“Pensare la storia è certamente periodizzarla”. Questa affermazione, citatissima, di Benedetto Croce identifica un tema che ‒ affrontato con fonti, metodi e prospettive talvolta differenti – coinvolge tanto la ricerca storica quanto quella archeologica; ma in una ostinata autonomia disciplinare che non ha giovato ‒ e non giova ‒ alla comprensione di fenomeni culturali complessi, come quello affrontato in questo Convegno. In effetti, la “periodizzazione” è un processo essenziale in ogni riflessione storica, sebbene intrinsecamente arbitrario e scarsamente oggettivo: “una operazione indispensabile, – per dirla con Andrea Giardina ‒ quasi un respiro naturale del ragionamento storico”. Dividere il tempo sulla base di elementi distintivi delle diverse epoche ne individua segmenti storicamente significativi, definibili sulla base degli eventi politici e istituzionali, dei cicli economici, dei fenomeni sociali e delle manifestazioni culturali; tale approccio consente una valutazione (emica) delle diverse epoche storiche in relazione al loro contesto di riferimento e, al contempo, una valutazione (etica) della riflessione storiografica successiva, non ultima quella contemporanea. Tuttavia, le cesure che gli storici identificano principalmente negli eventi militari, politici, istituzionali ed economici – pure in una prospettiva di “lunga durata” e di “storia globale”‒ molto raramente sono messe a confronto (o, piuttosto, integrate) con quelle che si riscontrano nelle testimonianze materiali e che, con assoluta evidenza, inverano tali cambiamenti con i loro peculiari risvolti culturali e ideologici: parlano della trasformazione delle epoche l’urbanistica, l’architettura, l’arte, l’artigianato ma anche tutte quelle espressioni della mentalità, dei comportamenti e delle pratiche sociali e religiose che il contesto archeologico (talvolta) è in grado di rivelare. Eppure, gli storici più sensibili hanno da tempo riconosciuto il sostanziale contributo che l’archeologia – le sue fonti, i suoi metodi, le sue prospettive di ricerca – ha apportato ed apporta nella identificazione, nella descrizione e nella definizione dei grandi cambiamenti storici.
L’Ellenismo di Roma e del Lazio. Questioni (archeologiche) di cronologia e storia / Palombi, Domenico. - (2026).
L’Ellenismo di Roma e del Lazio. Questioni (archeologiche) di cronologia e storia
domenico palombi
2026
Abstract
“Pensare la storia è certamente periodizzarla”. Questa affermazione, citatissima, di Benedetto Croce identifica un tema che ‒ affrontato con fonti, metodi e prospettive talvolta differenti – coinvolge tanto la ricerca storica quanto quella archeologica; ma in una ostinata autonomia disciplinare che non ha giovato ‒ e non giova ‒ alla comprensione di fenomeni culturali complessi, come quello affrontato in questo Convegno. In effetti, la “periodizzazione” è un processo essenziale in ogni riflessione storica, sebbene intrinsecamente arbitrario e scarsamente oggettivo: “una operazione indispensabile, – per dirla con Andrea Giardina ‒ quasi un respiro naturale del ragionamento storico”. Dividere il tempo sulla base di elementi distintivi delle diverse epoche ne individua segmenti storicamente significativi, definibili sulla base degli eventi politici e istituzionali, dei cicli economici, dei fenomeni sociali e delle manifestazioni culturali; tale approccio consente una valutazione (emica) delle diverse epoche storiche in relazione al loro contesto di riferimento e, al contempo, una valutazione (etica) della riflessione storiografica successiva, non ultima quella contemporanea. Tuttavia, le cesure che gli storici identificano principalmente negli eventi militari, politici, istituzionali ed economici – pure in una prospettiva di “lunga durata” e di “storia globale”‒ molto raramente sono messe a confronto (o, piuttosto, integrate) con quelle che si riscontrano nelle testimonianze materiali e che, con assoluta evidenza, inverano tali cambiamenti con i loro peculiari risvolti culturali e ideologici: parlano della trasformazione delle epoche l’urbanistica, l’architettura, l’arte, l’artigianato ma anche tutte quelle espressioni della mentalità, dei comportamenti e delle pratiche sociali e religiose che il contesto archeologico (talvolta) è in grado di rivelare. Eppure, gli storici più sensibili hanno da tempo riconosciuto il sostanziale contributo che l’archeologia – le sue fonti, i suoi metodi, le sue prospettive di ricerca – ha apportato ed apporta nella identificazione, nella descrizione e nella definizione dei grandi cambiamenti storici.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


