governo societario.
Strumenti innovativi di finanziamento: i Minibond / Giovannini, Renato; Angelini, Maria Serena; Gennaro, Alessandro. - (2020), pp. 611-640.
Strumenti innovativi di finanziamento: i Minibond
Angelini Maria SerenaWriting – Review & Editing
;Gennaro AlessandroConceptualization
2020
Abstract
In Italia, lo scoppio della crisi ha fatto si che le politiche di investimento delle imprese manifatturiere italiane abbiano sofferto molto di più rispetto agli altri paesi dell’UE. Ancora oggi, nonostante alcuni segnali di inversione di tendenza, le PMI italiane si caratterizzano per elevati rapporti di indebitamento, difficoltà a finanziare lo sviluppo con capitale proprio e tendenza a utilizzare quasi esclusivamente i canali bancari per la copertura dei fabbisogni. I dati dell’ISTAT fanno emergere che le passività delle società italiane sono costituite al 50% da capitale proprio, per il 30% da debito bancario e per la restante parte da molteplici fonti di finanziamento (compresi i debiti commerciali). In tale contesto va considerato il presente contributo, che si concentra sugli effetti dei mini-bond intesi quali nuovi strumenti per finanziare la crescita e l’innovazione, introdotti in Europa per contrastare le conseguenze negative della crisi finanziaria. L’introduzione dei mini-bond aveva infatti l’obiettivo di limitare la dipendenza delle PMI da intermediari e sistemi bancari, rendendo più accessibili i mercati finanziari per l’acquisizione di risorse di capitale; mercati che rappresentano, a tutt’oggi, un “canale” di finanziamento poco utilizzato a causa dell’onerosità, della difficoltà di accesso e della scarsa cultura finanziaria aziendale. I mini-bond aprono il capitale di debito agli investitori professionali o istituzionali, determinando un cambiamento sia nelle politiche di investimento e finanziamento sia nella struttura e nel funzionamento del governo societario.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


