Le rime di Torquato Tasso (1544-1595), il più importante poeta italiano di pieno Cinquecento, rappresentano ancora oggi uno dei cantieri più complessi della nostra tradizione letteraria. Autore di più di millesettecento componimenti, nel corso della sua vita, Tasso vi ritorna a più riprese, nel tentativo disperato e nevrotico di perfezionarne il dettato lirico e, soprattutto, contrastare l’incontrollato proliferare di stampe non autorizzate delle sue Rime, immesse suo malgrado nel mercato a partire dal 1579, più o meno in coincidenza con la sua reclusione a Sant’Anna. Privato delle sue carte e infastidito dalla caotica situazione editoriale, durante gli anni Ottanta, l’autore comincia a pianificare una messa a punto dei propri versi, di cui il codice Chigiano (L VIII 302) costituisce un primo tentativo, presto abbandonato. Il punto di arrivo di questa stagione tassiana di ripensamenti e riscritture sarà l’ideazione di tre canzonieri scanditi su linee tematiche (amorosa, encomiastica e sacra), di cui solo i primi due libri vedranno la luce (Osanna 1591, Marchetti 1593). Prefiggendosi di approfondire piste inedite o ancora meritevoli di alcuni scavi critici, il presente volume mira a soffermarsi sul momento di passaggio tra queste due istanze progettuali, con riferimento soprattutto al periodo compreso tra il 1585 e il 1588, nodo cruciale anche per la parabola biografica del poeta, finalmente scarcerato da Sant’Anna grazie all’intervento della famiglia Gonzaga. L’officina viene dunque indagata a partire dallo studio ravvicinato del manoscritto autografo estense E2 (Modena, Biblioteca Estense Universitaria, It. 379 [alfa.V.7.2]), preziosa fotografia del laboratorio lirico a metà degli anni Ottanta. Questo cantiere poetico viene messo in dialogo pure con l’ambiente genovese di Angelo Grillo, tra i suoi principali interlocutori a partire dal 1584, e con la coeva iniziativa editoriale avviata dallo stampatore veneziano Aldo Manuzio il giovane, intenzionato a pubblicare, dopo vari risultati sgraditi all’autore, un’opera omnia della lirica tassiana: progetto di cui sono stati ricostruiti i tasselli a partire dallo studio delle annotazioni aldine poste ai margini degli esemplari di Rime tassiane in suo possesso. Da ultimo, il libro propone due affondi su terreni scivolosi, ma da tenere in considerazione: le poesie falsamente attribuite e le rime dubbie.
Studi sulla tradizione delle rime di Tasso / Dal Cengio, M.. - (2025).
Studi sulla tradizione delle rime di Tasso
Martina Dal Cengio
2025
Abstract
Le rime di Torquato Tasso (1544-1595), il più importante poeta italiano di pieno Cinquecento, rappresentano ancora oggi uno dei cantieri più complessi della nostra tradizione letteraria. Autore di più di millesettecento componimenti, nel corso della sua vita, Tasso vi ritorna a più riprese, nel tentativo disperato e nevrotico di perfezionarne il dettato lirico e, soprattutto, contrastare l’incontrollato proliferare di stampe non autorizzate delle sue Rime, immesse suo malgrado nel mercato a partire dal 1579, più o meno in coincidenza con la sua reclusione a Sant’Anna. Privato delle sue carte e infastidito dalla caotica situazione editoriale, durante gli anni Ottanta, l’autore comincia a pianificare una messa a punto dei propri versi, di cui il codice Chigiano (L VIII 302) costituisce un primo tentativo, presto abbandonato. Il punto di arrivo di questa stagione tassiana di ripensamenti e riscritture sarà l’ideazione di tre canzonieri scanditi su linee tematiche (amorosa, encomiastica e sacra), di cui solo i primi due libri vedranno la luce (Osanna 1591, Marchetti 1593). Prefiggendosi di approfondire piste inedite o ancora meritevoli di alcuni scavi critici, il presente volume mira a soffermarsi sul momento di passaggio tra queste due istanze progettuali, con riferimento soprattutto al periodo compreso tra il 1585 e il 1588, nodo cruciale anche per la parabola biografica del poeta, finalmente scarcerato da Sant’Anna grazie all’intervento della famiglia Gonzaga. L’officina viene dunque indagata a partire dallo studio ravvicinato del manoscritto autografo estense E2 (Modena, Biblioteca Estense Universitaria, It. 379 [alfa.V.7.2]), preziosa fotografia del laboratorio lirico a metà degli anni Ottanta. Questo cantiere poetico viene messo in dialogo pure con l’ambiente genovese di Angelo Grillo, tra i suoi principali interlocutori a partire dal 1584, e con la coeva iniziativa editoriale avviata dallo stampatore veneziano Aldo Manuzio il giovane, intenzionato a pubblicare, dopo vari risultati sgraditi all’autore, un’opera omnia della lirica tassiana: progetto di cui sono stati ricostruiti i tasselli a partire dallo studio delle annotazioni aldine poste ai margini degli esemplari di Rime tassiane in suo possesso. Da ultimo, il libro propone due affondi su terreni scivolosi, ma da tenere in considerazione: le poesie falsamente attribuite e le rime dubbie.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


