Sin dalle origini nel Dopoguerra, il Brutalismo ha subìto una costante ambiguità interpretativa, nei suoi contenuti teorici e fino all’eredità nel contemporaneo. Oggi si etichettano come “giganti del béton brut” innumerevoli esempi costruiti, connotati da gigantismo dimensionale, spregiudicatezza strutturale e durezza materica, per documentarne diffusione e fallimento. Superando la tendenza al revival, la ricerca indaga ragioni e declinazioni di un progetto brutalista riletto per il suo ruolo nella definizione del paesaggio urbano. Si ritiene infatti che le radici etiche della corrente, formulate nel New Brutalism da Banham e chiarite nella poetica della rough poetry dagli Smithson, trovino un’inedita espressione nella concezione dello spazio pubblico. Esiste un approccio brutalista al progetto di paesaggio urbano? In che modo la sua matrice etica si esprime nello spazio aperto? Si può andare oggi oltre la polarizzazione ‘salvaguardia o rimozione’? L’obiettivo è cercare risposta a queste domande, ricollocando criticamente le questioni della corrente inglese in relazione con le categorie dello spazio pubblico e valutandone eredità e potenzialità per il progetto contemporaneo. Attraverso il confronto di alcune esperienze radicali del Nord-Est inglese - la “Newcastle City in the Sky”, il Sunderland Civic Centre e la Dunelm House (Durham) in parallelo e l’Apollo Pavilion (Peterlee) – la tesi delinea le categorie operative di possibili scenari contemporanei dei Brutalist Landscapes.
Brutalist Landscapes. Il progetto concreto dello spazio pubblico / Donini, Elisa. - (2025), pp. 1210-1219.
Brutalist Landscapes. Il progetto concreto dello spazio pubblico
Elisa Donini
Primo
2025
Abstract
Sin dalle origini nel Dopoguerra, il Brutalismo ha subìto una costante ambiguità interpretativa, nei suoi contenuti teorici e fino all’eredità nel contemporaneo. Oggi si etichettano come “giganti del béton brut” innumerevoli esempi costruiti, connotati da gigantismo dimensionale, spregiudicatezza strutturale e durezza materica, per documentarne diffusione e fallimento. Superando la tendenza al revival, la ricerca indaga ragioni e declinazioni di un progetto brutalista riletto per il suo ruolo nella definizione del paesaggio urbano. Si ritiene infatti che le radici etiche della corrente, formulate nel New Brutalism da Banham e chiarite nella poetica della rough poetry dagli Smithson, trovino un’inedita espressione nella concezione dello spazio pubblico. Esiste un approccio brutalista al progetto di paesaggio urbano? In che modo la sua matrice etica si esprime nello spazio aperto? Si può andare oggi oltre la polarizzazione ‘salvaguardia o rimozione’? L’obiettivo è cercare risposta a queste domande, ricollocando criticamente le questioni della corrente inglese in relazione con le categorie dello spazio pubblico e valutandone eredità e potenzialità per il progetto contemporaneo. Attraverso il confronto di alcune esperienze radicali del Nord-Est inglese - la “Newcastle City in the Sky”, il Sunderland Civic Centre e la Dunelm House (Durham) in parallelo e l’Apollo Pavilion (Peterlee) – la tesi delinea le categorie operative di possibili scenari contemporanei dei Brutalist Landscapes.| File | Dimensione | Formato | |
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