L’intervento intende offrire un’interpretazione del rapporto che intercorre fra metropoli e miseria, intendendo per “metropoli” ciò che risulta dal venir meno del confine tra la città e il suo fuori e per “miseria” la condizione di colui che non può fare uso di alcunché, ma che, tutt’al più, può solo ab-usarne. A tal proposito, ci si dedicherà innanzitutto a una radicale reinterpretazione dei cosiddetti fenomeni di “gentrificazione” in quanto corrispettivi spaziali di un coevo processo sociale di “lumpenizzazione”. Con questa espressione apertamente mutuata dalla categoria marxiana di Lumpenproletariat – quell’improduttiva e intrinsecamente eterogenea schiuma di tutte le classi, irriducibile tanto alla borghesia quanto al proletariato – alcuni ideologi delle Black Panthers erano soliti indicare il risultato dello sviluppo tecnologico nel capitalismo avanzato: non la generazione di nuovi rapporti di produzione, quindi di nuove composizioni di classe, bensì la generazione di non-rapporti con il modo di produzione capitalistico, destinata via via a decomporre le classi, ampliando le file dei miserabili, dei dannati della terra, in una lumpenization of humanity. Osservata attraverso questa lente, nella gentrificazione non risulterebbe in questione il passaggio socioculturale di un’area urbana proletaria a una borghese, quanto, piuttosto, il passaggio di un’area urbana produttiva e operosa, motrice della crescita, a una consumistica e parassitaria, priva di qualsivoglia rapporto con il modo di produzione proprio del capitalismo. La dialettica tra borghesia e proletariato, ricchezza e povertà, centro e periferia, si troverebbe così inghiottita nell’abisso della miseria. Se è vero che l’esito dei fenomeni gentrificatori consiste nella costruzione di grandi Disneyland per turisti e non, ciò significa in fondo che l’espansione all’interno della società della non-classe per antonomasia corrisponde, puntualmente, alla diffusione all’interno dell’ambiente urbano del non-luogo, secondo una spinta presente – almeno embrionalmente – già nella Polizeiwissenschaft e nel progetto di haussmannizzazione di Parigi dei secoli XVIII e XIX, sancendo infine l’odierna irrappresentabilità politica e topologica della società metropolitana.
I lazzaroni a Disneyland. Per una rilettura critica dei processi di gentrificazione / Luzi, Flavio. - (2026), pp. 126-132. [10.7413/1234-1234089].
I lazzaroni a Disneyland. Per una rilettura critica dei processi di gentrificazione
Flavio Luzi
2026
Abstract
L’intervento intende offrire un’interpretazione del rapporto che intercorre fra metropoli e miseria, intendendo per “metropoli” ciò che risulta dal venir meno del confine tra la città e il suo fuori e per “miseria” la condizione di colui che non può fare uso di alcunché, ma che, tutt’al più, può solo ab-usarne. A tal proposito, ci si dedicherà innanzitutto a una radicale reinterpretazione dei cosiddetti fenomeni di “gentrificazione” in quanto corrispettivi spaziali di un coevo processo sociale di “lumpenizzazione”. Con questa espressione apertamente mutuata dalla categoria marxiana di Lumpenproletariat – quell’improduttiva e intrinsecamente eterogenea schiuma di tutte le classi, irriducibile tanto alla borghesia quanto al proletariato – alcuni ideologi delle Black Panthers erano soliti indicare il risultato dello sviluppo tecnologico nel capitalismo avanzato: non la generazione di nuovi rapporti di produzione, quindi di nuove composizioni di classe, bensì la generazione di non-rapporti con il modo di produzione capitalistico, destinata via via a decomporre le classi, ampliando le file dei miserabili, dei dannati della terra, in una lumpenization of humanity. Osservata attraverso questa lente, nella gentrificazione non risulterebbe in questione il passaggio socioculturale di un’area urbana proletaria a una borghese, quanto, piuttosto, il passaggio di un’area urbana produttiva e operosa, motrice della crescita, a una consumistica e parassitaria, priva di qualsivoglia rapporto con il modo di produzione proprio del capitalismo. La dialettica tra borghesia e proletariato, ricchezza e povertà, centro e periferia, si troverebbe così inghiottita nell’abisso della miseria. Se è vero che l’esito dei fenomeni gentrificatori consiste nella costruzione di grandi Disneyland per turisti e non, ciò significa in fondo che l’espansione all’interno della società della non-classe per antonomasia corrisponde, puntualmente, alla diffusione all’interno dell’ambiente urbano del non-luogo, secondo una spinta presente – almeno embrionalmente – già nella Polizeiwissenschaft e nel progetto di haussmannizzazione di Parigi dei secoli XVIII e XIX, sancendo infine l’odierna irrappresentabilità politica e topologica della società metropolitana.| File | Dimensione | Formato | |
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