Tra le pagine della sua prosa autobiografica di tema manicomiale "L’altra verità. Diario di una diversa" (Scheiwiller, 1986), Alda Merini cita la dolorosa vicenda di Adalgisa Conti, che internata ventiseienne nel manicomio di Arezzo nel 1913 vi trascorse l’intera vita, rilevando le analogie tra le caratteristiche del suo ricovero forzato e quello di Adalgisa, avvenuto ben cinquantadue anni prima. Merini scrive «recentemente ho trovato in una libreria il libro dell’Adalgisa Conti, fatta ricoverare in circostanze analoghe alle mie» : dette circostanze sono riassumibili prevalentemente nella richiesta del marito, in entrambi i casi, di far internare in manicomio la consorte, ritenendola inadeguata alle esigenze della vita familiare. A far riemergere dall'oblio la vicenda di Adalgisa Conti fu il giornalista Luciano Della Mea che ne scoprì casualmente la cartella clinica contenente una testimonianza autografa della paziente. Della Mea ricostruì poi l'intera vicenda della Conti nel suo libro "Manicomio 1914. Gentilissimo sig. dottore, questa è la mia vita" del 1978 raccontando anche i tentativi degli operatori di ricondurre la paziente, ormai anziana, a una vita deistituzionalizzata. Il contributo illustra le due testimonianze d’internamento distanti nel tempo, quella di Adalgisa Conti del 1913 e quella di Alda Merini risalente al 1986 quando la sua esperienza di ricovero si era ormai conclusa, riflettendo sui punti di contatto delle due vicende che testimoniano le immutate condizioni dell’internamento femminile fino al superamento dell’istituzione manicomiale.
Alda Merini racconta Adalgisa Conti: testimonianze dall'internamento femminile / Sabia, Mara. - (2026), pp. 181-190. - STUDI CULTURALI - SUPPLEMENT.
Alda Merini racconta Adalgisa Conti: testimonianze dall'internamento femminile
Mara Sabia
2026
Abstract
Tra le pagine della sua prosa autobiografica di tema manicomiale "L’altra verità. Diario di una diversa" (Scheiwiller, 1986), Alda Merini cita la dolorosa vicenda di Adalgisa Conti, che internata ventiseienne nel manicomio di Arezzo nel 1913 vi trascorse l’intera vita, rilevando le analogie tra le caratteristiche del suo ricovero forzato e quello di Adalgisa, avvenuto ben cinquantadue anni prima. Merini scrive «recentemente ho trovato in una libreria il libro dell’Adalgisa Conti, fatta ricoverare in circostanze analoghe alle mie» : dette circostanze sono riassumibili prevalentemente nella richiesta del marito, in entrambi i casi, di far internare in manicomio la consorte, ritenendola inadeguata alle esigenze della vita familiare. A far riemergere dall'oblio la vicenda di Adalgisa Conti fu il giornalista Luciano Della Mea che ne scoprì casualmente la cartella clinica contenente una testimonianza autografa della paziente. Della Mea ricostruì poi l'intera vicenda della Conti nel suo libro "Manicomio 1914. Gentilissimo sig. dottore, questa è la mia vita" del 1978 raccontando anche i tentativi degli operatori di ricondurre la paziente, ormai anziana, a una vita deistituzionalizzata. Il contributo illustra le due testimonianze d’internamento distanti nel tempo, quella di Adalgisa Conti del 1913 e quella di Alda Merini risalente al 1986 quando la sua esperienza di ricovero si era ormai conclusa, riflettendo sui punti di contatto delle due vicende che testimoniano le immutate condizioni dell’internamento femminile fino al superamento dell’istituzione manicomiale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


