L’autore, nella sua veste di coordinatore nazionale del progetto di ricerca PRIN “Navigating through Byzantine Italy. An online catalog to study and enhance a submerged artistic heritage” illustra le linee generali della ricerca svolta in collaborazione tra quattro Atenei – Sapienza Università di Roma, Università degli Studi Roma Tre, Università IULM di Milano e Università del Salento – d’intesa con la Direzione generale Musei del Ministero della Cultura e l’Associazione Italiana di Studi Bizantini. Il patrimonio italiano di oggetti bizantini è ricchissimo e comprende testimonianze di varia origine che rientrano in un’ampia gamma di tipologie e tecniche: icone e pitture su tavola, sculture in marmo e legno, oreficerie, intagli in avorio, tessuti figurati e manoscritti miniati, ‘fragmenta picta’ di mosaici e affreschi. Disseminati senza soluzione di continuità su tutto il territorio, questi manufatti d’arte – nonostante la loro eccezionale importanza storica – formano una ‘rete’ poco visibile. Eppure si tratta di ‘documenti’ di grande importanza religiosa e artistica, che nella storiografia italiana sono stati a lungo trascurati, vittime, in tempi non lontani, di un vero e proprio ostracismo, che ha avuto il suo apice nel Ventennio fascista e ha coinvolto a tutto campo non solo l’arte, ma l’intera civiltà bizantina. Il libro qui presentato, “Di ritorno da Bisanzio. Da Venezia a Ravenna”, che ritesse le vicende della raccolta del monaco camaldolese Anselmo Costadoni, giunta a Ravenna nel XVIII secolo e divenuta parte integrante del patrimonio del Museo Nazionale della città, è uno degli esiti del rapporto virtuoso instaurato, proprio tramite questo progetto, tra università e musei.
Navigare nell’Italia bizantina / Iacobini, Antonio. - (2025), pp. 8-10.
Navigare nell’Italia bizantina
Antonio Iacobini
2025
Abstract
L’autore, nella sua veste di coordinatore nazionale del progetto di ricerca PRIN “Navigating through Byzantine Italy. An online catalog to study and enhance a submerged artistic heritage” illustra le linee generali della ricerca svolta in collaborazione tra quattro Atenei – Sapienza Università di Roma, Università degli Studi Roma Tre, Università IULM di Milano e Università del Salento – d’intesa con la Direzione generale Musei del Ministero della Cultura e l’Associazione Italiana di Studi Bizantini. Il patrimonio italiano di oggetti bizantini è ricchissimo e comprende testimonianze di varia origine che rientrano in un’ampia gamma di tipologie e tecniche: icone e pitture su tavola, sculture in marmo e legno, oreficerie, intagli in avorio, tessuti figurati e manoscritti miniati, ‘fragmenta picta’ di mosaici e affreschi. Disseminati senza soluzione di continuità su tutto il territorio, questi manufatti d’arte – nonostante la loro eccezionale importanza storica – formano una ‘rete’ poco visibile. Eppure si tratta di ‘documenti’ di grande importanza religiosa e artistica, che nella storiografia italiana sono stati a lungo trascurati, vittime, in tempi non lontani, di un vero e proprio ostracismo, che ha avuto il suo apice nel Ventennio fascista e ha coinvolto a tutto campo non solo l’arte, ma l’intera civiltà bizantina. Il libro qui presentato, “Di ritorno da Bisanzio. Da Venezia a Ravenna”, che ritesse le vicende della raccolta del monaco camaldolese Anselmo Costadoni, giunta a Ravenna nel XVIII secolo e divenuta parte integrante del patrimonio del Museo Nazionale della città, è uno degli esiti del rapporto virtuoso instaurato, proprio tramite questo progetto, tra università e musei.| File | Dimensione | Formato | |
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