Il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi di Adalberto Libera costituisce una delle espressioni più significative della duplice anima del Moderno italiano, sospesa tra istanze classiche e tensioni razionaliste. Inserito nel contesto dell’E42, il progetto riflette l’ambizione ideologica di coniugare la monumentalità della Roma imperiale con la modernità promossa dal regime fascista. L’edificio, esito del concorso del 1937-38, si configura come un organismo al tempo stesso basilicale e tecnologico, fondato su un rigoroso impianto modulare (5×5 m) che ricompone il dualismo tra funzione rappresentativa e funzione congressuale. La composizione, regolata da proporzione e misura, integra una forte carica simbolica con soluzioni strutturali innovative: dalla reinterpretazione moderna della colonna alla grande sala cubica coperta da una volta a crociera ribassata, fino alla sala dei congressi scandita da telai in cemento armato. Nel confronto tra massa e leggerezza, tra rivestimenti marmorei e trasparenze vetrate, emerge la volontà di conservare il significato tettonico degli elementi classici, semplificandone la forma e alleggerendone la materia. Opera metafisica e metastorica, il Palazzo testimonia la tensione di una generazione di architetti romani verso una “nuova epoca arcaica”, capace di reinterpretare la classicità come sistema astratto e universale. In Libera, la monumentalità si traduce in essenzialità formale e rigore geometrico, dando luogo a un’architettura in cui simmetria, struttura e purezza volumetrica diventano strumenti di una modernità profondamente radicata nella tradizione.
Il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi di Adalberto Libera. Il duplice sguardo del moderno italiano / Menghini, Anna Bruna. - (2025), pp. 87-94. - COLLANA BIANCA.
Il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi di Adalberto Libera. Il duplice sguardo del moderno italiano
Anna Bruna Menghini
2025
Abstract
Il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi di Adalberto Libera costituisce una delle espressioni più significative della duplice anima del Moderno italiano, sospesa tra istanze classiche e tensioni razionaliste. Inserito nel contesto dell’E42, il progetto riflette l’ambizione ideologica di coniugare la monumentalità della Roma imperiale con la modernità promossa dal regime fascista. L’edificio, esito del concorso del 1937-38, si configura come un organismo al tempo stesso basilicale e tecnologico, fondato su un rigoroso impianto modulare (5×5 m) che ricompone il dualismo tra funzione rappresentativa e funzione congressuale. La composizione, regolata da proporzione e misura, integra una forte carica simbolica con soluzioni strutturali innovative: dalla reinterpretazione moderna della colonna alla grande sala cubica coperta da una volta a crociera ribassata, fino alla sala dei congressi scandita da telai in cemento armato. Nel confronto tra massa e leggerezza, tra rivestimenti marmorei e trasparenze vetrate, emerge la volontà di conservare il significato tettonico degli elementi classici, semplificandone la forma e alleggerendone la materia. Opera metafisica e metastorica, il Palazzo testimonia la tensione di una generazione di architetti romani verso una “nuova epoca arcaica”, capace di reinterpretare la classicità come sistema astratto e universale. In Libera, la monumentalità si traduce in essenzialità formale e rigore geometrico, dando luogo a un’architettura in cui simmetria, struttura e purezza volumetrica diventano strumenti di una modernità profondamente radicata nella tradizione.| File | Dimensione | Formato | |
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