Il volume raccoglie una serie di studi dedicati all’osservazione del contenzioso climatico in una prospettiva insolita rispetto alla letteratura ad oggi maturata nel panorama comparato. Il fenomeno, infatti, è analizzato non tanto, o non solo, come manifestazione di rivendicazione della tutela dei diritti, quanto come emersione di una logica di azione che induce a superare i limiti strutturali dei poteri deliberativi tradizionali (parlamentari o aziendali), incapaci, nelle loro logiche di compromesso e bilanciamento, di riconoscere priorità e gerarchie di intervento sulla crisi climatica in una prospettiva intertemporale di lunga durata. Parlamenti, governi e aziende legittimano il proprio decidere sulla base delle aspettative presenti. Rincorrono la contingenza, immaginando un futuro uguale al presente o addirittura migliore, dunque governabile come successiva contingenza a venire. La crisi climatica, però, consiste in un’attualità che attiva un futuro solo peggiorativo. Non è contingenza; è inerzia trasformativa e irreversibile del sistema Terra, condizionata dal tempo. Il tempo, nella crisi climatica, assurge a elemento determinante e non negoziabile della decisione, limitando il potere. Nei contenziosi, la contrapposizione binaria dei soggetti (ricorrente-convenuto; danneggiante-danneggiato) e delle preferenze (solo per l’oggi o anche per il domani) rende più facilmente comprensibile questo limite, costringendo tutti gli attori coinvolti a prendere posizione in modo univoco ed esplicito.
Contenzioso climatico e limite del potere. Un monitoraggio su categorie concettuali e uso delle parole / Giorgianni, Michaela; Carducci, Michele. - (2026), pp. 1-380. [10.13133/9788893774451]
Contenzioso climatico e limite del potere. Un monitoraggio su categorie concettuali e uso delle parole
Giorgianni Michaela;
2026
Abstract
Il volume raccoglie una serie di studi dedicati all’osservazione del contenzioso climatico in una prospettiva insolita rispetto alla letteratura ad oggi maturata nel panorama comparato. Il fenomeno, infatti, è analizzato non tanto, o non solo, come manifestazione di rivendicazione della tutela dei diritti, quanto come emersione di una logica di azione che induce a superare i limiti strutturali dei poteri deliberativi tradizionali (parlamentari o aziendali), incapaci, nelle loro logiche di compromesso e bilanciamento, di riconoscere priorità e gerarchie di intervento sulla crisi climatica in una prospettiva intertemporale di lunga durata. Parlamenti, governi e aziende legittimano il proprio decidere sulla base delle aspettative presenti. Rincorrono la contingenza, immaginando un futuro uguale al presente o addirittura migliore, dunque governabile come successiva contingenza a venire. La crisi climatica, però, consiste in un’attualità che attiva un futuro solo peggiorativo. Non è contingenza; è inerzia trasformativa e irreversibile del sistema Terra, condizionata dal tempo. Il tempo, nella crisi climatica, assurge a elemento determinante e non negoziabile della decisione, limitando il potere. Nei contenziosi, la contrapposizione binaria dei soggetti (ricorrente-convenuto; danneggiante-danneggiato) e delle preferenze (solo per l’oggi o anche per il domani) rende più facilmente comprensibile questo limite, costringendo tutti gli attori coinvolti a prendere posizione in modo univoco ed esplicito.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


