Lo studio definisce la poesia di corrispondenza come genere funzionale (prima messaggi privati, poi testi socializzabili) e ne indaga forme, usi e protagonisti nella Napoli aragonese (1443-1503). Su base documentaria ampia (537 testi censiti tra latino e volgare), l’autrice distingue le tipologie principali: versi a un destinatario, corrispondenze con proposta/risposta, tenzoni (anche fittizie), giochi letterari preordinati ed esercizi su tema. La ricostruzione procede per tre fasi: (1) età alfonsina, con centralità epigrammatica tra invettiva ed elogio (polemiche intorno a Panormita/Valla); (2) regno di Ferrante, dove al circuito accademico si affiancano canzonieri d’autore e zibaldoni cortigiani (maggiore varietà metrica/tematica e migliore conservazione dei dialoghi); in ambito pontaniano emerge una “sodalità inversa”, con Pontano che scrive più di quanto riceva, usando epigrammi, endecasillabi ed elegie per costruire sé e il gruppo; (3) 1494-1503, con Cariteo (riassetto del canzoniere e forte uso di destinatari, anche politico-encomiastici) e Sannazaro (epigrammi invettivi ed elegie bucoliche), entrambi in scambio con Giovanni Pardo. Approfondimento chiave è la rivalutazione di Pardo (segretario reale, grecista, figura nodale delle reti pontaniane) come interlocutore privilegiato, prova dell’utilità del genere per chiarire biografie e dinamiche della Pontaniana.
La poesia di corrispondenza nella Napoli aragonese (1443-1503). Nuove prospettive di ricerca / Amorino, Erika. - (2025), pp. 187-210.
La poesia di corrispondenza nella Napoli aragonese (1443-1503). Nuove prospettive di ricerca
Erika Amorino
2025
Abstract
Lo studio definisce la poesia di corrispondenza come genere funzionale (prima messaggi privati, poi testi socializzabili) e ne indaga forme, usi e protagonisti nella Napoli aragonese (1443-1503). Su base documentaria ampia (537 testi censiti tra latino e volgare), l’autrice distingue le tipologie principali: versi a un destinatario, corrispondenze con proposta/risposta, tenzoni (anche fittizie), giochi letterari preordinati ed esercizi su tema. La ricostruzione procede per tre fasi: (1) età alfonsina, con centralità epigrammatica tra invettiva ed elogio (polemiche intorno a Panormita/Valla); (2) regno di Ferrante, dove al circuito accademico si affiancano canzonieri d’autore e zibaldoni cortigiani (maggiore varietà metrica/tematica e migliore conservazione dei dialoghi); in ambito pontaniano emerge una “sodalità inversa”, con Pontano che scrive più di quanto riceva, usando epigrammi, endecasillabi ed elegie per costruire sé e il gruppo; (3) 1494-1503, con Cariteo (riassetto del canzoniere e forte uso di destinatari, anche politico-encomiastici) e Sannazaro (epigrammi invettivi ed elegie bucoliche), entrambi in scambio con Giovanni Pardo. Approfondimento chiave è la rivalutazione di Pardo (segretario reale, grecista, figura nodale delle reti pontaniane) come interlocutore privilegiato, prova dell’utilità del genere per chiarire biografie e dinamiche della Pontaniana.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


