This brief essay, arising from a seminar discussion within the Doctoral Programme in Architecture and Urban Engineering, offers a critical analysis of the language employed in contemporary debates on land and soil, highlighting how certain discursive practices reflect and perpetuate a commodified conception of territory. It examines the dominant rhetoric that frames soil predominantly in economistic terms, thereby contributing to a diminished awareness of the ecological, cultural, and social complexity of land, often reduced to a mere instrument of production and exchange value. The primary objective is to deconstruct these ways of speaking in order to reveal their underlying ideological implications: the conception of land as commodity fuels extractivist logics and obscures the relations of care, belonging, and responsibility that bind human communities to territory. The essay calls for a rethinking of the language through which we speak of soil, proposing discursive alternatives that restore ontological dignity to land beyond its economic functionality, and that acknowledge the intrinsic value of ecosystems and their connections to cultural identity and social justice. The analysis thus focuses on critiquing the mercantile conceptual categories applied to soil and on the necessity of semantic renewal to counter the reduction of land to commodity.

Questo breve saggio, frutto di una discussione seminariale all'interno del Dottorato di ricerca in Ingegneria dell'Architettura e dell'Urbanisica, propone un'analisi critica del linguaggio utilizzato nel dibattito contemporaneo su terra e suolo, evidenziando come determinate modalità discorsive riflettano e perpetuino una concezione mercificata del territorio. Si esamina la retorica dominante che inquadra il suolo prevalentemente in termini economicisti, contribuendo così a ridurre la consapevolezza della complessità ecologica, culturale e sociale della terra, ridotta spesso a mero strumento di produzione e valore di scambio. L'obiettivo principale è decostruire questi modi di parlare per rivelare le implicazioni ideologiche sottese: la concezione della terra come merce alimenta logiche estrattiviste e oscura le relazioni di cura, appartenenza e responsabilità che legano le comunità umane al territorio. Il saggio invita a ripensare il linguaggio attraverso cui parliamo di suolo, proponendo alternative discorsive che restituiscano dignità ontologica alla terra oltre la sua funzionalità economica, e che riconoscano il valore intrinseco degli ecosistemi e le loro connessioni con l'identità culturale e la giustizia sociale. L'analisi si concentra quindi sulla critica delle categorie concettuali mercantili applicate al suolo e sulla necessità di un rinnovamento semantico che contrasti la riduzione della terra a commodity.

Che la terra non sia più merce / Pizzo, Barbara. - (2025), pp. 23-26.

Che la terra non sia più merce

Barbara Pizzo
2025

Abstract

This brief essay, arising from a seminar discussion within the Doctoral Programme in Architecture and Urban Engineering, offers a critical analysis of the language employed in contemporary debates on land and soil, highlighting how certain discursive practices reflect and perpetuate a commodified conception of territory. It examines the dominant rhetoric that frames soil predominantly in economistic terms, thereby contributing to a diminished awareness of the ecological, cultural, and social complexity of land, often reduced to a mere instrument of production and exchange value. The primary objective is to deconstruct these ways of speaking in order to reveal their underlying ideological implications: the conception of land as commodity fuels extractivist logics and obscures the relations of care, belonging, and responsibility that bind human communities to territory. The essay calls for a rethinking of the language through which we speak of soil, proposing discursive alternatives that restore ontological dignity to land beyond its economic functionality, and that acknowledge the intrinsic value of ecosystems and their connections to cultural identity and social justice. The analysis thus focuses on critiquing the mercantile conceptual categories applied to soil and on the necessity of semantic renewal to counter the reduction of land to commodity.
2025
Fate riposare la terra
978-88-9280-056-4
Questo breve saggio, frutto di una discussione seminariale all'interno del Dottorato di ricerca in Ingegneria dell'Architettura e dell'Urbanisica, propone un'analisi critica del linguaggio utilizzato nel dibattito contemporaneo su terra e suolo, evidenziando come determinate modalità discorsive riflettano e perpetuino una concezione mercificata del territorio. Si esamina la retorica dominante che inquadra il suolo prevalentemente in termini economicisti, contribuendo così a ridurre la consapevolezza della complessità ecologica, culturale e sociale della terra, ridotta spesso a mero strumento di produzione e valore di scambio. L'obiettivo principale è decostruire questi modi di parlare per rivelare le implicazioni ideologiche sottese: la concezione della terra come merce alimenta logiche estrattiviste e oscura le relazioni di cura, appartenenza e responsabilità che legano le comunità umane al territorio. Il saggio invita a ripensare il linguaggio attraverso cui parliamo di suolo, proponendo alternative discorsive che restituiscano dignità ontologica alla terra oltre la sua funzionalità economica, e che riconoscano il valore intrinseco degli ecosistemi e le loro connessioni con l'identità culturale e la giustizia sociale. L'analisi si concentra quindi sulla critica delle categorie concettuali mercantili applicate al suolo e sulla necessità di un rinnovamento semantico che contrasti la riduzione della terra a commodity.
suolo; terra; territorio; mercificazione/de-mercificazione; ecologia e giustizia sociale
02 Pubblicazione su volume::02a Capitolo o Articolo
Che la terra non sia più merce / Pizzo, Barbara. - (2025), pp. 23-26.
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