Il contributo è incentrato sulla riscrittura bachmanniana della parabola "Der Affe als Mensch" del secondo Märchenalmanch di W. Hauff ("Der Sheik von Alessandria und seine Sklaven", 1827), a sua volta ispiratosi al Kreislerianum "Nachricht von einem gebildeten jungen Mann" di E.T.A. Hoffmann. Con un ulteriore giro di vite Bachmann sfrutta e acuisce al contempo sia la comicità della tradizione dell’opera buffa e della commedia dell’arte, che l’ironia già presente nella satira sociale prerealistica di Hauff trasformandola in un’opera grottesca e abissale che, nell'incontro-scontro con il diverso, fa trasparire “das immanent Diabolische im scheinbar Gemütlichen” (Beck 1997). La forza (politica) dirompente del libretto bachmanniano consiste, infatti, nel superare i confini del mero smascheramento della grettezza borghese biedermeieriana per rivelarne “alcuni tratti fatali” di grande attualità (Bachmann, Werke 1, 1978, 436) quali la xenofobia, l’animalità, la latente violenza linguistica e la fin troppo facile seducibilità, una predisposizione che, implicitamente accostata alla ben nota manipolazione delle masse del XX secolo, rende palese tutta la fragilità di un ordine solo apparentemente sicuro e, quindi, l’impossibilità di un lieto fine.
Un ‘esperimento diabolico’: "Der junge Lord" di Ingeborg Bachmann / Acciaioli, Stefania. - (2022), pp. 435-459.
Un ‘esperimento diabolico’: "Der junge Lord" di Ingeborg Bachmann
Acciaioli, Stefania
2022
Abstract
Il contributo è incentrato sulla riscrittura bachmanniana della parabola "Der Affe als Mensch" del secondo Märchenalmanch di W. Hauff ("Der Sheik von Alessandria und seine Sklaven", 1827), a sua volta ispiratosi al Kreislerianum "Nachricht von einem gebildeten jungen Mann" di E.T.A. Hoffmann. Con un ulteriore giro di vite Bachmann sfrutta e acuisce al contempo sia la comicità della tradizione dell’opera buffa e della commedia dell’arte, che l’ironia già presente nella satira sociale prerealistica di Hauff trasformandola in un’opera grottesca e abissale che, nell'incontro-scontro con il diverso, fa trasparire “das immanent Diabolische im scheinbar Gemütlichen” (Beck 1997). La forza (politica) dirompente del libretto bachmanniano consiste, infatti, nel superare i confini del mero smascheramento della grettezza borghese biedermeieriana per rivelarne “alcuni tratti fatali” di grande attualità (Bachmann, Werke 1, 1978, 436) quali la xenofobia, l’animalità, la latente violenza linguistica e la fin troppo facile seducibilità, una predisposizione che, implicitamente accostata alla ben nota manipolazione delle masse del XX secolo, rende palese tutta la fragilità di un ordine solo apparentemente sicuro e, quindi, l’impossibilità di un lieto fine.| File | Dimensione | Formato | |
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Note: Articolo in volume sulla rielaborazione di un racconto di Hauff da parte di Bachmann nel libretto dell'opera"Der junge Lord" (musica di Henze)
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