Taranto, città marchiata dalle questioni d’inquinamento industriale e dalla celebre Ilva, possiede un’essenza articolata che sovrascrive questa narrazione. La città della costa mediterranea possiede in Italia il numero più alto di chilometri destinati a basi militari, un carattere che ha profondamente influenzato il paesaggio costiero e il rapporto tra la città e il suo mare. Questi insediamenti, infatti, hanno generato delle cesure con l'elemento acquatico contribuendo a una frattura non solo visiva ma anche relazionale tra terra e mare. Le due criticità che si innestano tra costa e acqua hanno limitato non solo l'accessibilità al sistema costiero, ma anche la salubrità del paesaggio marino. Questo fenomeno nella città di Taranto è ancora più evidente in quanto duplice nei due mari: il Mar Grande, proteso verso il Mediterraneo e il Mar Piccolo, una laguna interna che custodisce tradizioni e specie autoctone. Il progetto intende reinterpretare queste problematiche attraverso un unico dispositivo figurativo composto da sette soste abitate. Queste non solo ripensano il waterfront tra terra e mare chiudendo il cratere tarantino, ma riorganizzano anche quello tra acqua e acqua, ponendosi come elementi di accessibilità e cura. Il congegno si sviluppa sopra e sotto la linea di costa: in superficie, si configura come una sequenza di pieni e vuoti che ridisegnano il paesaggio costiero fino ad insinuarsi nel quartiere Tamburi, mentre sotto il livello del mare funge da strumento di purificazione e monitoraggio dell’acqua. L’approccio sistemico si dispiega sulle differenti aree, prima fra tutti l’arsenale militare che riassume gli interventi sul territorio. Ogni fulcro lungo questo bagnasciuga diventa un nodo di salubrità, un luogo intermedio tra terra e mare dedicato allo sport, alla riscoperta del territorio, alla mobilità dolce che ridefinisce non solo un landscape mediterraneo ma anche una nuova osmosi tra l’intelligenza del mare e quella collettiva.
Taras. Un dispositivo di rigenerazione per il cratere tarantino / Masiello, Francesco; Ciangola, Manuela. - (2025).
Taras. Un dispositivo di rigenerazione per il cratere tarantino
Francesco Masiello;Manuela Ciangola
2025
Abstract
Taranto, città marchiata dalle questioni d’inquinamento industriale e dalla celebre Ilva, possiede un’essenza articolata che sovrascrive questa narrazione. La città della costa mediterranea possiede in Italia il numero più alto di chilometri destinati a basi militari, un carattere che ha profondamente influenzato il paesaggio costiero e il rapporto tra la città e il suo mare. Questi insediamenti, infatti, hanno generato delle cesure con l'elemento acquatico contribuendo a una frattura non solo visiva ma anche relazionale tra terra e mare. Le due criticità che si innestano tra costa e acqua hanno limitato non solo l'accessibilità al sistema costiero, ma anche la salubrità del paesaggio marino. Questo fenomeno nella città di Taranto è ancora più evidente in quanto duplice nei due mari: il Mar Grande, proteso verso il Mediterraneo e il Mar Piccolo, una laguna interna che custodisce tradizioni e specie autoctone. Il progetto intende reinterpretare queste problematiche attraverso un unico dispositivo figurativo composto da sette soste abitate. Queste non solo ripensano il waterfront tra terra e mare chiudendo il cratere tarantino, ma riorganizzano anche quello tra acqua e acqua, ponendosi come elementi di accessibilità e cura. Il congegno si sviluppa sopra e sotto la linea di costa: in superficie, si configura come una sequenza di pieni e vuoti che ridisegnano il paesaggio costiero fino ad insinuarsi nel quartiere Tamburi, mentre sotto il livello del mare funge da strumento di purificazione e monitoraggio dell’acqua. L’approccio sistemico si dispiega sulle differenti aree, prima fra tutti l’arsenale militare che riassume gli interventi sul territorio. Ogni fulcro lungo questo bagnasciuga diventa un nodo di salubrità, un luogo intermedio tra terra e mare dedicato allo sport, alla riscoperta del territorio, alla mobilità dolce che ridefinisce non solo un landscape mediterraneo ma anche una nuova osmosi tra l’intelligenza del mare e quella collettiva.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


