Il saggio prende avvio dall’eco in Curia dell’incoronazione del 1341 testimoniata dalla Octava vita di Benedetto XII per contestualizzare tre componimenti poetici latini composti da Petrarca durante il pontificato di Clemente VI, suo generoso protettore. Appartenenti a due diversi versanti dell’ampio corpus petrarchesco indirizzato ai curiali, i testi in questione comprendono la Epyst. II 5 (novembre 1342), contributo alla missione diplomatica dei rappresentanti del comune romano presso il neo-eletto pontefice, e le due egloghe satiriche composte nella fase conclusiva del regno di Pierre Roger (BC VI-VII, databili tra il 1349 e il 1353). L’Epyst. II 5, ideata perché venisse letta e discussa negli ambienti curiali, rappresenta un esempio mirabile di accorta comunicazione politica. Tanto la prima parte della missiva, dedicata a evocare le cattive condizioni di Roma, abbandonata dal suo Sposo, quanto la seconda, incentrata sulla richiesta della concessione del Giubileo per l’anno 1350, esibiscono un complesso intreccio di riferimenti alla sacralità di Roma e alla maiestas pontificia. L’intento del componimento, d’altronde, è quello di tentare l’interlocuzione con Clemente VI, particolarmente sensibile, come dimostrato dalla sua cerimonia di incoronazione, all’esibizione del potere papale. Le due egloghe, invece, esprimono, con sarcasmo e ferocia, il disappunto nei confronti di Pierre Roger seguito, rispettivamente, all’acquisto di Avignone da parte della Chiesa nell’estate del 1348 e all’elezione, durante il concistoro del 1350, di una maggioranza schiacciante di cardinali francesi. Interpretati in tale chiave, Pastorum pathos e Grex infectus offrono un caso estremamente significativo di comunicazione cifrata in versi rivolta a quanti, in Curia, appartenevano al partito italiano o simpatizzano per la causa del ritorno della sede papale nell’Urbe.
I componimenti poetici di Petrarca per Clemente VI / Geri, Lorenzo. - (2025), pp. 69-92. [10.13133/9788893773904].
I componimenti poetici di Petrarca per Clemente VI
GERI, Lorenzo
2025
Abstract
Il saggio prende avvio dall’eco in Curia dell’incoronazione del 1341 testimoniata dalla Octava vita di Benedetto XII per contestualizzare tre componimenti poetici latini composti da Petrarca durante il pontificato di Clemente VI, suo generoso protettore. Appartenenti a due diversi versanti dell’ampio corpus petrarchesco indirizzato ai curiali, i testi in questione comprendono la Epyst. II 5 (novembre 1342), contributo alla missione diplomatica dei rappresentanti del comune romano presso il neo-eletto pontefice, e le due egloghe satiriche composte nella fase conclusiva del regno di Pierre Roger (BC VI-VII, databili tra il 1349 e il 1353). L’Epyst. II 5, ideata perché venisse letta e discussa negli ambienti curiali, rappresenta un esempio mirabile di accorta comunicazione politica. Tanto la prima parte della missiva, dedicata a evocare le cattive condizioni di Roma, abbandonata dal suo Sposo, quanto la seconda, incentrata sulla richiesta della concessione del Giubileo per l’anno 1350, esibiscono un complesso intreccio di riferimenti alla sacralità di Roma e alla maiestas pontificia. L’intento del componimento, d’altronde, è quello di tentare l’interlocuzione con Clemente VI, particolarmente sensibile, come dimostrato dalla sua cerimonia di incoronazione, all’esibizione del potere papale. Le due egloghe, invece, esprimono, con sarcasmo e ferocia, il disappunto nei confronti di Pierre Roger seguito, rispettivamente, all’acquisto di Avignone da parte della Chiesa nell’estate del 1348 e all’elezione, durante il concistoro del 1350, di una maggioranza schiacciante di cardinali francesi. Interpretati in tale chiave, Pastorum pathos e Grex infectus offrono un caso estremamente significativo di comunicazione cifrata in versi rivolta a quanti, in Curia, appartenevano al partito italiano o simpatizzano per la causa del ritorno della sede papale nell’Urbe.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


