Il prospetto dell’edificio scolastico che sorge a sud-ovest della piazza di S. Maria Maggiore contribuisce a definire l’immagine interamente otto-novecentesca dello spazio urbano attorno alla basilica Liberiana. Il fabbricato, inaugurato nel 1905 come scuola commerciale femminile, si trova alle spalle del complesso religioso di S. Prassede, all’angolo tra la via omonima e via dell’Olmata, verso cui è rivolta la facciata principale. Ha quattro livelli (l’ultimo dei quali aggiunto tramite una soprelevazione nel 1926) e presenta un’impostazione figurativa neo-cinquecentista, manifestata dalla suddivisione in fasce sovrapposte, dal bugnato liscio al pianterreno e nei cantonali, dall’incorniciatura dei portali e delle finestre, nonché dalle serliane dell’ultimo piano. La matrice espressiva dell’edificio, ancora tutta tardo-ottocentesca e conforme all’architettura dello stesso quartiere Esquilino (in fase di completamento allorché l’istituto veniva aperto), cela però il riutilizzo e la graduale trasformazione di un’antica preesistenza. La vicenda che porta alla realizzazione della scuola si sviluppa infatti in un cinquantennio, prendendo avvio dall’espropriazione del monastero di S. Prassede, oltre che dal concomitante riassetto altimetrico delle strade adiacenti alla basilica di S. Maria Maggiore. Il consistente abbassamento di quota (fino a 4 m) della via dell’Olmata e l’adattamento del vecchio fabbricato religioso appartenuto ai Benedettini Vallombrosani sono dunque alla base del processo di formazione dell’attuale edificio e ne motivano l’impianto. L’istituto scolastico si compone di due unità funzionali distinte ma collegate tra loro: la più recente delle quali si trova all’interno dell’isolato, configurandosi come un’appendice della struttura storica. La sua realizzazione ha comportato una significativa riduzione dei cortili, un tempo giardino e orto al lato del monastero. Attualmente tali spazi sono sottoutilizzati o versano in condizioni di quasi abbandono; tuttavia, conservano ancora un grande potenziale di recupero. Un intervento di riordino generale, che includa il restauro di prospetti e pavimentazioni, si rivela quindi indispensabile. Inoltre si potrebbero valorizzare le tracce dell’antica sistemazione ornamentale ancora presenti. Infine, anche il piano terreno verso via dell’Olmata è utilizzato parzialmente. Sono in funzione soltanto gli ambienti di accesso, mentre gli altri locali sono da tempo in disuso. Un loro recupero, mediante l’assegnazione di funzioni utili e interattive, potrebbe rafforzare il rapporto tra scuola e collettività, favorendo una maggiore valorizzazione sociale dell’edificio, capace di contribuire al miglioramento del contesto.

Da monastero a caserma, da caserma a scuola. Vicende costruttive dell’edificio in via dell’Olmata, intitolato ad Ernesto Nathan / Caperna, Maurizio. - (2025), pp. 63-74.

Da monastero a caserma, da caserma a scuola. Vicende costruttive dell’edificio in via dell’Olmata, intitolato ad Ernesto Nathan

Maurizio Caperna
2025

Abstract

Il prospetto dell’edificio scolastico che sorge a sud-ovest della piazza di S. Maria Maggiore contribuisce a definire l’immagine interamente otto-novecentesca dello spazio urbano attorno alla basilica Liberiana. Il fabbricato, inaugurato nel 1905 come scuola commerciale femminile, si trova alle spalle del complesso religioso di S. Prassede, all’angolo tra la via omonima e via dell’Olmata, verso cui è rivolta la facciata principale. Ha quattro livelli (l’ultimo dei quali aggiunto tramite una soprelevazione nel 1926) e presenta un’impostazione figurativa neo-cinquecentista, manifestata dalla suddivisione in fasce sovrapposte, dal bugnato liscio al pianterreno e nei cantonali, dall’incorniciatura dei portali e delle finestre, nonché dalle serliane dell’ultimo piano. La matrice espressiva dell’edificio, ancora tutta tardo-ottocentesca e conforme all’architettura dello stesso quartiere Esquilino (in fase di completamento allorché l’istituto veniva aperto), cela però il riutilizzo e la graduale trasformazione di un’antica preesistenza. La vicenda che porta alla realizzazione della scuola si sviluppa infatti in un cinquantennio, prendendo avvio dall’espropriazione del monastero di S. Prassede, oltre che dal concomitante riassetto altimetrico delle strade adiacenti alla basilica di S. Maria Maggiore. Il consistente abbassamento di quota (fino a 4 m) della via dell’Olmata e l’adattamento del vecchio fabbricato religioso appartenuto ai Benedettini Vallombrosani sono dunque alla base del processo di formazione dell’attuale edificio e ne motivano l’impianto. L’istituto scolastico si compone di due unità funzionali distinte ma collegate tra loro: la più recente delle quali si trova all’interno dell’isolato, configurandosi come un’appendice della struttura storica. La sua realizzazione ha comportato una significativa riduzione dei cortili, un tempo giardino e orto al lato del monastero. Attualmente tali spazi sono sottoutilizzati o versano in condizioni di quasi abbandono; tuttavia, conservano ancora un grande potenziale di recupero. Un intervento di riordino generale, che includa il restauro di prospetti e pavimentazioni, si rivela quindi indispensabile. Inoltre si potrebbero valorizzare le tracce dell’antica sistemazione ornamentale ancora presenti. Infine, anche il piano terreno verso via dell’Olmata è utilizzato parzialmente. Sono in funzione soltanto gli ambienti di accesso, mentre gli altri locali sono da tempo in disuso. Un loro recupero, mediante l’assegnazione di funzioni utili e interattive, potrebbe rafforzare il rapporto tra scuola e collettività, favorendo una maggiore valorizzazione sociale dell’edificio, capace di contribuire al miglioramento del contesto.
2025
Restauro e gestione dell’edilizia scolastica. Un indirizzo operativo per le scuole romane dall’Unità d’Italia alla Seconda guerra mondiale
978-88-5491-645-6
scuola; monastero; Santa Prassede; Roma
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Da monastero a caserma, da caserma a scuola. Vicende costruttive dell’edificio in via dell’Olmata, intitolato ad Ernesto Nathan / Caperna, Maurizio. - (2025), pp. 63-74.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1760237
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