Tra le carte dei Chierici Regolari Minori di Casteldurante (oggi Urbania) conservate presso l’Archivio di Stato di Roma, è stato ritrovata, molti anni or sono, la "Memoria delle cose che occorrono nella casa del Santissimo Crocifisso", una sorta di diario tenuto costantemente dai padri caracciolini, un registro dei fatti, delle feste e delle pratiche devote di una piccola comunità religiosa, assai ripetitivo e monotono. Il prezioso documento tramanda eventi perlopiù ordinari ma con il merito di intercettare le presenze e lo stato di salute dell’anziano duca Francesco Maria II della Rovere nell’ultimo difficile tratto della sua esistenza, dal febbraio 1628 al 28 aprile 1631, giorno della sua morte. La sequenza interminabile di brevi annotazioni quasi giornaliere è interrotta alla carta 142 dalla registrazione di un evento eccezionale: un elefante, Don Diego (omonimo tra le altre cose del santo spagnolo, Diego d’Alcalà, prediletto dal duca Francesco Maria) irrompe nel quotidiano di un manipolo di chierici e di una comunità di sudditi estenuata, pronta a consegnarsi al governatore pontificio inviato da papa Urbano VIII quando, a causa dell’interruzione dell’asse ereditario, gli atti di devoluzione dello Stato di Urbino alla Chiesa erano stati già firmati da qualche anno.
Preludio caracciolino all’Historia naturale dell’elefante / Moretti, Massimo. - (2025), pp. 7-12.
Preludio caracciolino all’Historia naturale dell’elefante
Massimo Moretti
2025
Abstract
Tra le carte dei Chierici Regolari Minori di Casteldurante (oggi Urbania) conservate presso l’Archivio di Stato di Roma, è stato ritrovata, molti anni or sono, la "Memoria delle cose che occorrono nella casa del Santissimo Crocifisso", una sorta di diario tenuto costantemente dai padri caracciolini, un registro dei fatti, delle feste e delle pratiche devote di una piccola comunità religiosa, assai ripetitivo e monotono. Il prezioso documento tramanda eventi perlopiù ordinari ma con il merito di intercettare le presenze e lo stato di salute dell’anziano duca Francesco Maria II della Rovere nell’ultimo difficile tratto della sua esistenza, dal febbraio 1628 al 28 aprile 1631, giorno della sua morte. La sequenza interminabile di brevi annotazioni quasi giornaliere è interrotta alla carta 142 dalla registrazione di un evento eccezionale: un elefante, Don Diego (omonimo tra le altre cose del santo spagnolo, Diego d’Alcalà, prediletto dal duca Francesco Maria) irrompe nel quotidiano di un manipolo di chierici e di una comunità di sudditi estenuata, pronta a consegnarsi al governatore pontificio inviato da papa Urbano VIII quando, a causa dell’interruzione dell’asse ereditario, gli atti di devoluzione dello Stato di Urbino alla Chiesa erano stati già firmati da qualche anno.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


