Il contributo è la sintesi di una tesi magistrale che affronta la tematica della messa in sicurezza post-sisma inquadrata nel contesto della sequenza del 2016 nel Centro Italia. Il lavoro analizza il caso del comune di Accumoli, epicentro del primo mainshock del 24 agosto, intervenendo in particolare nella frazione di Terracino con la finalità di valorizzare il centro storico. Si è perseguita la salvaguardia del patrimonio edilizio declinando le caratteristiche delle opere provvisionali allo scopo di instaurare un dialogo tra l'estetica funzionale delle strutture emergenziali e il lessico architettonico specifico del luogo. La fase conoscitiva propedeutica e quella progettuale-esecutiva necessitano di essere speditive ma consapevoli, qui condotte relativamente attraverso due risorse: a) il rilievo urbano effettuato tramite il disegno a mano, il quale rappresenta al contempo testimonianza dello stato di fatto e indirizzo già di progetto, svolto con una pratica osservativa sensibile ai concetti del restauro, del consolidamento strutturale, della storia dell'architettura; b) il dispositivo del "Manuale e Vademecum STOP" pubblicato dal Corpo dei Vigili del Fuoco dopo il terremoto aquilano del 2009 e capace di fornire soluzioni accessibili rapidamente impiegabili con specifici standard di sicurezza. La versatilità dello STOP combinata agli elementi ad arco tipici dei portali delle architetture del centro hanno determinato opere provvisionali del tutto originali, dove il presidio non si limita alla dimensione strutturale bensì sconfina nel campo dell'architettura effimera con molteplici scopi: prevenire i crolli; consentire indagini diagnostiche in vista del successivo restauro; permettere ai terremotati l'accesso in sicurezza al nucleo abitato, favorendo la ripresa di tutti i tradizionali riti sociali che mettevano in contatto persone e generazioni. L’opera di presidio statico dimostra di essere architettonicamente percettibile nonché qualificante di sé stessa e dello spazio urbano che protegge, ristabilendo così le relazioni di immanenza tra gli abitanti e i luoghi colpiti dalla tragedia.
Opere provvisionali e architettura effimera. Una tesi sulla messa in sicurezza di Terracino di Accumoli / Iacovissi, Stefano. - (2024), pp. 253-263.
Opere provvisionali e architettura effimera. Una tesi sulla messa in sicurezza di Terracino di Accumoli
Stefano Iacovissi
2024
Abstract
Il contributo è la sintesi di una tesi magistrale che affronta la tematica della messa in sicurezza post-sisma inquadrata nel contesto della sequenza del 2016 nel Centro Italia. Il lavoro analizza il caso del comune di Accumoli, epicentro del primo mainshock del 24 agosto, intervenendo in particolare nella frazione di Terracino con la finalità di valorizzare il centro storico. Si è perseguita la salvaguardia del patrimonio edilizio declinando le caratteristiche delle opere provvisionali allo scopo di instaurare un dialogo tra l'estetica funzionale delle strutture emergenziali e il lessico architettonico specifico del luogo. La fase conoscitiva propedeutica e quella progettuale-esecutiva necessitano di essere speditive ma consapevoli, qui condotte relativamente attraverso due risorse: a) il rilievo urbano effettuato tramite il disegno a mano, il quale rappresenta al contempo testimonianza dello stato di fatto e indirizzo già di progetto, svolto con una pratica osservativa sensibile ai concetti del restauro, del consolidamento strutturale, della storia dell'architettura; b) il dispositivo del "Manuale e Vademecum STOP" pubblicato dal Corpo dei Vigili del Fuoco dopo il terremoto aquilano del 2009 e capace di fornire soluzioni accessibili rapidamente impiegabili con specifici standard di sicurezza. La versatilità dello STOP combinata agli elementi ad arco tipici dei portali delle architetture del centro hanno determinato opere provvisionali del tutto originali, dove il presidio non si limita alla dimensione strutturale bensì sconfina nel campo dell'architettura effimera con molteplici scopi: prevenire i crolli; consentire indagini diagnostiche in vista del successivo restauro; permettere ai terremotati l'accesso in sicurezza al nucleo abitato, favorendo la ripresa di tutti i tradizionali riti sociali che mettevano in contatto persone e generazioni. L’opera di presidio statico dimostra di essere architettonicamente percettibile nonché qualificante di sé stessa e dello spazio urbano che protegge, ristabilendo così le relazioni di immanenza tra gli abitanti e i luoghi colpiti dalla tragedia.| File | Dimensione | Formato | |
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